"Le idee muoiono se diventano compromessi" (Walter Gropius). La città di Genova, in concomitanza con l'imminente 2004, quando diventerà capitale europea della cultura, ha l'occasione di uscire allo scoperto, di farsi vedere, di parlare del proprio futuro e quindi di fare progetti L'intenzione di realizzare qualcosa di importante circola con forza già da un po' di tempo, dal centro alle periferie, sino ad arrivare ai piccoli Comuni dell'entroterra. Appare pertanto evidente l'intenzione di voler cambiare radicalmente la destinazione d'uso del vecchio, ma anche del recente tessuto ambientale. Dinanzi ad un radicale cambiamento che giorno dopo giamo diviene visivo e tattile, ogni opinione, che apparentemente mette in discussione una decisione già presa, rischia di diventare un fastidioso provocatorio affronto per l'amministratore comunale. Pensiamo ad una possibile ed innovativa proposta: buttare giù f'Hennebique e al suo posto costruire una architettura di avanguardia per estetica e tecnologia. Anziché ristrutturare internamente gli originari ambienti per adattarli alle esigenze delle aule della Facoltà di Ingegneria perché non provare a immaginare una costruzione spettacolare in grado di competere per disegno e per funzione, con i più importanti e straordinari modelli creati dall'uomo? Una cabinovia, integrata al moderno organismo, a fianco della Stazione Marittima, per gli studenti, per i genovesi e per i turisti potrebbe inoltre costituire un diretto e piacevole collegamento tra la città e Forte Begato. Uno spazio fantastico che potrebbe in parte essere assegnato all'Università, un luogo ideale per ospitare professori e giovani universitari stranieri, una incredibile se stupenda architettura storica all'interno della quale fare ricerca e al tempo stesso accogliere il visitatore che difficilmente riuscirà a dimenticare una delle vedute più belle di Genova. Quale potrebbe essere la reazione della città di fronte a tale immaginaria soluzione progettuale (un'idea senza compromessi)? Un genovesissimo potente indifferente silenzio?.... L'Hennebique, pur essendo un bene vincolato, è in realtà un brutto edificio goffo, tozzo, pesante. Visto dal porto antico ricorda un carcerecupo, un luogo di dolore e di sofferenza, l'opposto di quello che invece dovrebbe essere, un'ambito entro il quale vivere e sperimentare nuove idee, assaporare il fascino e la gioiosità dell'ambiente universitario, della cultura, dello studio e del sapere scientifico. Perché dunque scartare a priori la soluzione, non poi così negativa, dell'abbattimento totale? Con chi si dimostra disponibile ad ascoltare, sarà certamente possibile ed auspicabile ragionare di fronte ad una scelta forse coraggiosa ma decisamente utile per il futuro della città (l'ostinazione e l'intransigenza vissuta in piazza delle Erbe dovrebbe cercare di far riflettere....). Non si vuole con tali supposizioni ed in tale occasione criticare la legittima autonomia politica ed i complicati meccanismi dell'amministrazione della cosa pubblica e pertanto mettere in discussione il vincolo posto dalla Soprintendenza, ma davanti ad una decisione che evidentemente potrebbe non offrire grandi prospettive, nasce spontanea la domanda se Genova effettivamente meriti di più per essere finalmente alla pari delle più grandi capitali del mondo, quella Genova, al cui cultura sia sinonimo di identità, di bellezza, di autonomia, di sentimento dell'arte. Quale strumento migliore, se non l'architettura, può dunque assolvere legittimamente questo compito e assurgere la città a protagonista assoluta? Nell'attesa di una risposta resta indipendentemente condivisibile il solitario pensiero di Ferdinando Pessoa, un grande poeta che così recita: «Che gli Dei, se sono giusti nella loro ingiustizia, ci conservino i sogni anche quando sono impossibili... Che gli Dei cambino a loro piacimento i miei sogni ma non il dono di sognare».
L'Hennebique? Meglio abbatterlo
La città di Genova intende cambiare radicalmente il proprio futuro e quindi fare progetti per il futuro. L'intenzione è quella di voler cambiare la destinazione d'uso del vecchio ed anche del recente tessuto ambientale. La proposta è quella di buttare giù il vecchio edificio dell'Hennebique e costruire una architettura di avanguardia. Una cabinovia potrebbe essere costruita al fianco della Stazione Marittima per collegare la città con Forte Begato. Uno spazio potrebbe essere assegnato all'Università e la cabinovia potrebbe ospitare professori e giovani universitari stranieri. La reazione della città potrebbe essere di silenzio o di opposizione.
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