Otto mesi dopo aver chiuso al traffico la cattedrale, i tempi dei tragitti sono raddoppiati Le vibrazioni si sentono fin dentro al museo. Da sei mesi perfino nelle stanze più sacre di Firenze, di fronte a un Beato Angelico, risuona il via vai della «centrifuga arancione». «Chiamiamo così piazza San Marco da quando hanno pedonalizzato il Duomo. Per dare ai turisti un fazzoletto di città libero dal traffico stanno facendo esplodere il resto. E tutto il resto, in un modo o nellaltro, passa di qui», dice Giovanni Gabrielli, meccanico in pensione dellAtaf in mezzo a un capannello di colleghi. Comincia così il nostro viaggio nella mobilità fiorentina. Da martedì 18 maggio. Cinque giorni per sperimentare la qualità dei trasporti pubblici e capire come è cambiato il modo di muoversi in città a sei mesi dalla rivoluzione voluta dal sindaco Matteo Renzi. «Come è cambiato? Bus che si accavallano, sempre strapieni, corse che saltano, gente infuriata e buche che diventano sempre più grosse», dice Giuseppe, studente a Scienze politiche appena sceso dal 6 che ha preso in piazza Alberti. «San Marco è diventato un imbuto», alza le spalle Marco sul 23. Autista da 26 anni e una sciatalgia cronica a suon di scossoni, è diventato un tipo puntiglioso: «Vede, ora per arrivare alla fermata devo aspettare che ripartano l1, il 70, l82, il bussino, il 6 e il 10, scorrere avanti e sperare che il 14 e il 71 abbiano già caricato. Quando piove, per fare 20 metri perdo anche un quarto dora». Un grumo di tracciati che si intersecano su uno spicchio di 6mila metri quadrati. E nessuno sembra lavesse programmato. Sulla «centrifuga arancione» ogni giorno convergono 27 linee diverse, alcune ancora provvisorie. Dei 314 autobus che escono tutte le mattine dai depositi di viale dei Mille e via Pistoiese, un centinaio sferragliano su questo quadrilatero. In tutto 1.838 passaggi giornalieri. Un flusso continuo di mezzi e persone «che non ha eguali in nessun altra città italiana», dice Gerardo, alla guida del 6B, 32 anni, da tre «uno degli autisti disperati dellAtaf». «Te lo dice uno che cè nato: Firenze somiglia sempre di più a Napoli, dove "traffico" uguale "Far West"». «Sei un miracolato. Il lunedì, fra piazza Dalmazia e lospedale, ci vogliono 20 minuti», confessa Antonio, al volante del 14 che ci porta a Careggi con 15 minuti danticipo. «Macché anticipo, prima di questa ne sono saltate due», interviene un passeggero vicino. «I ritardi li abbiamo assorbiti, ma i tempi di percorrenza in alcuni casi sono raddoppiati», spiega Simone al ritorno. Lo sa bene Elena Nisi, liceale al Castelnuovo: «Io abito allIsolotto. Prima saltavo sull1 e in 25 minuti ero a scuola. Ora devo spezzare il viaggio in tre. Navetta da casa alla fermata della tranvia, tranvia fino alla stazione e da lì sperare di trovare un posto fra 6,14 o 23. Alla fine, unora di viaggio». E non è finita. «No, perché le navette da casa alla fermata del tram passano ogni 20 minuti». Dei 270mila passeggeri che circolano per Firenze ogni giorno, gli studenti sono una porzione importante. Orari precisi, autobus sempre gli stessi. «Perlopiù il 6», continua Lorenzo Sacco in S. Marco. «Campo di Marte, S. Frediano, Centro: si fa tutte le scuole e i licei. Quando arrivano qui sono strapieni, non centra neanche uno spillo. Nessun problema a mezzogiorno, lascio passare uno o due bus e poi un posto strizzato in un angolo lo trovo. Ma quando le lezioni finiscono alluna e mezzo, arrivare a Fiesole può diventare unodissea. In quella fascia oraria le corse si fanno sempre più rade. Una volta sono tornato a casa alle quattro». Non si è più fortunati se il capolinea è Santa Maria Novella. Sui duecento metri di via Valfonda, lato McDonalds, ci sono 5 paline. Dalluna allaltra 20 passi. Ognuna vale per quattro o cinque fermate. In tutto 19 linee. In più ci sono Cap, Lazzi e Linea. Tutti strizzati uno sullaltro: in prima, seconda, e pure terza fila. Ieri, a mezzogiorno e mezzo, erano in 18 i bus a sgomitare e sbuffare come bufali. «E mica si fermano dove trovano posto», ghigna Irene che aspetta il 28, uno di quei bussoni lunghi 20 metri fatti a fisarmonica che ora si è mezzo intraversato al semaforo. «No, ognuno deve per forza arrivare alla sua palina. Che rabbia. Stanotte vengo e gliele inverto tutte».