Con l'architetto Aureli "passeggiata vista macerie" sulle mura Seconda tappa del viaggio nelle aree degradate: tra rifiuti e incuria, anche opere non "a regola d'arte" Seconda tappa del viaggio col presidente dell'associazione Amici del centro storico, l'architetto Roberto Aureli. La prima era stata dedicata al cortile del polo universitario, in via Ginori. Stavolta si prosegue sulla strada parallela, in via Saffi. Siamo di fronte alle mura, al Parco della Rimembranza e al Cassero. Dalla sporcizia ai tetti cadenti, nel raggio di poche decine di metri. Qui «l'elemento peggiore - spiega Aureli - è ovviamente l'ex ospedale che cade a pezzi e su cui non c'è ancora un progetto di recupero». Il tetto in alcune parti è sfondato e «rischia il crollo, e probabilmente è destinato a restare così per anni. Finestre e vetri sono rotti, la vegetazione rigogliosa non riesce a coprire tutto lo spettacolo vergognoso». Non certo una novità: la situazione è così da anni, ma non è una giustificazione. Anzi: è una nota dolente che «come associazione vorremmo riportare all'attenzione del Comune perché si faccia qualcosa». Questione non solo di decoro ma anche di sicurezza. «L'edificio sembra crollare da un momento all'altro». Parecchi anni fa il professionista fu incaricato dalla Procura di fare consulenze sull'immobile: «Ebbi accesso all'interno, entrai con la chiave. C'erano carcasse di gatti, puzza indicibile, uno spettacolo immondo, e il rischio che mi crollasse tutto addosso. Ma soprattutto c'erano libri. Tanti libri, forse pure di un certo pregio, ricoperti di guano. Nessuno li ha mai messi in salvo». A proposito di libri: a poca distanza (sulla via parallela) gli studenti vanno all'università: entrano da un accesso "risistemato" qualche anno fa del vecchio ospedale, ma pur sempre decrepito. C'è un ponteggio "perenne" «perché il tetto rischia di venire giù». È l'ingresso degli studenti all'ateneo. Tornando in via Saffi, di fronte c'è il Cassero. Altro capitolo. All'imbocco della rampa che scende giù nel cortile di fronte alla Fortezza, spiega l'architetto, «ci sono ringhiere messe dal Comune e che non sono a norma». Questione di diametro tra un colonnino e l'altro. «La distanza massima dovrebbe essere 10 centimetri, anche per evitare che vi passino i bambini, e invece, come vedete... Il diametro è molto più largo, c'è quanto spazio volete per far passare di sotto bimbi e animali..». Poi la questione del «finto ponte levatoio, realizzato spendendo fior di milioni, con questo specchio d'acqua intorno. Ma che invece di dotare le mura e la fortezza di un accesso "fruibile", che permettesse a bambini e anziani di salire su, ne scoraggia l'uso». Di là c'è una rampa ripida in muratura, che porta su. «Chi può passarci? Per la maggior parte i ragazzi. E i ragazzi, unici fruitori, si lasciano andare agli spray». Incentivare la fruizione sarebbe il miglior mezzo di controllo sociale. Salendo sulle mura all'altezza del parco della Rimembranza, e passeggiando in parallelo a via Saffi, si apre un capitolo a parte. «Il restauro fatto negli ultimi quindici anni è stato indirizzato a individuare le valenze architettoniche dell'edificio militare, dimenticandosi completamente dell'intervento lorenese, ottocentesco, che aveva trasformato questo edificio in un bellissimo parco: un giardino». Di fatto, oggi la questione anche "estetica", di spazio verde, «è stata accantonata insieme alle possibilità di un accesso "reale" alla cittadella militare e al Cassero, negato». Nessun intervento reale sulla fruizione, insomma. Anzi: un impoverimento. Percorrendo le mura di fronte a via Saffi - indica l'architetto - «che fine hanno fatto i reperti etrusco-romani che erano disposti sulla passeggiata? Alcuni sono rimasti sulle mura, altri non ci sono più. Sono rimasti i basamenti vuoti. I reperti sono finiti a decorare le rotatorie: piazza Volturno, via Telamonio o piazza Nassirya. Li troviamo appoggiati per terra. E non si capisce in base a quale filosofia o principio di moderna circolazione stradale. Sottratte dalla passeggiata archeologica per "abbellire" snodi della viabilità cittadina, che dovrebbero essere il più liberi possibile».