Gavioli: lavori non liquidati Pagamenti in ritardo all' Aquila per i lavori post-terremoto. L'impresa teramana Gavioli ha eseguito i lavori di restauro su una chiesa nel I' ambito del progetto «Una chiesa per Natale», nato dall'accordo tra il ministero per i Beni culturali, la Cei e la Protezione civile. Gli appalti sono stati gestiti dai Beni culturali tramite trattative private con invito di cinque imprese per ogni chiesa. L'intervento ammontava a circa 9Omila euro: le opere sono state ultimate a metà dicembre ma dopo cinque mesi Gavioli non è stata ancora pagata. Tra le cause dei rallentamenti ci sono le verifiche sui certificati antimafia. Era timore di molte imprese, soprattutto locali, che la piaga del ritardo dei pagamenti si sarebbe puntualmente abbattuta anche sulla ricostruzione post-sisma all'Aquila. Per qualche impresa il timore è già diventato realtà, come testimonia la storia di Dino Gavioli, titolare della Gavioli Restauri Srl, impresa teramana specializzata in restauri (fatturato annuo medio tre milioni circa), e presidente dell'Apiedil Abruzzo. La Gavioli ha eseguito lavori di restauro su una chiesa aquilana nell'ambito del progetto «Una chiesa per Natale», nato dall'accordo firmato il 4 novembre tra il ministero per i Beni culturali, la Cei e la Protezione civile, con l'obiettivo di riaprire almeno una chiesa per parrocchia entro Natale, e nell'ambito del quale sono stati eseguiti lavori su 73 chiese per 7,2 milioni, a valere sui 12 milioni previsti come limite di spesa (ordinanza n. 3820 del 12 novembre, articolo 3). «Gli appalti - spiega Gavioli - sono stati gestiti dall'ufficio del vicecommissario per i Beni culturali, Luciano Marchetti - tramite trattative private con invito di cinque imprese per ogni chiesa, tutte espletate a novembre. Il nostro intervento ammontava a circa 90mila euro. Abbiamo cominciato a metà novembre e a metà dicembre abbiamo riconsegnato, ma a oggi, trascorsi più di cinque mesi, non siamo ancora stati pagati». «Per quanto ne so - aggiunge Gavioli - parlando con i colleghi, nessuno di quelli che ha eseguito i lavori sulle chiese per Natale è stato pagato. Ugualmente, altre imprese nostre associate che hanno lavorato su Musp e Map sono state pagate a cinque mesi, e nonostante ciò, considerando la media nel resto del Paese, si ritengono fortunate. Molte imprese sono in difficoltà e non sono in grado di affrontare altri lavori se non incassano. Le banche cominciano a scrivere alle ditte alle quali hanno anticipato gli stati di avanzamento chiedendone il rientro perché sono trascorsi ormai vari mesi. In tanti cominciano a rimandare a casa le maestranze». Per le imprese coinvolte nella ricostruzione, spiega Gavioli, il problema dei ritardi nei pagamenti è più complesso poiché subisce un ulteriore rallentamento: «Alla consueta lentezza della burocrazia e alla situazione critica delle finanze della pubblica amministrazione, si aggiunge l'insidia delle infiltrazioni mafiose. Il via libera per pagare avviene solo una volta che l'impresa ha ottenuto il visto antimafia dalla Prefettura dell'Aquila, cui spetta il controllo di tutte le imprese impegnate negli appalti della ricostruzione». Si tratta di controlli assolutamente legittimi e, anzi necessari, precisa Gavioli, ma che spesso contribuiscono a rallentare l'iter del pagamento: «Immagino che la Prefettura abbia una grande mole di lavoro, ma per accelerare i tempi si potrebbe, forse, incrementare i soggetti impegnati in questa attività di controllo». L'ANTIMAFIA «Cerchiamo di adottare tutte le soluzioni possibili per economizzare energie e tempi - ribatte il viceprefetto dell'Aquila, Stefano Gambacurta - non escludo alcune inevitabili situazioni di prolungamento dell'istruttoria, ma bisogna considerare che abbiamo a carico circa 2.500 procedimenti tra quelli conclusi e quelli ancora in corso. Spesso il problema è che passa troppo tempo tra l'aggiudicazione dell'appalto e l'invio della richiesta di controllo da parte dell'ente, oppure le richieste arrivano incomplete e si perde tempo per integrarle». Dall'ufficio del professor Marchetti, al quale Gavioli si è rivolto più volte per avere informazioni sullo stato delle cose, fanno presente che gli stati di avanzamento con relativi certificati di pagamento sono stati immediatamente inviati alla Prefettura appena finiti i lavori, e comunque tutti entro dicembre, ma l'ufficio è ancora in attesa delle risposte. «Il fatto è che la procedura non è quella ordinaria, cioè non basta la certificazione antimafia - ci spiega lo stesso Marchetti - ma vengono avviate indagini vere e proprie per ogni impresa». Dall'ufficio di Marchetti aggiungono che, trattandosi in questo caso di importi esigui (almeno tre quarti dei lavori eseguiti sulle chiese erano sotto i 150mila euro), hanno chiesto alla Prefettura la possibilità di versare un anticipo: «La risposta è stata che eventuali anticipazioni erano sotto la nostra responsabilità e a nostro rischio, cioè che le avremmo pagate di tasca nostra». Dopo questa prima interpretazione molto rigida, però, è arrivata nei giorni scorsi una nuova circolare della Prefettura che autorizza i pagamenti se la risposta sull'antimafia non arriva entro 45 giorni: «Contiamo quindi di cominciare i primi pagamenti entro una decina di giorni», annunciano dal1'ufficio di Marchetti. In qualità di presidente dell'Apiedil, Gavioli conclude allargando la riflessione sui possibili effetti che i ritardi nei pagamenti potrebbero avere sulla partecipazione delle imprese locali alla ricostruzione: «Mai come in questo momento le imprese locali hanno bisogno di disporre di liquidità per affrontare le commesse ricevute dai condomini e dai proprietari privati. Bisogna che tutti gli enti interessati si impegnino a pagare con puntualità. Il contrario aggraverebbe la situazione già precaria di molte imprese locali, ostacolerebbe il loro sviluppo accentuando il rischio di fallimento e lasciando campo libero alla concorrenza di imprese di fuori, già presenti in larga parte nel nostro territorio, con ripercussioni gravissime per la nostra economia locale».
All'Aquila i restauri aspettano ancora il saldo
L'impresa teramana Gavioli ha eseguito lavori di restauro su una chiesa nell'Aquila nel corso del progetto Una chiesa per Natale, che ha visto l'intervento di 73 chiese per 7,2 milioni di euro. Gli appalti sono stati gestiti dall'ufficio del vicecommissario per i Beni culturali, Luciano Marchetti, tramite trattative private con cinque imprese per ogni chiesa. La Gavioli ha eseguito lavori ammontanti a circa 90mila euro, ma non è stata ancora pagata dopo cinque mesi. Le cause dei ritardi sono state le verifiche sui certificati antimafia, che spesso contribuiscono a rallentare l'iter del pagamento.
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