Permessi. Per costruire casa sono oltre l7mila indicazioni a cui si deve prestare attenzione Vie brevi. Per accelerare le procedure le sempre più spesso si fa ricorso ai commissari Mille leggi non fanno un divieto Il moltiplicarsi delle regole induce alla scorciatoia e favorisce la corruzione Il rilascio del permesso di costruire, la partecipazione alla gara per un appalto pubblico, la licenza necessaria per avviare una piccola attività commerciale. Le regole son lì, basta seguirle. Una parola. Perché non c'è forse labirinto peggiore di quello della nostra produzione legislativa. Non solo e non tanto per la frenesia e la fantasia con cui, innegabilmente, vengono fissate metodologie ed eccezioni, quanto per la stratificazione e la frammentazione dei precetti. Dall'arteria principale, una legge o un provvedimento avente comunque forza di legge, il flusso delle regole immancabilmente si dipana in una serie infinita di vasi secondari: regolamenti di attuazione, norme tecniche, leggi regionali,disposizioni comunali Non c'è provvedimento, approvato dal legislatore, che non rinvii per la sua piena operatività ad altre disposizioni non solo già in vigore, ma anche tutte da scrivere. In materia edilizia, ad esempio, partendo dai 138 articoli del testo unico, l'apparato di rango secondario supera la. Soglia delle 17mila norme. Che s'incrociano e, caso non infrequente, si sovrappongono, disorientando il malcapitato di turno. A meno che non si sfrutti proprio quell'opacità, quello spazio che la stessa ragnatela lascia spesso privo di presidi Ed è in questa terra di nessuno che si annida uno dei mali di questo paese: la scorciatoia, la strada più veloce per raggiungere l'obiettivo. In altre parole, la corruzione. Il primo impatto è con un testo di 138 articoli, che pretendono di spiegarti come e dove poter realizzare una costruzione. Ma è solo l'inizio. Perché se l'intervento edilizio è in zona sottoposta a vincolo è necessario consultare il Codice dei beni culturali, forte di altre 184 disposizioni, con una parte dedicata alla tutela del paesaggio. Lì viene detto qualisono i passi da seguire per ottenere il via libera dalla soprintendenza. A questo punto, però, la pratica è appena imbastita Si devono fare i conti con le leggi regionali per rimanere a tempi a noi vicini, si pensi al piano casa e a come quelle vengono declinate nelle direttive e nei piani regolatori dei comuni, Un fronte ampio e articolato di più di l7mila regole che vorrebbe scongiurare gli abusi e le aggressioni ai territori . E che vale tanto per chi intende costruirsi casa così come per la realizzazione di grandi immobili. Una situazione che non è peculiarità del settore edilizio. Analogo ginepraio normativo lo si ritrova negli appalti, nel campo del commercio, in quello fiscale. Per rimanere agli ambiti dove la moltiplicazione delle disposizioni finisce per creare una zona grigia che alimenta la corruzione e, dunque, l'illecito. Va da sé, infatti, che se le autorizzazioni da chiedere si susseguono e i tempi per realizzare un'opera o ottenere un nullaosta si dilatano, l'impulso tutto italiano a trovare le scorciatoie trova terreno fertile. Quando non accade il contrario, ovvero che la proliferazione normativa viene presa a pretesto per creare legittimi canali di accelerazione delle pratiche si pensi al potere delle ordinanze dei commissari che, però, talvolta finiscono per generare il malaffare. Ed è storia di questi giorni. Il problema è duplice. Da una parte c'è l'affastellarsi di regole, che nascono già numerose a livello nazionale e si moltiplicano a mano a mano che dal centro si va verso la periferia. Perché c'è la legge madre spesso fatta di centinaia di articoli, soprattutto quando si tratta di testi unici che genera uno o più regolamenti attuativi e in più deve essere recepita dalle amministrazioni locali con propri atti. Tanto più dopo che, con la riforma della Costituzione in senso federalista, le competenze regionali si sono estese. Una soluzione al moltiplicarsi delle norme potrebbe venire dal giovane obbligo che il legislatore ha di predisporre, per la maggior parte delle nuove disposizioni, sia l'Air (l'analisi di impatto della regolamentazione) sia l'Atn (l'analisi tecnico-normativa): la prima dovrebbe valutare l'impatto, anche economico, delle nuove leggi, l'altra dovrebbe capire se queste ultime sono compatibili con quelle esistenti. Si tratta di istituti ancora in rodaggio, ai quali si affianca la ancora più fresca Vir (la valutazione di impatto della regolamentazione), che a cadenza biennale dovrebbe tracciare un bilancio di come la nuova normativa ha funzionato. Applicate con scrupolo e rigore le tre analisi potrebbero frenare l'impeto regolatorio. Ma, come segnalano i periodici rapporti del comitato parlamentare per la legislazione della camera, le novità non sono ancora andate a regime, perché non tutti i provvedimenti di nuovo conio sono accompagnati dall'Air o dall'Atn. Eppoi, negli uffici dei Ministeri lo si vive come un adempimento formale: carte che bisogna allegare perché Palazzo Chigi non rispedisca al mittente il provvedimento orfano delle analisi. C'è poi, il problema dei controlli. Le norme son spesso tante. Troppe. Ma chi vuole usare la complessità normativa come paravento per affari non leciti può anche contar sulla scarsità delle verifiche. È un circolo vizioso: a tralasciare quando i controlli sono volutamente omessi, c'è il fatto che il personale che dovrebbe effettuarli è tutto impegnato a chiedere carte e far rispettare le procedure formali . Il castello di norme, però, è meno ingombrante del passato. L'operazione taglia-leggi ha sfoltito l'apparato normativo, cancellando decine di migliaia di disposizioni di rango primario, la cui abrogazione diventerà operativa da dicembre di quest'anno. Una potatura importante, ma che non incide in maniera significativa sull'apparato di leggi che nella realtà affligge i cittadini. Perché il taglio è avvenuto su disposizioni che di fatto erano ormai sorpassate e implicitamente abrogate. In altre parole, di regole ancora in vita compresi gli atti di rango secondario, le direttive e le circolari - ce ne sono ancora migliaia. Un vero e proprio labirinto in cui perdersi o far perdere qualcuno è facile.