Un milione per salvare la chiesa. Il complesso di S. Maria Bianca ha bisogno di restauri ma i soldi non ci sono IL CASO I muri sono lesionati e fanno paura le conseguenze in caso di un terremoto. Allarme anche per le volte A.D'A. LUCCA. Oltre un milione di euro: tanti sono i soldi che servono (e che mancano) per il restauro completo della chiesa di Santa Maria Bianca. In particolare sono necessari interventi agli archi del transetto e delle navate laterali, che col tempo e le sollecitazioni continue si stanno deformando, e un restyling completo e risanamento dei muri, lesionati sulla superficie da anni di mancanza di restauri. Nell'attesa di reperire fondi più sostanziosi si naviga a vista, con interventi di primaria necessità. Rischio sisma. Intanto, però, l'esigenza di un'opera di restauro più ampia resta, per due ragioni principali: restituire splendore alla chiesa, ma soprattutto scongiurare problemi in caso di sisma. «Non ci attendiamo un crollo della struttura per le lesioni alle mura - ha fatto sapere l'ingegner Alessandro Paoli, responsabile dei recenti lavori alla copertura dell'edificio -. Tuttavia non possiamo lasciare le cose all'incuria. Situazioni che di per sé non danno adito a preoccupazione possono provocare conseguenze imprevedibili. L'alzata in mattoni della chiesa, ad esempio, ha problemi di giunti allentati e lesioni superficiali». Allarme volte. «Di sicuro, la prima cosa da fare - ha continuato Paoli - sarebbe completare il lavoro di sistemazione degli archi. Le volte del transetto e delle navate laterali, infatti, sono oggetto di sollecitazioni continue che stanno provocando la loro deformazione. Senza contare che l'intera chiesa si sta lentamente adagiando sul proprio lato sinistro. Quello che sarebbe necessario è un intervento per contrastare le spinte dei sistemi di archi e volte. Per far questo ci sono due modi. Il più economico sarebbe mettere delle catene, o sbarre di ferro, direttamente sotto le volte. È una soluzione poco dispendiosa, ma di fatto sconvolge la spazialità della chiesa, di matrice neo-protocristiana. Un altro sistema possibile sono interventi a scomparsa con fibre di carbonio o dispositivi in metallo innestati nelle pareti o sopra gli archi. Queste sono soluzioni esteticamente non invasive, ma sicuramente più care». Ciò di cui c'è bisogno, dunque, è chiaro. Meno chiaro invece è se sarà possibile farli, questi lavori, dal momento che i soldi, come accade sempre più spesso, mancano. «In realtà esiste un progetto di restauro completo della chiesa - ha detto Paoli - che è già stato depositato alla Cassa di Risparmio. Purtroppo, però, il reperimento di fondi è un'impresa sempre più difficile». Lavori tampone. Per adesso è appena terminato un piccolo intervento di restauro alla copertura della chiesa, afflitta da infiltrazioni di umidità provocate dalla rottura degli embrici (componenti della copertura) e dalla mancanza di una guaina protettiva. L'operazione, costata poco meno di 10mila euro, è stata finanziata attraverso fondi comunali. L'acqua che gocciolava dentro la struttura ha anche provocato problemi più generali a travi e volte. In particolare, in corso d'opera ci si è accorti che uno dei due tiranti che sorreggevano la croce proprio sulla punta della facciata era letteralmente corroso, così come era marcito il trave sul quale poggiava la croce stessa. «Dato che mancano i fondi per un intervento generale di risistemazione della chiesa - ha dichiarato Paoli - ci muoveremo a breve per la riparazione della croce e con un intervento di irrobustimento del trave, al quale saranno affiancati due travettini di supporto».