Per Salvatore Re siamo di fronte a un'occasione di sviluppo L'architetto Salvatore Re, responsabile della Leonardo Progetti di Pisa, ne è convinto: la chiave della sostenibilità di un progetto di nuovo porto «sta nel giusto equilibrio tra terra e acqua. Troppo rigore ambientalista - dice - fa male. Coniugando coerenza ed equilibrio si possono fare interventi che tengano conto anche delle esigenze di salvaguardia ambientale». In alcuni casi, però, le costruzioni a terra sembrano prendere il sopravvento rispetto alla struttura porto, non trova? «I servizi a terra devono essere proporzionati rispetto alle necessità e se l'intervento è coerente con la logica del luogo può diventare una grande opportunità. L'importante è evitare di realizzare dei volumi che non sono in rapporto con la marina e con il luogo stesso. Quello che disturba è la dissonanza». Parliamo di queste dissonanze. Può fare qualche esempio? «Facciamo il contrario, parliamo degli esempi positivi. Piombino sta portando avanti un esempio importante di riqualificazione urbana attraverso anche una riqualificazione delle proprie marine e altrettanto si può dire di Marinella e di Sarzana. Il nostro studio ha presentato un progetto per realizzare un porto a Ponza, recuperando un'ex cava, che si sposa benissimo con l'ambiente». C'è davvero bisogno di nuovi porti in Toscana? «Basta un dato. Al porto di Rosignano ci sono 650 posti barca e tutti sono stati presi. Siamo di fronte a un'occasione fondamentale di sviluppo. Abbiamo due autostrade dei mari che soffrono del mancato sviluppo di adeguati punti di attracco. Siamo alla metà delle coste francesi, quanto a dotazione di infrastrutture. C'è tanto da fare e questa può essere un'occasione di crescita». A Cecina si pensa di realizzare anche un impianto a secco. Che ne pensa? «Il modo di costruire si evolve in maniera molto lenta e questo non è stato mai un modo naturale per costruire un rapporto tra terra e acqua. Quando non se ne può fare a meno e mancano alternative, allora si possono studiare anche situazioni ibride». Ma la diportistica può avere un impatto meno pesante sul territorio? «Ci sono vari sistemi, a cominciare dalle banchine galleggianti. Tutto dipende dalla qualità del progetto: la Toscana è vulnerabile e basta poco per sovvertire il suo fragile equilibrio. Occorre far capire la centralità dell'aspetto progettuale che non deve essere semplicemente una parte di un business plan. Nel Nord Europa, ad esempio, non sempre i volumi vengono sviluppati orizzontalmente; si possono anche concentrare in modo da liberare spazi e fare ugualmente cose molto belle e coerenti». (c.b.)