Da Roma agli enti locali anche la gestione della navigazione. Non c'è ancora l'elenco degli immobili Ci speravano in tanti a Lecco e adesso il sogno sembra diventato realtà: la gestione della navigazione lacuale passa da Roma a Milano, ovvero dallo Stato alla Regione. Molto più vicino alle istanze del ramo lecchese del Lario ansioso di migliorare un servizio di trasporto che ancora oggi fa torto alla smania di offrire ai turisti la possibilità di andare su e giù per il nostro lago, magari anche da Lecco a Varenna, con orari più simili a quelli di un bus. Grazie al decreto sul federalismo demaniale gli enti locali, dalla Regione alle Province e in certa misura anche i Comuni, si troveranno a gestire beni ambientali e immobili che prima erano in capo esclusivamente allo Stato. Così, appunto, il Lario passa alla Regione, come l'Adda e la regolazione delle sue acque, e i laghi minori come il lago di Annone, alla Provincia. Mentre è ancora da capire quali beni immobili demaniali saranno trasferiti e a chi (alla Regione, alle Province?). L'elenco di questi beni non esiste ancora: il decreto dice che entro tre mesi l'ente statale deve indicare quali edifici saranno "girati" - con vantaggi ma anche magari qualche rogna - alla gestione locale. E altri tre mesi di tempo avranno gli enti locali per dire sì grazie, oppure no (termine il 21 novembre). Buone opportunità, dunque, ma anche molti punti interrogativi: la Provincia, per esempio, avrà da guadagnarci, almeno in linea teorica, con i proventi delle concessioni sul demanio idrico, ancora non quantificabili, rimpinguando così un bilancio sempre più esile per il calo del consumo di energia elettrica e delle immatricolazioni auto a causa della crisi: i trasferimenti dell'Enel e l'imposta provinciale di trascrizione sono le sue uniche entrate, finora. Ma i vantaggi potrebbero anche non essere controbilanciati da nuove gatte da pelare: quanto conviene alla Provincia, per esempio, farsi carico dell'edificio ora demaniale occupato dalla Guardia di Finanza in via Amendolacorso Martiri (ammesso che rientri nell'elenco di quelli trasferibili)? Intascherebbe il canone di affitto, certo, in cambio però delle spese di manutenzione. Non sempre i conti pareggiano, come insegna la gestione dell'edificio del comando della polizia stradale e della stazione dei carabineri. Diverso il caso di "eredità" di un immobile libero da vincoli di utilizzo da parte di funzioni dello Stato: questa sì una vera opportunità, perché potrebbe essere utilizzato o venduto, anche se l'introito al 75 dovrà essere utilizzato per estinguere i mutui e al 25 per il debito nazionale, stando ai dettami del decreto. Beato l'ente locale che non ha debiti (ma chi non ne ha?) perché in questo caso potrebbe investire a piacere il ricavo dell'alienazione. Ma potrebbe anche vendersi le spiagge per fare cassetta? È uno dei timori degli apocalittici che vedono nel mancato controllo dello Stato una sciagura foriera di molte nefandezze e di ulteriore consumo del territorio, cioè dei goielli di famiglia, senza la vigilanza statale. In realtà forse l'ente locale potrà indire bandi per la gestione organizzata delle spiagge. «E questo è un bene - commenta l'assessore provinciale al turismo Fabio Dadati - Un po' come avviene già per i lidi comunali. Ma vedo ancora più positivo il trasferimento delle competenze sulla navigazione dei laghi. Con un'avvertenza però: toccherà poi alle Regioni a loro volta trasferire alle Province queste competenze per una programmazione più puntuale del servizio». Maura Galli «Certo migliorerà la gestione, ma i conti sono ancora da fare» (m. gal.) «Migliorerà la gestione, indipendentemente dall'economicità dell'operazione». L'assessore provinciale al bilancio e al demanio, Antonello Formenti, plaude al federalismo demaniale, ma usa toni prudenti sui vantaggi che potrebbero derivare agli enti, dalla Regione ai Comuni passando per la Provincia: «È ancora tutto da quantificare quindi evito fantasie sui vantaggi economici che potrebbero esserci come no, nel caso di acquisizione di immobili fatiscenti dalla manutenzione costosa. Sugli aspetti economici dunque è necessaria una riflessione più approfondita, caso per caso. Ma non c'è dubbio che i beni potranno trarre vantaggio da una gestione di prossimità». E i casi di vantaggio non mancano anche per i Comuni. Lo rileva l'assessore provinciale all'ambiente Carlo Signorelli, nella veste però di sindaco di Perledo: «C'è un prato demaniale all'interno della proprietà di un privato che quest'ultimo vuole acquistare. Al momento paga il canone di affitto e il 50 degli introiti viene incamerato dal Comune. Prima del decreto se avesse comprato il terreno lo avrebbe pagato interamente allo Stato lasciando il Comune a bocca asciutta. Adesso invece il 75 va nelle tasche dell'ente locale che deve usare quell'introito per pagare i propri debiti, solo il 25 resta allo Stato per il risanamento dei suoi conti in rosso». Il presidente di Confcommercio Peppino Ciresa era stato tra quelli che l'anno scorso avevano sostenuto a spada tratta la necessità di regionalizzare il servizio di navigazione del lago: «Direi che ce l'abbiamo fatta e siamo soddisfatti. Confcommercio è impegnata a portare a casa qualche battello in più a beneficio dei turisti: con un interlocutore come la Regione, grazie alla vicinanza territoriale e al fatto che è amministrata da molti amici, abbiamo finalmente qualche chance in più». Non mancano i dubbi, per esempio sulle sorti del Consorzio del Lario e dei laghi minori (a cui aderiscono tutti i Comuni rivieraschi, tranne, sul ramo orientale, Lecco, Dervio e Mandello): gestisce amministrativamente porti, ormeggi, boe e le concessioni con i relativi canoni di spiagge e rive. Che ne sarà ora che possono subentrare la sede territoriale regionale e la Provincia? C'è chi ne esalta il ruolo come rappresentante degli interessi degli enti locali sui beni demaniali e chi invece lo inserisce nell'elenco dei consorzi da abolire, venendo meno le ragioni della sua esistenza. «Abbiamo un ruolo ancora più importante - dice il presidente Luigi Lusardi - A parte il fatto che abbiamo dimostrato nei fatti di avere anticipato il federalismo, dal 2004 abbiamo portato gli introiti regionali da 600 mila a 6 milioni di euro all'anno. Siamo un'associazione di enti locali che interfaccia con la Regione e che fa da portavoce delle istanze della periferia. Io credo perciò che il consorzio, previsto dalla legge regionale 22 sulle deleghe ai Comuni, sia uno strumento essenziale. Il Consorzio del Lario potrebbe candidarsi anche a gestire la navigazione pubblica, in accordo con la Regione, una volta chiarito che lo Stato non ci scarichi una patata bollente, con problemi finanziari da ripianare. Servono accordi chiari».