Gianfranco Polillo, capo del dipartimento economico di palazzo Chigi, lancia l'allarme conti pubblici. Occorrerà rimettere mano anche al Patto di stabilità interno. Finanziaria 2005 di lacrime e sangue per comuni e province italiane. Per arginare l'impennata della spesa pubblica, infatti, al governo sembra proprio non restare altra strada che operare drastici tagli agli enti locali' a partire dalla prossima manovra di finanza pubblica. Per raggiungere questo obiettivo, la strada sarà quella di rimettere mano alle modifiche del Patto di stabilità interno. Di questo è convinto Gianfranco Polillo, capo del dipartimento economico di palazzo Chigi, che lancia l'allarme conti pubblici in vista della messa a punto, da parte del ministro dell'economia, Domenico Siniscalco, della griglia di interventi che comporranno il pacchetto di misure da 24 miliardi di euro. Non c'è altra strada' per far tornare in equilibrio i conti pubblici, visto che i margini di manovra per intervenire sulla spesa dello stato sono quasi pari a zero, come anche sulla spesa previdenziale, dove quello che c'era da fare è stato già fatto'. Per questo occorre dare vita a una sorta di patto di solidarietà nazionale che coinvolga tutti, a cominciare dalle amministrazioni locali'. E Polillo, in un'intervista rilasciata all'AdnKronos, spiega in soldoni il perché sia necessario intervenire sugli enti locali. Dal 1995 al 2002, mentre il tasso di incremento della spesa statale è risultato in calo del 15,6, si è assistito a un aumento del 55,2 della spesa delle amministrazioni locali e del 60,2 della spesa previdenziale. Se tutti i centri di spesa avessero fatto la loro parte come ha fatto lo stato', rileva Polillo, noi avremmo accumulato in questi otto anni un risparmio pari a circa 180 miliardi di euro, quasi 14 punti di pil. Quindi significa che, in questi anni, noi abbiamo avuto una crescita della spesa pari in media a 1,75 punti di pil che derivano esclusivamente dalla previdenza e dalle amministrazioni locali. Per questo, per riportare sotto controllo la spesa pubblica, dobbiamo coinvolgere tutti i centri di spesa. Serve un Patto di solidarietà nazionale perché sulle spese statali è evidente che non si può più intervenire'. Prova ne sarebbe, secondo il responsabile del dipartimento economico della presidenza del consiglio dei ministri, che nel 2003 sul totale della spesa complessiva, il 27 è a carico dello stato. Di questa percentuale il 23 è spesa dello stato e il 4 sono altri enti dell'amministrazione centrale. Il 34 è spesa degli enti locali e il 39 è spesa della previdenza. Stesso discorso se si considera la spesa al netto degli interessi dove la spesa pubblica pesa per il 26 (23 solo lo stato), quella locale per il 30, quella previdenziale per il 44'. Quanto alla dinamica della spesa in conto capitale, nel 2003 il 34 è la componente pubblica, dove lo stato pesa solo per il 24, mentre il 76 è peso degli enti locali. Sul fronte della spesa per investimenti il 26 del totale è rappresentato dalla spesa pubblica (20 quella dello stato) a fronte del 76 della spesa degli enti locali. In rapporto al prodotto interno lordo, la spesa statale ha pesato solo per lo 0,7 a fronte del 2 delle amministrazioni locali. Con questi squilibri di finanza pubblica', avverte Polillo, c'è il rischio di non riuscire più a controllare il ciclo. E se quest'anno, con la Finanziaria, si vorrà fare una manovra anticiclica dobbiamo ricorrere soltanto alla componente degli investimenti rispetto alla spesa corrente. In pratica, occorre destinare più risorse allo sviluppo e poi rimuovere gli impedimenti burocratici che impediscono l'utilizzo delle risorse da parte degli enti locali'. In questa ottica si dovrebbe appunto inserire, per Polillo, una riforma del Patto di stabilità interno, necessario per responsabilizzare gli enti locali nel processo di riduzione della spesa pubblica'. Polillo, infine, giudica negativamente il federalismo nei contenuti in discussione in parlamento: una sorta di abito di arlecchino pieno di contraddizioni'. E citando l'ultimo rapporto Isae sul federalismo, si evidenza che se il titolo V della Costituzione venisse applicato integralmente, i trasferimenti delle competenze dallo stato alle regioni comporterebbero un aumento della spesa pubblica pari al 40. Insomma, il federalismo, così come sta nascendo, non può funzionare'.