4 maggio 2010 - L'Associazione Bianchi Bandinelli e il Comitato per la Bellezza hanno scritto un'allarmata lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché vigili sui rischi del Federalismo demaniale. Nella lettera si sottolinea che seppure l'attuale formulazione del decreto prevede che i beni demaniali (spiagge, coste, foci di fiumi, rade, caserme, ecc.), una volta trasferiti vengano "valorizzati", tuttavia - poiché gli Enti locali sono fortemente indebitati - la valorizzazione può voler dire soltanto "dismissione, vendita, o svendita", con le immaginabili speculazioni private a cascata su beni fino a ieri intoccabili perché demaniali. "Speculazioni - continua la lettera - che potrebbero investire anche edifici pubblici importanti. Il decreto esclude infatti quelli di 'alto valore culturale', ma tale definizione è decisamente ambigua tanto più che ad oggi non è chiaro quale organismo debba classificarli così". Roma, maggio 2010 Gentile Presidente, il Federalismo demaniale col quale si trasferiscono agli Enti locali beni statali chiaramente strategici dal punto di vista paesaggistico e territoriale viene discusso in modo decisamente confuso, con una accelerazione tutta politica e senza tenere nel dovuto conto alcuni dati reali invece fondamentali. Anzitutto il valore di garanzia che tali beni spiagge, coste, foci di fiumi, rade, caserme, ecc. hanno rappresentato e tuttora rappresentano per l'enorme debito pubblico italiano. Lo hanno fatto rilevare importanti economisti come Paolo Leon. Lo hanno scritto su documenti ufficiali organismi tecnici come il Servizio Bilancio della Camera. Il rischio di minacciare i conti erariali è grave: infatti, mentre lo Stato ha il vincolo di utilizzare i proventi delle proprie dismissioni per ripianare il debito pubblico, i Comuni non sono tenuti a tale vincolo. Il decreto così come è formulato prevede infatti che quei beni vengano "valorizzati", una volta trasferiti. Ma poiché gli Enti locali sono fortemente indebitati, valorizzazione vuol dire soltanto dismissione, vendita, o svendita. Con le immaginabili speculazioni private a cascata su beni fino a ieri intoccabili perché demaniali. Speculazioni che potrebbero investire anche edifici pubblici importanti. Il decreto esclude infatti quelli di "alto valore culturale", ma tale definizione è decisamente ambigua tanto più che ad oggi non è chiaro quale organismo debba classificarli così (a nostro avviso, dovrebbero senz'altro essere le Soprintendenze). Inoltre si creeranno grandi disparità fra regione e regione (la maggioranza dei beni da trasferire si trova nel Lazio) e fra grandi Comuni e piccoli Comuni. Infine, poiché viene dato per certo che il valore economico di questo demanio trasferibile stimato al di sotto dei 5 miliardi di euro non può da solo costituire la base per il federalismo fiscale (lo ha affermato lo stesso direttore dell'Agenzia del Demanio, Maurizio Prato), sono facilmente prevedibili altre speculazioni su beni già pubblici, ad esempio sull'acqua dei fiumi. Tanto più che come è stato affermato da più parti ancora non si conosce il costo reale del federalismo. Fortemente allarmati dalla preoccupante situazione qui esposta in sintesi, chiediamo la Sua attenta vigilanza istituzionale e, ove possibile, il Suo autorevole intervento per dare a questo dibattito strategico tutto il tempo necessario per conseguire gli approfondimenti indispensabili e con essi quella chiarezza di base che fin qui risulta carente, senza assurde date-capestro (come il previsto 21 maggio). Con sinceri ringraziamenti per l'attenzione e con i migliori saluti, Marisa Dalai, Presidente Associazione Bianchi Bandinelli Vittorio Emiliani, Presidente Comitato per la Bellezza