La loro struttura è costituita da camere scavate nel terreno senza alcuna decorazione Tanta erba e arbusti selvaggi. Un viottolo che fa capolino soffocato dal manto erboso. E in fondo alla strada sterrata l'ingresso delle tombe etrusche. Le uniche visitabili a Volterra, se riesci a passare indenne tra la recinzione quadrettata di fil di ferro cadente e la natura che sta crescendo incolta. Sarà stata la pioggia ininterrotta di queste ultime settimane, il maltempo che non aveva nessuna intenzione di allentare la morsa sul colle etrusco, il terreno argilloso e le manutenzioni comunali impegnate su altri e ben più urgenti fronti, ma ai turisti e agli appassionati di cultura antica, queste installazioni di epoca ellenistica, sopravvissute fra le centinaia che dalla fine del '700 sono state scavate nell'area dei Marmini, non rimandano un'immagine di cura, attenzione e valorizzazione delle radici storiche. La loro struttura è molto semplice, costituita da camere scavate nel terreno senza alcuna decorazione ma il vano ipogeo di forma quadrangolare al quale si accede attraverso un corridoio in forte pendio è senza alcun dubbio suggestivo da visitare e affascinante da percorrere. Tesori insomma a cielo aperto inghiottiti dal verde che si percepiscono solo con il coraggio di addentrarsi in un luogo che sembra quasi abbandonato. Una necropoli ad accesso libero e gratuito che si trova sulla strada che da Volterra scende verso località Prato d'Era e che avrebbe bisogno davvero di poco per tornare al suo solito splendore. Per una volta che si potrebbero toccare con mano le ricchezze etrusche, senza ricorrere alla fantasia o alla memoria scolastica, l'atmosfera viene irrimediabilmente danneggiata dal desolante paesaggio. Un mondo sommerso e dimenticato. Anche dai percorsi turistici tradizionali. «L'anno scoso era attivo il cosiddetto trenino - ricorda Simone Migliorini - che accompagnava fuori e dentro le mura alla scoperta dei siti caratteristici. Oggi il servizio di trasporto non esiste più e molti turisti non sanno neppure dell'esistenza di questi percorsi archeologici. Si limitano a curiosare nelle quattro vie del centro e si perdono un universo introvabile in qualsiasi altra città». Fra l'altro le urne e i corredi dei defunti che nel IV secolo a.C. caratterizzavano le tombe, sono esposte al Museo Guarnacci. E questa potrebbe essere un'altra occasione per unire le diverse offerte culturali volterrane.