Il ministro scrive a Napolitano, Berlusconi, Schifani e Fini: sulla vicenda appalti sto subendo una gogna mediatica ROMA - «Basta fango su di me». Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, si sfoga contro «la gogna mediatica», ovvero gli articoli che lo hanno chiamato in causa nellinchiesta sugli appalti del G8. In una lettera aperta al capo dello Stato Giorgio Napolitano, al presidente del Senato, Renato Schifani e al premier Berlusconi spiega di essere costretto a scrivere «perché non posso tutelare la mia onestà». Dimentica di mandare la lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, e solo in serata rimedia. «Sono esposto da più di una settimana, e chissà quanto ancora continuerà questo incivile e violento trattamento, ad ogni genere di supposizioni, di sospetti, di insinuazioni e di vere e proprie diffamazioni, senza che io possa in alcun modo difendermi». Premette il ministro: «Credo ancora in un libero giornalismo, che contribuisca alla denuncia dei mali del Paese e degli eventuali reati compiuti anche dalla classe politica, attraverso però una scrupolosa ed attenta indagine sulle fonti. Credo ancora in una giustizia che persegua i reati, quando vengono accertati. Così come credo ancora in una democrazia capace di rinnovarsi senza ricorrere alla gogna mediatica, alla punizione anticipata e preventiva di coloro che hanno la disavventura di entrare nel tritacarne mediatico-giudiziario, senza neppure che si attenda il responso delle indagini e dei processi e senza addirittura sapere se esistano o meno procedimenti penali a carico della persona oggetto di tali gravi insinuazioni». Lo ritiene Bondi un trattamento incivile nei suoi confronti e chiede rispetto.