La sovrintendente: incontrerò subito i lavoratori del Maggio "Quanto meno telefonerò a Giambrone per ringraziarlo della grande dedizione" Risponde al cellulare mentre con il suo scooter attraversa le strade di Milano. "Sono una vespomane" dice Francesca Colombo appena approdata, in treno, nella sua città da Firenze, dove ha pranzato con il maestro Zubin Mehta. Lo aveva già incontrato sabato scorso, «da candidata, non da sovrintendente: è ben diverso» sottolinea lingegnere trentasettenne milanese, già a capo del Mi.To Festival e che ora, al Comunale, succede a Francesco Giambrone. Come è andata? «E stato un incontro molto positivo. Si è subito instaurato in clima di lavoro serio, di confronto leale su idee comuni. Ovvio, non mi sono sbilanciata troppo: le linee fondamentali della mia gestione del Maggio gliele esporrò non appena avrò firmato il contratto e avrò studiato a fondo la situazione del teatro. Io sono così: non mi insedio fino a che non ho tutti i requisiti in regola». Dunque, a quando il suo arrivo negli uffici di corso Italia? «Senza dubbio martedì sera sarò al concerto di Zubin Mehta e Daniel Barenboim. E unoccasione troppo importante, e poi voglio constatare di persona come funzionerà lidea del maxischermo in piazza Duomo, che ho proposto io e Mehta ha sottoscritto con entusiasmo». Quando e come incontrerà i lavoratori? «Sarà la prima cosa che farò subito dopo il mio insediamento. Non so ancora in che modo, con quali forme. Ma ci sono così tante cose da affrontare». Nellultimo consiglio damministrazione del mandato Giambrone, venerdì, è stata approvata la richiesta al ministero dellautorizzazione per assumere le prime parti dellorchestra tramite nuovi concorsi e stabilizzare i precari. «Ringrazio il cda per averlo fatto. E un atto, quello approvato, che considero fondamentale». Incontrerà Giambrone per il passaggio di consegne? «Quantomeno gli telefonerò. E ringrazierò anche lui per la dedizione e la grande responsabilità con cui ha portato a termine il suo lavoro fino allultimo giorno, allultima ora». Tornando a Mehta, che idea si è fatta del maestro? «Lo conoscevo da tempo, è stato ospite anche del Mi.To ed ha avuto un ruolo determinante nel percorso del festival. Ma visto qui a Firenze, è tutta unaltra cosa. E incredibile la passione che lui ha per questa città, come ha a cuore la il presente e il futuro del Maggio. Leggendo i giornali avevo capito quanto intensa fosse la sua partecipazione alla vita non solo artistica di Firenze. Ma incontrarlo di persona ha significato entrare in contatto con una forza, una tenacia senza pari. Si spende in prima persona. Ce ne fossero di musicisti, anzi, di uomini così». Firenze è molto diversa da Milano. Le stesse prime al Maggio sono unoccasione poco mondana: più che leleganza, la mise, la forma, è importante il contenuto. Lo spettacolo in scena. «Inutile e banale che sottolinei la bellezza della città, ma lo voglio fare: quando laltro sabato sono venuta per la prima volta dopo molti anni, sono rimasta abbagliata. Conosco poco i fiorentini. Ho qualche amico a cui sono legata per la schiettezza. Sono convinta che il mio lavoro al Maggio non sarà solo unesperienza professionale, ma anche umana».