Il «Corriere della sera» di ieri ha raccontato a tutta l'Italia l'esclusiva festa di compleanno della soprintendente Cristina Acidini, che si è svolta domenica pomeriggio nel salone del Museo di Casa Martelli, con «musiche di Schumann e Gershwin un buffet prelibato, gentiluomini e belle signore». L'articolo precisava anche quale fosse l'anno compiuto, e questo mi è parso davvero imperdonabile: non si divulga mai l'età di una signora. Come se non bastasse, si dava voce alle critiche di un certo sindacalista, che accennava a cose basse (come denaro pubblico e regole delle concessioni) proprio in un giorno tanto lieto e solenne. Si capisce che la direttrice del Museo abbia risposto che non vede «dove sia il problema di usare per poche ore un salone di un museo a disposizione della soprintendenza». Come si fa a non cogliere lo spessore morale e civile dell'operazione? La soprintendente di Firenze ha sacrificato un giorno festivo, la ritrosia connaturata agli studiosi e perfino la propria privacy per trasmettere a tutti un messaggio di speranza e di ottimismo. Nell'occhio del ciclone di una crisi sistemica, alla vigilia dell'annuncio di tagli drammatici sugli stipendi e sui bilanci pubblici, e in una situazione che sembra imporre al Polo museale fiorentino di noleggiare i suoi capolavori per mettere insieme qualche soldo (pare che proprio questo spieghi il degradante tour della Velata), la soprintendente getta il cuore oltre l'ostacolo e offre gratis un museo perché i fiorentini celebrino le proprie ricorrenze in una spensierata letizia degna dei canti carnacialeschi del Magnifico Lorenzo. Il ruolo e l'ordine alfabetico imponevano all'Acidini di dare il buon esempio, ma siamo certi che se già oggi un signor Caio, un ingegner Sempronio o un dottor Tizio chiameranno il centralino della soprintendenza potranno prenotare gratuitamente il Museo di Casa Martelli per un battesimo o un matrimonio. Una destinazione culturale così solida elimina tra l'altro alla radice ogni meschino dubbio sulla storia dell'acquisto pubblico di quel museo: ecco, dunque, a cosa doveva servire! S'intende che i fiorentini si dovranno pagare almeno le tartine e i musicisti: domenica per esempio hanno generosamente offerto alcuni privati (che, ne siamo certi, non avranno alcun rapporto professionale con il Polo museale). Mentre l'ombra della Cricca si allunga sul cantiere degli Uffizi era giusto almeno fugare i dubbi sull'esistenza di una Casta: no, nessun privilegio, tutti potranno festeggiare i propri compleanni negli aulici saloni dei musei. Insomma, se il buon gusto e il senso civico fanno proprio onore alla tradizione fiorentina, il marchio sbarazzino dell''evento' («Cristina Birthday» [sic]) appare in perfetta sintonia con l'eleganza dell'Italia del 2010. La chiave, in fondo, sta nel titolo e nel testo del terzo pezzo di Gershwin che è stato eseguito domenica (Who cares?) [A chi importa?]: «We don't want to know about the league of Nations It's a pleasant day, That's all I can say!». [Non ne vogliamo sapere della Società delle Nazioni È un giorno lieto, e questo è tutto ciò che posso dire]. Tomaso Montanari