Docente di Storia dellarte moderna. Università degli Studi di Napoli Federico II Cara Repubblica, lacquisto del Brea non è un secondo caso "Michelangelo". Allora lo Stato comprò per oltre tre milioni unopera seriale e anonima che vale meno di cinquantamila euro, sottomettendo le logiche della conoscenza a quelle dellindustria culturale: a compromettere il ministero dei Beni culturali fu, infatti, lo spasmodico desiderio di avere un Cristo di "Michelangelo" da gettare in pasto ai media e al sistema delle mostre-evento. Oggi, al contrario, lattribuzione è giusta, il nesso con il territorio sembra accertato al di là di ogni ragionevole dubbio e lacquisto costituisce un meritorio risarcimento storico di un contesto locale, il che va proprio contro la riduzione della storia dellarte ad una short list di giganti buona dal Texas al Giappone. E di tutto questo dobbiamo esser grati alla indiscutibile professionalità degli storici dellarte della Soprintendenza di Genova. Tuttavia, è legittimo porre delle domande sulla procedura dellacquisto: non fosse altro perché il Comitato scientifico che lha condotta è lo stesso che ha comprato il "Michelangelo". E, infatti, i dubbi non riguardano la gestione genovese, ma quella romana. Si vorrebbe, ad esempio, sapere per quale motivo il Brea non sia stato vincolato prima di iniziare la trattativa. Non solo il vincolo è unimportante forma di tutela pubblica - e lepoca, la qualità e la provenienza dellopera consigliavano di applicarlo subito - , ma esso mette lo Stato in una posizione di forza: sia perché consente di esercitare la prelazione ad un vero prezzo di mercato, sia perché (ponendo limiti precisi allesercizio della proprietà) abbatte anche del 50 il costo dellopera. Il ministero ha legittimamente adottato una strategia diversa: ma visto che il prezzo finale appare a molti eccessivo, è altrettanto legittimo domandarsi se sia stata la scelta giusta. Un altro interrogativo riguarda il ruolo del mediatore: si è trattato di una presenza proprio necessaria? Lo Stato non avrebbe potuto trattare direttamente? Loperazione è stata presentata come un modello esemplare di "collaborazione tra pubblico e privato". Mi chiedo, invece, se anche in questo caso non trapeli quella sudditanza agli interessi privati che segna il ministero di Sandro Bondi e Mario Resca, e che applica anche ai Beni culturali la cifra generale della politica del governo Berlusconi. Faccio un solo esempio. Un comunicato stampa dello scorso marzo annunciava che "è stata formalmente costituita, per volontà di Roberto Cecchi, Segretario generale del ministero dei Beni culturali, lAssociazione Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma". Ora, ci si chiede, è proprio di questo che deve occuparsi il ministero? Daltra parte, è molto difficile anche per gli addetti ai lavori formarsi un giudizio fondato circa la delicata politica degli acquisti pubblici. E questo anche perché il Comitato scientifico del ministero non ha mai informato nessuno circa il proprio operato. La presidente Marisa Dalai Emiliani non si è, per esempio, mai sentita in dovere di ragguagliare i professori universitari di storia dellarte che, alcuni anni fa, lhanno votata per quel ruolo. Ed è proprio a causa di questa preoccupante mancanza di trasparenza che ho proposto al consiglio direttivo della Consulta universitaria di storia dellarte di invitare la collega ad un confronto aperto. Coloro che maneggiano il denaro di tutti dovrebbero essere serenamente disponibili a rispondere a tutte le domande poste dalla stampa, dal pubblico e dagli specialisti: mi pare davvero lunico modo per fugare ogni dubbio.
GENOVA - l'ascensione di Brea e le domande senza risposta
Il ministro dei Beni culturali ha acquistato un dipinto di Brea per oltre 3 milioni di euro, facendo sorgere dubbi sulla procedura di acquisto. Il dipinto, un Cristo, è stato acquistato per un prezzo molto alto e non è stato vincolato prima di iniziare la trattativa. Il ministro ha adottato una strategia diversa, ma il prezzo finale appare eccessivo. Il ruolo del mediatore è stato anche oggetto di dubbi. L'autore del dipinto, Brea, non è un artista noto e il dipinto non è stato vincolato prima di iniziare la trattativa. Il ministro dei Beni culturali ha anche acquistato un'altra opera di Brea, un dipinto lacquisto, per oltre 50.000 euro.
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