Nell'album della "cricca" spunta ingiustamente sfuocata sui media, anche lei: Federica Galloni. Detta la Zarina delle licenze (architettoniche) dell'Urbe. Bionda, elegante, tacchi alti. Un andare da manager rampante. Temutissima da ricchi, nobili e palazzinari. Da ogni "chicchirichì" della Galloni dipendeva, infatti, il via libera ai lavori di ristrutturazione di case e palazzi. E, gratta gratta sotto l'intonaco muffo della burocrazia à la carte, anche il valore dell'abitazione sul mercato immobiliare. Già perché qualunque povero cristo che voleva risistemare la sua casa o il palazzo in Centro non poteva non misurarsi con i parametri "del gusto" della Soprintendente ai Beni architettonici. Appena promossa dal duo Bondi-Alemanno, direttore generale del Lazio. Tra gli applausi bipartisan di Andrea Carandini e Vittorio Sgarbi. L'ArchiZar, appunto. Con il potere di bloccare anche la sistemazione di una "tapparella". Per restare nella metafora cara all'ormai terremotato di Monteparioli, Guido Bertolaso. Un ruolo forse non marginale, il suo. Almeno agli occhi della ditta AnemoneBalducci. Quella che gestiva, nei ritagli di tempo, la "lista dei 400" clienti di lusso. Tutti collocati (meglio accasati) nel cuore storico di Roma. O nelle sue vicinanze (vedi Scajola al Colosseo). Tant'è che nel 2005 la "cricca" affidava all'arch. Galloni, all'epoca funzionario della Soprintendenza, il restauro dell'appartamento in piazza Navona (proprietà di Propaganda Fide) del suo Gran Capo negli uffici al San Michele. Cioè Luciano Marchetti. E chi è Marchetti? Da un anno è il sub commissario della Protezione civile in Abruzzo per i Beni culturali. Scelto, ovviamente, dall'Uomo delle emergenze (di tutti i tipi), il sottosegretario Bertolaso. E il fascino irresistibile dell'ArchiZar del bello, finì raffigurato a tinte oscure nella trama stracciona del conflitto d'interessi.