Mai la discussione sul federalismo (fiscale, demaniale e quant'altro) è stata così intensa e animata come in questa fase di celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia. Viene da dire che gli opposti si tengono. Ma il tema è centrale e ha largo spazio sulla stampa. A porre la questione sul tavolo (senza il minimo riferimento a Cattaneo, Dorso e altri ancora) è stata la Lega, che con «Roma ladrona» metteva in causa lo stato centrale e puntava esplicitamente alla Padania, a separare e autonomizzare le ricche regioni del Nord dalla miseria e dal malaffare del Sud. Avendo mente fredda e occhi aperti è difficile contestare che lo stato centrale sia un disastro dal punto di vista amministrativo, economico e anche morale. Adesso, con la crisi, il ministro Tremonti deve fare tagli che già si annunciano sul fronte del sociale: pensioni, pubblico impiego, salari (licenziamento «a voce» e aumento dell'orario di lavoro). Viene da dire che se Tremonti sottoponesse a una seria inchiesta le spese e gli abusi della amministrazione centrale e avviasse un serio piano contro l'evasione fiscale potrebbe risolvere molti problemi di bilancio, non castigando i più deboli, ma rimettendo a regime la macchina dello stato. Insomma siamo al punto che Il Tempo (che non è certo un foglio di sinistra) ha messo in testa alla sua prima pagina il seguente titolo e sommario: «Menù a prezzo politico. Nuova buvette. Ristorante su una terrazza per il personale di Palazzo Chigi. Vista sui tetti di Roma e prezzi stracciati. Ecco dove non ci danno un taglio». Ma domandiamoci: le Regioni che dovrebbero essere i soggetti del federalismo funzionano meglio, quanto a sprechi e corruzione? Insomma il federalismo - visto come è oggi l'Italia - sarebbe la frantumazione dell'Italia in bande, gruppi di potere, tra loro concorrenti e di tutto preoccupati salvo che del benessere dei cittadini della loro federazione e dell'unità d'Italia. Con il rischio che, come abbiamo la delocalizzazione delle industrie, avremmo la delocalizzazione dei poteri regionali nei territori degli antichi occupanti del nostro paese: franchi, alemanni, normanni, arabi ... A questo punto Giorgio Ruffolo, già nel suo libro «Un paese troppo lungo» e pochi giorni fa con un articolo su Repubblica del 12 maggio ha avanzato la proposta delle macroregioni: l'Italia divisa in due stati federali tra Nord e Sud. Insomma contro il regionalismo a spiccioli il federalismo all'ingrosso, che secondo Ruffolo sarebbe più razionale e produttivo e sulla base di un patto unitario tra le due macroregioni porrebbe concretamente al centro la famosa questione meridionale, sempre reale e presente, ma largamente dimenticata dai politici e dagli uomini di cultura. A questa proposta di Ruffolo ha prontamente replicato Eugenio Scalfari sulla Repubblica del 16 maggio. Per Scalfari (e per Napolitano, aggiunge) questo sarebbe l'obiettivo della Lega e sarebbe la fine dell'Italia, con un nord europeo e un sud magrebino. O quasi. Il Nord con l'euro e il Sud «con qualche fiorino di antica e non commendevole memoria». Fortunatamente Scalfari non condivide neppure il federalismo regionale e anch'io penso che la strada federalista sia un disastro. Ma se proprio è inevitabile mi sembrano più ragionevoli le macroregioni, con le quali il problema dell'unità si porrebbe più realisticamente evitando lo spezzatino.
FEDERALISMO E QUANT'ALTRO Lo spezzatino del Belpaese
La discussione sul federalismo è intensa e animata in Italia per celebrare i 150 anni dell'unità. La Lega ha messo in discussione lo stato centrale e ha proposto la Padania come regione autonomizzata. Gli esperti sostengono che lo stato centrale è un disastro amministrativo, economico e morale. Il ministro Tremonti deve fare tagli, come pensioni e pubblico impiego, per risolvere i problemi di bilancio. Il federalismo potrebbe risolvere i problemi di bilancio, ma potrebbe anche portare alla frantumazione dell'Italia in bande di potere. Giorgio Ruffolo ha proposto le macroregioni, suddivise in due stati federali tra Nord e Sud, per porre al centro la questione meridionale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo