Maxisequestro di Dogana e Finanza al porto Statue, fontane, crateri, un'acquasantiera in marmo ed elementi architettonici di vario genere per un totale di 42 pezzi dal valore commerciale di svariate centinaia di migliaia di euro. Questa volta a cadere nella rete di controlli predisposta al porto di Ancona dall'Ufficio delle dogane, in collaborazione con la Guardia di finanza, non sono state sigarette di contrabbando o merci contraffatte, bensì opere di interesse artistico-culturale, giunte nello scalo dorico a bordo di un tir proveniente dalla Grecia senza le necessarie autorizzazioni. L'autoarticolato è stato fermato lo scorso 11 maggio, subito dopo essere sbarcato dalla motonave "Superfast", nel corso di controlli di rito finalizzati alla repressione del contrabbando e dei traffici illeciti. A insospettire i funzionari della dogana sono state le dichiarazioni dell'autista greco che ha affermato di trasportare merce varia con destinazione Inghilterra e che parte del carico doveva essere consegnata a una casa d'aste di Londra. Dalla successiva ispezione è risultato che nel rimorchio erano presenti 29 casse contenenti materiale di probabile interesse storico-artistico mescolato a una partita di capi di abbigliamento. Per poter stabilire la genuinità dei reperti è stato quindi richiesto l'intervento del Nucleo carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale (Tpc), i quali, tempestivamente intervenuti assieme alla dottoressa Ciuccarelli, archeologo della soprintendenza dei beni archeologici delle Marche, hanno stabilito trattarsi di opere realizzate più di 50 anni fa e perciò, secondo il Codice dei Beni culturali, bisognose, per l'esportazione in paesi CE, di un attestato di libera circolazione o di temporanea importazione, del quale erano invece sprovviste. Da qui la confisca. Una volta venuto a conoscenza del blocco, il proprietario della merce, un egiziano residente ad Atene, ha tentato di giustificare la spedizione inviando alla Dogana della documentazione risultata non pertinente e inattendibile. Per questo gli è stato contestato il reato di trasferimento di beni di interesse storico-artistico in assenza del prescritto attestato di libera circolazione o di temporanea importazione. All'autista greco è stato invece contestato il concorso nella violazione del Codice dei beni culturali "In Grecia c'è un grande interesse a non disperdere il patrimonio artistico nazionale ha spiegato il capitano Salvatore Strocchia, comandante del Nucleo Tpc dei carabinieri -, perciò le normative in materia di beni culturali sono molto severe. Se lo speditore avesse presentato richiesta di attestato per l'esportazione di tali oggetti, probabilmente non gli sarebbe stato concesso o sarebbe stato dato solo per alcune opere". Questo verosimilmente il motivo per cui si è tentato di far transitare di nascosto gli oggetti, di cui per altro, prima di restituirli al paese d'origine come prevede la legge sul contrabbando, si sta accertando l'esatta provenienza. L'operazione, è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa, è stata frutto della sinergia operativa tra la Dogana, diretta da Umberto Testini, il gruppo delle Fiamme Gialle guidato dal col. Paolo Papetti, e il Nucleo Tpc dei carabinieri, con il quale è stato stipulato un protocollo d'intesa. michele rocchetti,
ANCONA - Carico di oggetti d'arte greci sotto capi di abbigliamento
Un tir proveniente dalla Grecia è stato fermato al porto di Ancona dalla Dogana e dalla Guardia di finanza per un carico di 42 pezzi di interesse artistico-culturale, tra cui statue, fontane, crateri e un'acquasantiera in marmo. I pezzi erano destinati in Inghilterra senza le necessarie autorizzazioni. L'autista greco ha affermato di trasportare merce varia con destinazione Inghilterra, ma durante gli controlli è stato trovato materiale di probabile interesse storico-artistico.
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