Prof e operai, tutti per mano in 500 abbracciano il teatro Anche Barenboim e Mehta alla protesta Assurdo vietare di suonare in piccoli ensemble: si impedisce un training decisivo per la qualità dellorchestra Cè scollamento fra gli intellettuali e la musica In questi giorni manca laiuto di alcuni grandissimi nomi FULVIO PALOSCIA Sono in 500. Mano nella mano. Il sovrintendente uscente Francesco Giambrone, autentico irriducibile, con il macchinista. Il direttore artistico Paolo Arcà con il professore dorchestra. Il comune cittadino con lassessore alla cultura Da Empoli o con il consigliere Spini. La principessa Corsini con il sindacalista. I bambini. Non ci sono più barriere, capi o sottoposti. Tacciono persino i malumori. Per dire il no al decreto di riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche voluto dal maestro Bondi, cadono resistenze e si ricolmano fratture: tutti uniti con un no pacifico, una grande catena umana di dipendenti del Maggio e di affezionati, che circonda lintero isolato del Comunale come se fosse un sorriso un po triste. Anche Daniel Barenboim, giacca blu e sigaro nel taschino, qui per provare il doppio omaggio, da pianista, a Chopin (lunedì da solo, martedì con Zubin Mehta sul podio) sorride e saluta la folla quando il suo arrivo viene accolto da unovazione. Ma parlando della situazione che la cultura italiana sta attraversando, si fa serio. E saggio: «Cè un grande scollamento tra gli intellettuali e la musica. E parlo anche di grandi, grandissimi esponenti della cultura che, a causa di questa ignoranza, non scendono in campo per difendere la musica. Cè solo una via per trovare la soluzione alla crisi che i teatri stanno vivendo. Leducazione musicale. Se la gente non viene avvicinata a questo fantastico mondo sin da piccola, sin dallasilo, non si arriverà mai a niente. Inutile farlo a trentanni: ormai è tardi. Non serve a nulla». Anzi, rincara Barenboim: più tardi si interviene, «più lessere umano darà la colpa ad altri, ad altre cose, dei grandi problemi che lo sovrastano. Adesso, per esempio, tutte le colpe sono di internet. Che, invece, se saputa usare, è un grande occasione di progresso. Quindi insegniamo fin dalla più tenera età come si utilizza la rete. Il coltello è uno strumento criminale. E unarma che può uccidere. Ma lo possiamo adoprare per tagliare il pane e dare cibo a chi ne ha bisogno. Basta saperlo». Il problema, sostiene Barenboim, non è solo italiano, «ormai è così dappertutto. Cè però una cosa che non capisco di questo Paese. Linvestimento nella musica, in Italia, mi risulta equivalga allo 0,20 del pil mentre se ne parla e se ne scrive sui giornali come se venisse investito il 98, grazie alla presenza di grandi artisti come Zubin Mehta. Non si può risparmiare su una cifra così esigua». Evidentemente, cultura e politica non vanno daccordo: «La politica - conclude il direttore dorchestra e pianista - è stata ridotta ad un livello molto povero, dovunque. Un tempo esistevano grandi figure politiche che sapevano guardare lontano, elaboravano strategie a lungo termine. Quelli di oggi, invece, hanno una visione della politica tattica, e non strategica: non vedono più lontano di quei due mesi, al massimo due anni, che bastano per essere rieletti». Sotto la giacca a doppio petto, Zubin Mehta indossa una t-shirt nera con un grande giglio viola al centro. Cè scritto: "Firenze città della cultura". Il maestro chiede a chi lo applaude di non farlo: «Oggi siamo qui tutti insieme, stretti in questa solidarietà bellissima, per dire no ad un decreto assurdo. Quando diciamo che deve essere rifatto, siamo sinceri e non terroristi. Anche noi pensiamo che qualcosa nelle fondazioni lirico-sinfoniche debba essere cambiato: per questo, il governo deve chiederci aiuto, deve interpellarci. Spero che da Roma ci ascoltino». Una dei contenuti più incongruenti, secondo il maestro, è quello che impedisce ai musicisti di lavorare fuori dalle orchestre in cui sono stati assunti: «Questo significa, ad esempio, che non potranno fare musica da camera riunendosi in piccoli ensemble. La musica da camera, invece, è una lezione importantissima: gli strumentisti imparano ad ascoltarsi lun laltro e a suonare senza prendere ordini da un direttore. Dopo un training così, lavoreranno ancora meglio in orchestra. E poi è una questione di trasmissione del sapere: i professori di oggi della Filarmonica di Vienna sono allievi di chi li precedeva, da cui sono stati educati secondo una ferrea esperienza. Non dimentichiamoci che il 99 di chi esce dai conservatori e scuole di musica italiane lavora nelle orchestre». Mehta non vuole sbilanciarsi sul nuovo sovrintendente, Francesca Colombo. Però qualche consiglio lo dà: «Voglio solo essere ottimista sul nuovo teatro, lo aspetto con ansia perché ce lo meritiamo. E spero che il Maggio entrerà sempre più nella città. Dovrà esserci, insomma, sempre più musica per tutti, anche attraverso i maxischermi, come faremo martedì con il concerto mio e di Barenboim, e come mi auguro accadrà prossimamente con Tosca. A New York ogni sabato due sale cinematografiche proiettano in diretta opere dal Metropolitan. Così dovrebbe accadere anche a Firenze: perché in questo modo si forma il pubblico del futuro». Mehta e Barenboim si stringono in un abbraccio da fratelli. «E lora di andare a lavorare» dice Mehta. La catena umana si scioglie. I professori dorchestra tornano in teatro. Le parole tacciono. Torna a parlare la musica.
FIRENZE - ENTI LIRICI - Grande girotondo al Comunale per manifestare contro il decreto Bondi
In Firenze, un grande corteo di persone, tra cui professori, operai e intellettuali, si è riunito per protestare contro un decreto del governo che vuole ridurre il ruolo delle fondazioni lirico-sinfoniche. Il direttore artistico del Teatro Comunale, Paolo Arcà, e il pianista Daniel Barenboim hanno partecipato al corteo, che ha circondato l'edificio del teatro. Barenboim ha parlato della crisi della musica italiana e della necessità di investire più nella cultura e nella musica. Ha anche criticato la politica italiana, che secondo lui è troppo tattica e non strategica.
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