ROMA La riforma ora c'è. Lo Stato, dunque, dismetterà a favore delle Regioni immobili e terreni per un valore di 3 miliardi e 200 milioni, proprietà di pregio, ma spesso mal gestite, da cui si ricavano solo 20 milioni annui di affitti. Per il Garda la competenza passa alle Regione che dovranno dar vista a un ente ad hoc. ROMA La riforma ora c'è. Mercoledì la commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale, presieduta da Enrico la Loggia, ha espresso parere positivo sul «federalismo patrimoniale», e ieri il decreto è stato varato dal governo. Lo Stato, dunque, dismetterà a favore delle Regioni immobili e terreni (certamente non manufatti che rientrano nella categoria di beni culturali) per un valore di 3 miliardi e 200 milioni, proprietà di pregio, ma spesso mal gestite, da cui si ricavano solo 20 milioni annui di affitti. Il Veneto è tra le Regioni che più si avvantaggerà di questo provvedimento: il valore del patrimonio che le sarà ceduto è stato calcolato in 364,61 milioni. La Regione potrà vendere ciò che acquisirà, potrà «fare cassa», ma i proventi potranno essere utilizzati solo per abbattere il debito pubblico. Questo è uno degli emendamenti presentati dal Pd che sul testo finale si è astenuto (Idv ha votato a favore, Udc e Api contro ). E il lago di Garda e il Po, che fine faranno? La gestione dei fiumi rimarrà in capo allo Stato, quella dei laghi sarà affidata alle Regioni che li ospitano. Nel caso del Garda - come del lago Maggiore - ad essere interessate sono più Regioni, Veneto, Lombardia e Trentino Alto-Adige, le quali dovranno sottoscrivere un accordo quadro per dare vita ad un ente di gestione sovra regionale che, per esempio, dovrà occuparsi della disciplina per le spiagge, dei servizi aggiuntivi, della tutela delle acque. Potrebbe però accadere che le Regioni non si mettano d'accordo sul protocollo per dar vita all'ente gestore, in quel caso il Garda - la cui proprietà resta in mano allo Stato - continuerà ad essere gestito da Roma. Regioni ma non solo. Ad essere coinvolte in questo progetto ci sono anche le Province. «Siamo pronti a fare la nostra parte - spiega il presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi -. Di certo è un compito importante e gravoso, ma che rappresenta una grande opportunità per il territorio e la gestione del lago di Garda». Una gestione che dovrà passare per il confronto con tutti gli altri enti coinvolti. «Sono pronto fin da subito - spiega Miozzi - ad attivarmi per avviare un dialogo con Trento e Brescia. Confronto che del resto è già avviato grazie al progetto regione del Garda sul quale credo sia opportuno insistere anche alla luce di questa nuova opportunità che arriva dal federalismo demaniale».