NAPOLI L'elenco dei beni che il Demanio cederà ai Comuni, nella sostanza, ancora non c'è. Anche se i Comuni, ovviamente, ben conoscono cos'è loro e cosa non lo è. Ma conoscono pure, come nel caso del Comune di Napoli, cosa gli piacerebbe che il Demanio gli cedesse. «A noi servirebbe l'Arsenale militare di via Campegna, l'ospedale militare, il parco della Marinella ma, soprattutto, Castel dell'Ovo, dove abbiamo molti uffici in fitto che, ovviamente, se diventassero di nostra proprietà risparmieremmo un bel po' di soldi. In ogni caso, se lo stato intende trasferirci dei beni, spero che siano strategici e che ci permettano di risparmiare risorse e non di investirne altre per la loro gestione». A parlare è l'assessore al Patrimonio del Comune di Napoli, Marcello D'Aponte, che però puntualizza: «Nella sostanza, comunque, nessuno di noi conosce quali possano essere i beni che il Demanio ci cederà, ma certo siamo contenti che ciò accada». Per avere un primo elenco occorreranno almeno 90 giorni. Indipendentemente da quanto dice D'Aponte, però, si sa anche quanto il Comune sia per esempio interessato alle caserme di Secondigliano e Scampia. Sono tre, più volte richieste formalmente dalla sindaca Iervolino al Demanio militare: in quella zona il Comune avrebbe voluto costruirci uno stadio nuovo, ma i progetti stipati nei cassetti di palazzo San Giacomo sono moltissimi. Altro immobile a cui in passato dal Comune guardavano con grande interesse è quello dell'Hotel Londra di piazza Municipio, attualmente sede del Tar. Durante il primo mandato Iervolino il Consiglio comunale recepì un ordine del giorno presentato dall'allora consigliere comunale, oggi deputato del Pdl, Amedeo Labocetta, che invitava il Comune a chiedere al Demanio la cessione dell'hotel Londra per rifarci ciò che era, un albergo. Secondo quanto stabilito dal Consiglio dei ministri ieri approvando il Decreto legislativo del federalismo demaniale, stabilisce che i beni che potranno essere oggetto dell'attribuzione a regioni ed enti locali sono i beni del Demanio marittimo, idrico, gli aeroporti di interesse regionale o locale, le miniere e gli altri beni immobili dello Stato e i beni mobili ad essi collegati. Mentre per l'attribuzione dei fiumi e laghi di ambito sovraregionale, vi dovrà essere «intesa tra le regioni interessate». Potranno rientrare nel beni trasferibili alle regioni: i beni della Difesa e i beni culturali, nei termini già previsti dalla normativa vigente; la dotazione della presidenza della Repubblica e i beni degli organi costituzionali e di rilevanza costituzionale; gli immobili per uso istituzionale dello Stato, i porti e gli aeroporti di rilevanza economica nazionale ed internazionale, le reti di interesse statale, le strade ferrate dello Stato, i parchi nazionali e le riserve naturali statali. Confermata la ripartizione del gettito in arrivo dalle vendite dei beni: le maggiori risorse derivanti a regioni ed enti locali dall'alienazione o dalle quote dei fondi immobiliari saranno destinate, per il 75, alla riduzione del debito dell'ente, e per la parte residua alla riduzione del debito statale. Il Castel dell'Ovo. Attualmente il Comune spende molti soldi per il fitto dei locali al suo interno