Pezzi di demanio agli enti localila Lega incassa il federalismo il consiglio dei ministri approva il primo dei quattro decreti redatti dal parlamento Roma. Per la Lega Nord quello di ieri è un giorno da segnare sul calendario: il Carroccio porta a casa il primo pezzo di federalismo. Gli altri tre dovrebbero arrivare entro l'anno. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo sul fedaralismo demaniale, preparato dal Parlamento, che trasferisce a Regioni e Comuni - in alcuni casi anche alla Province - spiagge, fiumi, laghi, strade, caserme, beni artistici, porti in disuso e aeroporti di interesse locale. Tempo sei mesi, (termine fissato con un po' di ottimismo) e sarà redatta una lista: gli enti locali dichiareranno il proprio interesse per i beni, lo Stato risponderà, verificando se quei beni sono disponibili. Ci sono delle eccezioni: i fiumi e i laghi di interesse nazionale e che bagnano più regioni, ad esempio, resteranno all'amministrazione centrale. Ma le spiagge (e l'incasso delle concessioni agli stabilimenti balneari) passeranno alle Regioni e da queste ai Comuni: un passaggio non da poco per regioni come la Liguria. Notevole anche il periodo delle concessioni che può arrivare fino a 99 anni. Tuttavia il mondo degli operatori balneari è in subbuglio anche per un'altra ragione: mercoledì c'è stato un presidio al ministero dell'Economia per ribadire l'allarme di oltre mille imprese e chiedere una "moratoria" agli aumenti dei canoni, tra il 2007 e il 2010,giudicati eccessivi. Tremonti ha messo a disposizione i suoi tecnici per trovare con i due maggior sindacati di categoria, Sib e Fiba, un'intesa. Tornando alla riforma, è ormai noto che l'Idv ha appoggiato la riforma, ritenendola una opportunità per lo sviluppo, il Pd si è astenuto mentre l'Udc ha votato contro. Ma le perplessità non si attenuano. I Comuni non si fidano e temono - lo ha detto il presidente dell'Anci Flavio Zanonato - «di avere beni da gestire ma non la possibilità di reperire risorse». Anche perché i Comuni non potranno vendere per investire e dunque trasformare i beni in entrate correnti, ma eventualmente, con il ricavato, potranno coprire il debito. Ci sono poi i Verdi a temere sfracelli: «Sull'Italia si abbatterà una colata di cemento di almeno 300 milioni di metri cubi»è la rabbrividente previsione dal presidente Angelo Bonelli. Per il quale, inoltre il federalismo demaniale rappresenta «in realtà il primo passo verso la secessione». Vincoli. Gli enti locali, tuttavia, non dovranno "maltrattare" i beni che ricevono: chi "non si comporta bene" e cioè non li valorizza, potrebbe anche essere commissariato. Non solo: nessun bene viene trasferito alle autonomie con i conti in rosso. Esclusioni. Oltre al Quirinale, anche i palazzi delle Camere, e quelli degli organi di rilevanza costituzionale (Corte Costituzionale, Csm, Cnel) , vengono esclusi dai trasferimenti. Fuori dai trasferimenti anche i parchi e le riserve naturali, le grandi arterie stradali, le ferrovie e il comparto energia. Dipendenti. Il testo prevede la possibilità che al trasferimento di funzioni possa corrispondere il «trasferimento del personale per evitare duplicazione di funzioni». In Liguria. Gli enti locali sanno già che cosa possono chiedere allo Stato. Savona, ad esempio, ha messo gli occhi sul Palazzo di Santa Chiara, Genova guarda con attenzione alla fascia di rispetto di Prà, a piazzale Kennedy (davanti alla Fiera), e un pezzo di spiaggia sul litorale di Voltri. Alla Spezia saranno disponibili il forte Cavour sull'isola della Palmaria, a Diano Castello si attende che si liberi la caserma "Camandone". Insomma, qualche opportunità c'è, se vista in chiave di sviluppo economico (soprattutto turistico) e non di speculazione edilizia. Infine il commento della Lega, il partito che ha puntato tutto sul federalismo spinto. Dice entusiasta Federico Bricolo, capogruppo al Senato: «Complimenti a tutto il governo e ai ministri della Lega Nord che a 24 ore dall'approvazione in commissione sono riusciti a dare il via libera definitivo in Consiglio dei ministri al federalismo demaniale. È il primo passo di una grande riforma che la Lega Nord ha voluto fortemente perché va nella direzione della valorizzazione del territorio in un'ottica di autonomia». E pazienza se il Carroccio per ottenere questo risultato ha dovuto inghiottire qualche boccone amaro.