Si spacca l'opposizione: il Pd si astiene, Di Pietro vota a favore, l'Udc contro Conferenza stampa comune di Di Pietro e Calderoli per spiegare il sì dell'Idv ROMA. La commissione bicamerale ha approvato il federalismo demaniale. Fiumi, laghi, spiagge, fari, terreni, caserme, forti militari: un pezzo d'Italia passa dalle proprietà dello Stato a Regioni, Province e Comuni. Esulta la Lega, mentre l'opposizione si divide. Sarà una giornata da ricordare, ma solo per la Lega Nord, visto cos'è accaduto durante la lunga notte di trattative e la votazione di ieri in commissione. Il primo decreto attuativo della legge sul federalismo ha prodotto effetti politici impensati: l'Italia dei Valori ha votato sì al decreto, e Di Pietro e il ministro per la Semplificazione Calderoli hanno convocato una conferenza stampa comune per spiegare (soprattutto Di Pietro) il perché di questo inusuale sodalizio. Il Pd, che pure si è battuto per far cambiare il decreto, e secondo quello che dice la capogruppo Finocchiaro ci sarebbe riuscito, si è astenuto. Alla fine solo l'Udc ha detto "no". Risultato: il decreto oggi va in Consiglio dei ministri, e anche se ci vorranno anni per la piena entrata a regime della legge, il leader della Lega Umberto Bossi ha motivo per festeggiare un risultato inseguito dagli anni '90: «Sono molto contento - ha detto Bossi - oggi il federalismo è partito, abbiamo raggiunto la prima tappa importante». E di fronte alle critiche del Pd sui costi dell'operazione, il ministro Calderoli cerca di rassicurare: «Non ci sono costi occulti - ha detto - il federalismo nasce proprio per ridurli, per ridurre la pressione fiscale e dare più servizi. Stiamo tagliando le duplicazioni, quelle che sono state fatte in passato, quindi parlare di costi occulti è un non-sense». Di parere opposto il capogruppo del Pd Anna Finocchiaro: «Siamo stati noi - spiega - a richiamare rigorosamente il governo al rispetto degli impegni di finanza pubblica inserendo l'obbligo di destinare una parte delle risorse derivanti dai beni eventualmente alienati all'abbattimento del debito pubblico dello Stato e dei Comuni. Governo e maggioranza si sono dimostrati al di sotto di ogni aspettativa: avevano promesso 30-40 miliardi di trasferimenti per il federalismo, oggi ne garantiscono appena 2,9 che si portano dietro costi di gestione non irrilevanti». Il meccanismo licenziato dalla commissione bicamerale prevede il passaggio del patrimonio demaniale agli enti locali 180 giorni dopo l'entrata in vigore della legge, purché non siano in dissesto. Gli enti locali potranno vendere fette del patrimonio, non le spiagge, i laghi e i fiumi (che però potranno essere "valorizzati" e ci sarà un mercato delle concessioni), ma per esempio gli immobili della Difesa che rappresentano senza dubbio la "dote" più gustosa. Ma potranno farlo solo per ridurre il deficit oppure per investimenti (e non spesa corrente). L'introito sarà ripartito per il 25 allo Stato e per il 75 agli enti. Dai Verdi arriva l'analisi più spietata: «Se qualcuno è soddisfatto - dice il presidente Angelo Bonelli - noi invece siamo disgustati per come in modo bipartisan si sia deciso di vendere l'Italia e di consentire l'alienazione dei beni». Secondo i Verdi gli enti locali saranno costretti a vendere per ripianare i debiti di bilancio, "e grazie al federalismo i conti correnti dei grandi costruttori saranno centuplicati». Per L'Udc "si rischia di aprire la strada all'indiscriminata spoliazione dei beni statali, utili solo a ripianare i debiti degli enti locali".
Federalismo, primo sì. Bossi esulta
La commissione bicamerale ha approvato il federalismo demaniale, che prevede il passaggio del patrimonio demaniale agli enti locali. Il Pd si è astenuto, l'Udc ha votato contro, mentre l'Italia dei Valori ha votato a favore. Il ministro per la Semplificazione Calderoli ha convocato una conferenza stampa comune con Di Pietro per spiegare il sì dell'Idv. Il federalismo prevede la vendita di beni statali, come fiumi, laghi e spiagge, per ridurre il debito pubblico. Gli enti locali potranno vendere questi beni per ridurre il deficit o per investimenti.
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