RIFORME. La strada della nuova «devolution» Ok in bicamerale al decreto In giugno rivoluzione sulle tasse Il decreto sul federalismo demaniale ha ottenuto il sì della commissione bicamerale ed oggi avrà il via libera del Consiglio dei ministri. Regioni, Province e Comuni diverranno i titolari di larga parte del demanio statale, compresi spiagge, laghi e fiumi, ma non quelli che attraversano più regioni. Dal trasferimento sono esclusi gli immobili in uso al Quirinale e al Parlamento e alle amministrazioni dello Stato, i porti ed aeroporti di interesse nazionale, le reti stradali ed energetiche, parchi e riserve naturali statali e i beni culturali non oggetto di accordi di valorizzazione. I beni del demanio idrico e marittimo, e quelli aeroportuali, non potranno essere venduti. Altri beni possono essere conferiti a fondi comuni immobiliari chiusi cui potrà partecipare la Cassa Depositi e Prestiti. In commissione il decreto è passato con i voti di Pdl, Lega e Idv. Mentre il Pd si è astenuto e l'Udc e l'Api hanno votato contro. Soddisfatto Bossi perchè il federalismo fiscale ha superato una prima tappa anche con i voti di una parte dell'opposizione. Il decreto licenziato è il primo dei decreti attuativi del federalismo fiscale. A giugno sarà pronto il secondo: quello sulle entrate. «La riforma», secondo Berlusconi, «sarà lo strumento più efficace di contrasto nei confronti dell'evasione»: «Il contribuente non spedirà più la denuncia dei redditi a Roma, ma al Comune di appartenenza e le dichiarazioni saranno più veritiere» La Lega ha intanto ottenuto che i laghi, in primo luogo quello di Garda, anche se sovra regionali, potranno essere trasferiti alle Regioni, solo però se ci sarà un'intesa tra di esse. Il leghista Calderoli ed il leader dell'Idv Di Pietro hanno tenuto una conferenza stampa congiunta per sottolineare l'accordo raggiunto. Di Pietro ha detto: «Abbiamo contribuito attivamente alla stesura e alla modifica del testo e ribadiamo il nostro senso di responsabilità per il raggiungimento di questo risultato». Franceschini (Pd) ha confermato il no al decreto «migliorato ma in modo non soddisfacente»: «Il Pd comunque conferma la sua disponibilità al confronto sull'attuazione del federalismo. provvedimento importante». Sugli altri decreti si deciderà caso per caso. Per il ministro dell'Economia Tremonti, la riforma a cui si sta lavorando «assume di fatto un valore di carattere costituzionale».