la trasformazione della dimora genovese dei savoia La Soprintendenza troverà nuovi spazi per "liberare" stanze da aprire al pubblico PALAZZO REALE raddoppia. Cerca e trova nuovi spazi per dilatare la sua sontuosa bellezza e per accogliere e sorprendere i visitatori che sono sempre più numerosi: 40 mila all'anno, più di mille nella ultima notte bianca. Si progetta di ricollocare una parte degli uffici delle soprintendenze in ambienti che si stanno ricavando nell'ex palazzina della Guardia di Finanza di Prè e nei locali di vico Pace, così da recuperare altri saloni: da aggiungere alle 26 stanze del piano nobile e alle dieci dell'appartamento del Principe, già visitabili. Come far rivivere i nuovi spazi, come creare, con quelli già esposti al pubblico, un invidiabile tutt'uno cosicché il Palazzo Reale sia sempre più museo-dimora e sempre meno ufficio? Con i quadri e i mobili antichi con gli arredi della Casa Reale e dei Durazzo che, molto numerosi, affollano i depositi. E con la biblioteca dei Durazzo, 80 mila volumi di cui sessanta risalenti al 700, che ora giace in un convento piemontese. In buono stato ma inutilizzata e troppo lontana dal prestigioso luogo d'origine: quella dimora dei Durazzo, quel palazzo Reale che dagli inizi del secolo scorso appartiene allo Stato. Non sarebbe sgradito uno sponsor - («sempre troppo pochi i genovesi che si impegnano a sostenere il mondo della cultura cittadina, un bel gesto sarebbe notato...») - per poter acquistare la biblioteca e riadattarla in uno dei saloni recuperati. E' il direttore del Museo di Palazzo Reale Leoluca Leoncini che illustra l'ambizioso progetto, lo stesso studioso che oggi alle 17 nella sala da ballo del Museo presenterà alla città il secondo volume del catalogo generale del Museo di Palazzo Reale, da lui stesso curato,con inediti sulla storia della quadreria. Quali un gruppo di disegni di Giovanni David che documentavano i quadri che poi migrarono dal palazzo genovese per essere oggi ammirati nei più bei musei del mondo. Insomma capolavori perduti, anche se a Palazzo Reale due van Dick, il Ritratto di Dama e il Crocefisso, sono ai primi posti della top ten di opere d'arte più ricercate dai visitatori. Ovunque c'è arte da capolavoro - Tiziano, Tintoretto, Piola, Cambiaso fra gli altri - ma anche la bellezza viva di candelabri e specchiere, di poltrone, stipi e porcellane, che ornavano la fastosa vita dei Durazzo. «Questo è il motivo per cui questo palazzo è meta costante, recentemente anche di folle di crocieristi: perché ha mantenuto intatta l'atmosfera ma anche gli oggetti, i colori, il gusto della dimora gentilizia. Per intenderci: Versailles è Versailles ma all'interno è del tutto vuoto. Questo palazzo è stato preservato da guerre, saccheggi, da incendi e questa è una fortuna per la città» così Leoluca Leoncini. Che ci tiene a sottolineare anche la presenza della carrozza dei Durazzo, oggi come ieri, nell'atrio. Forse l'unico palazzo in città che aveva a disposizione questa "comodità." Del "parcheggio"al portone, sotto il porticato. Il recupero della funzione museale del palazzo vede anche una ottimizzazione degli spazi: per esempio non più tre laboratori di restauro, ma uno solo che sia anche aperto alla curiosità di chi vuole vedere all'opera gli esperti. Intanto nei saloni e nella galleria degli specchi si ospitano eventi di qualità, meeting prestigiosi, che portano fasto, ma anche denaro, nelle casse del Palazzo. In attesa degli sponsor. Che non siano solo le banche e le associazioni che con fedeltà sostengono le pubblicazioni dei cataloghi.