"Sgombriamo il campo dai sospetti che ci siano state operazioni poco limpide" "Non voglio pensare che ci sia un sistema di vendita di opere darte allo Stato" «Non voglio pensare che ci sia un sistema organizzato di vendite di opere darte allo Stato e vorrei che si sgomberasse il campo dai sospetti che ci possano essere state operazioni poco limpide». Ecco perché la senatrice Roberta Pinotti ha depositato uninterrogazione parlamentare sul "caso Brea". Il quadro "Ascensione" di Ludovico Brea è stato comprato dal Ministero per i Beni culturali per 1,2 milioni di euro e affidato alla galleria nazionale di Palazzo Spinola di Genova. Molti esperti hanno sollevato il dubbio e continuano a ribadire che il prezzo "giusto" dovrebbe attestarsi intorno ai 500.000 euro. Intanto linterrogazione parlamentare di Pinotti si aggiunge allanaloga richiesta presentata dalla deputata (ed ex ministro dei Beni culturali) Giovanna Melandri che è in attesa di risposta. «Il problema è uno solo - mette a fuoco Pinotti - perché si è pagata una cifra che molti autorevoli esperti indicano come spropositata? Quali valutazioni sono state fatte per stabilire la congruità del prezzo?» La senatrice vuole sgomberare il terreno dalle incomprensioni: «Non discuto la qualità dellopera né limportanza per il nostro territorio di possedere un capolavoro come questo - spiega - é doveroso invece per unamministrazione pubblica dare conto di come e in base a quali valutazioni vengano spesi i denari di tutti i cittadini». Linterrogazione è stata depositata da Pinotti nel giorno in cui, ieri mattina, proprio a Palazzo Spinola è stata organizzata una tavola rotonda sull"Ascensione" di Ludovico Brea, anche per «discutere pubblicamente limportantissima acquisizione che lo Stato ha voluto fare e rispondere ad alcune polemiche giornalistiche sollevate intorno al prezzo dellopera», come ha spiegato il direttore generale del ministero dei Beni culturali, Mario Lolli Ghetti. Presenti tre membri su quattro del comitato tecnico scientifico che ha autorizzato lacquisto dellopera: la presidentessa, Marisa Dalai Emiliani, Carlo Bertelli e Caterina Bon Valsassina. Poi il direttore regionale dei Beni culturali, Maurizio Galletti, il soprintendente Bruno Ciliento, la direttrice di Palazzo Spinola, Farida Simonetti, lex soprintendente, Giuliana Algeri, il direttore dei musei darte antica del Comune, Piero Boccardo, e lo storico dellarte, specializzato in pittura del Quattrocento, Mauro Natale. «Quando lo Stato individua unopera importantissima per un territorio come questa, documentata, in ottime condizioni conservative fa il suo dovere se prova a "salvarla" e consegnarla, acquistandola, alla fruizione pubblica»: ha detto Lolli Ghetti. E ha aggiunto: «Labbiamo pagato 1,2 milioni contro 1 milione e 450 mila richiesti. Era unoccasione che non si sarebbe più presentata, si trattava di prendere o lasciare, avremmo perso per sempre lopera». Un prezzo poco "trattabile", secondo Algeri: «Lopera viene offerta a una cifra e su quello si può trattare, però il proprietario può ritirare lopera: e poi cosa si poteva risparmiare? 50.000 euro?». Ma perché il ministero non ha vincolato lopera non appena le è stata offerta? Il vincolo avrebbe - indicano in molti - abbattuto il prezzo e garantito lopera alla prelazione dello Stato: è vero che talvolta il proprietario si ritira dalle operazioni di vendita. «Avremmo potuto vincolarlo subito, certo, ma forse non lavremmo comprato», dice Lolli Ghetti. «Abbiamo speso 1,2 milioni - chiude Gianluca Zanelli, conservatore di Palazzo Spinola - ma fra tre anni varrà tre milioni di euro ed è di tutti: dovè lo scandalo?».