Gli enti locali potranno vendere i beni (tranne quelli vincolati) ma il ricavato sarà usato per risanare il debito ROMA - Eccolo il primo tassello del federalismo, quello che prevede il trasferimento dei beni pubblici dal Demanio agli enti locali come regioni, province, comuni, grandi aree metropolitane e comunità montane. Mentre la Lega brinda e parte dellopposizione annuncia battaglia, la mappa del Paese è destinata a cambiare radicalmente: il testo - limato fino a ieri sera in vista del Consiglio dei ministri di oggi - introduce infatti il passaggio dallo Stato alle autonomie di fiumi, spiagge, strade, aeroporti, miniere, caserme e patrimonio artistico. Andando con ordine, il federalismo prevede il trasferimento a titolo gratuito dei beni del Demanio che verranno identificati con un decreto del governo entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore. In linea di principio verranno assegnati ai comuni, a meno che richiedano una gestione unitaria: in questo caso andranno agli enti di livello superiore (provincia o regione). Chi si aggiudicherà un bene dovrà garantire «la sua massima valorizzazione funzionale». In poche parole dovrà rimetterlo in sesto e possibilmente farlo fruttare, o comunque renderlo attivo (immaginiamo una caserma in disuso trasformata in museo), altrimenti rischierà il commissariamento da parte del governo. Lente territoriale sarà libero di vendere quanto ricevuto dal Demanio (solo i beni definiti "disponibili" dal codice civile) ma dovrà usare il ricavato per risanare il debito pubblico: il 75 per labbattimento di quello locale, il resto per lammortamento dei titoli di Stato. Nessun bene verrà trasferito alle autonomie con i conti in dissesto. Nel dettaglio, il demanio idrico e marittimo andranno alle regioni: fiumi, laghi e spiagge. Una parte dei ricavi generati dalle concessioni (gli ombrelloni in riva al mare, per esempio) andranno alle province. Rimarranno però statali i grandi corsi dacqua come il Po e il Tevere. Una sconfitta simbolica per la Lega, quella del Po, compensata dalla possibilità per le regioni di mettere le mani sui grandi laghi come il Garda (altro simbolo del federalismo padano) e il Maggiore: toccando diversi enti territoriali, però, potranno essere trasferiti solo nel caso di un accordo tra essi. Andranno invece alle province i laghi senza emissari, come quello di Bracciano. Potranno essere trasferiti anche strade e aeroporti di interesse locale e caserme dismesse. Così come le aree in disuso dei grandi porti già inserite nei programmi di riqualificazione. Per converso sono esclusi dal trasferimento reti stradali, ferrovie, porti e aeroporti di interesse nazionale. Alle province andranno invece le miniere, ad eccezione dei giacimenti di petrolio, di gas e dei siti per il suo stoccaggio. Trasferibili anche i beni del patrimonio artistico previo via libera della sovraintendenza. Manterranno comunque i vincoli ai quali sono già sottoposti e non potranno essere venduti. Rimarranno allo Stato Montecitorio, Palazzo Madama e il Quirinale, così come le sedi degli altri organi di rilevanza costituzionale. Il testo prevede infine la possibilità che al trasferimento di funzioni possa corrispondere il trasferimento del personale, in modo da evitare duplicazioni e sprechi.
Laghi, strade e spiagge alle Regioni e anche il personale sarà trasferito
Il testo introduce il federalismo, che prevede il trasferimento dei beni del Demanio agli enti locali. Il governo dovrà identificare i beni entro 180 giorni dalla sua entrata in vigore. I comuni riceveranno i beni che non richiedono una gestione unitaria, mentre le province e le regioni riceveranno quelli che lo richiedono. I comuni dovranno valorizzare i beni e renderli fruttivi, altrimenti rischieranno il commissariamento. Le autonomie riceveranno i beni del demanio idrico e marittimo, le province i beni delle miniere e i comuni i beni del patrimonio artistico. I grandi corsi d'acqua e i laghi rimarranno statali.
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