Il senatur accompagnato da Tremonti ai lavori della commissione Bicamerale MILANO «Stiamo cercando di partire, ma sono molto preoccupato. C'è molta preoccupazione». Dopo l'ottimismo esibito lunedì scorso a Venezia, Umberto Bossi, al suo ritorno a Roma, sembra aver trovato un clima assai meno positivo di quello che aveva lasciato. La preoccupazione per le misure anticrisi in arrivo riverberano su tutta l'agenda politica: «Pare che la finanziaria sarà dura, ma non ho sentito ancora nulla. Ora Tremonti è in Europa, quando torna lo vedo». Bossi dovrà attendere giusto mezza giornata: il complicarsi della partita sul federalismo demaniale spingerà sia lui che il ministro all'Economia a partecipare, a palazzo San Macuto, ai lavori della commissione bicamerale che sta perfezionando il federalismo demaniale in vista del voto finale di oggi. Ma in casa leghista c'è un timore in più: e cioè che le difficoltà economiche possano essere utilizzate per frenare l'iter già accidentato del federalismo. Una preoccupazione che non riguarda soltanto il comportamento dell'opposizione. Certo, Walter Vitali (Pd) ha subito stabilito un collegamento tra il federalismo demaniale e la ancora indefinita manovra: «Per noi ha detto il senatore Pd c'è la questione fondamentale degli oneri occulti, dei costi di gestione di questo provvedimento. E non possiamo dimenticare che il governo si appresta a una manovra consistente che, ci dicono, potrebbe in parte essere coperta con dismissione di patrimonio pubblico». Considerazioni simili da parte di un altro esponente Pd, Lucio D'Ubaldo: «Nei giorni scorsi si era parlato di un patrimonio alienabile per 3,5 miliardi e qui, nel federalismo demaniale, stiamo trasferendo 3,2 miliardi. Vogliamo capire se è lo stesso». Ma i dubbi non mancano anche all'interno del Pdl. In primo luogo, ci sono le perplessità manifestate da Gianfranco Fini. Che anche ieri, in Calabria, ha promesso: «Non verrà meno la mia attenzione affinché il federalismo sia equo e solidale. Il federalismo deve essere consapevole dei ritardi del meridione. E il fondo perequativo dovrà servire ad un riequilibrio generale, altrimenti viene a mancare la coesione». Ma ad uscire allo scoperto c'è anche Renato Brunetta. Che in un'intervista ad «A» anticipata ieri, non usa mezzi termini. Si dice sì convinto che il federalismo sarà un fattore di risparmio e trasparenza. Ma trancia anche in modo deciso: «Se qualcuno mi dice che il federalismo costa, io dico meglio non farlo». Bossi, tuttavia, nel corso della giornata sembra voler gettare acqua sul fuoco: «Non è che sono preoccupato, è che il federalismo va avanti piano piano. Però, mi pare che anche la sinistra ci stia dando una mano». In realtà, proprio nel tardo pomeriggio di ieri, la posizione del Pd è sembrata irrigidirsi. E orientarsi dunque verso la bocciatura del federalismo demaniale, a dispetto dell'astensione espressa nei confronti del decreto delega.
Federalismo, la preoccupazione di Bossi
Il senatore Umberto Bossi è preoccupato per le misure anticrisi in arrivo e per il federalismo demaniale, che potrebbe essere utilizzato per frenare l'iter del provvedimento. Il ministro dell'Economia Tremonti è in Europa e Bossi dovrà attendere per partecipare ai lavori della commissione bicamerale. La Lega ha un timore che le difficoltà economiche possano essere utilizzate per frenare il federalismo. L'opposizione, compresa il Pd, ha espresso preoccupazioni sulle spese e sui costi di gestione del provvedimento. Alcuni esponenti del Pd, come Walter Vitali, hanno stabilito un collegamento tra il federalismo demaniale e la manovra.
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