Roma. Arriva oggi al voto il primo decreto attuativo sul federalismo demaniale, con i trasferimenti di fiumi e laghi alle Regioni, ma anche con la precisazione che la competenza sullo stoccaggio del gas, le concessioni idroelettriche e le piattaforme petrolifere resteranno allo Stato. Intanto c'è Bossi che sente puzza di bruciato. Non tanto per quello che accade alla Camera, dove l'opposizione, per ora, non fa barricate, anzi concorda emendamenti migliorativi. Ma la crisi che morde, la manovra annunciata e i soldi che sono pochi non lasciano tranquilli i sonni del leader leghista. Il federalismo? «Stiamo cercando di partire ma sono molto preoccupato. C'è molta preoccupazione». Per cosa? Non per i finanziamenti: «I soldi? No, quelli ci sono, con il federalismo si risparmia». In realtà è proprio il contrario: sono i soldi che non ci sono, la volontà politica ci sarebbe. Ma ammetterlo significherebbe confessare che il federalismo «costa caro», e la Lega non può. La preoccupazione del Senatùr ha preoccupato il Pdl, già nervoso per i sondaggi negativi e i mille problemi legati alle inchieste. È intervenuto il capogruppo Maurizio Gasparri a spargere valium: «Il ministro delle Riforme Bossi non ha motivo di essere preoccupato. Il federalismo reale avanza, Bossi come ministro avrà motivo di soddisfazione». Il messaggio è stato recepito. Bossi ha cambiato linea: «Non sono preoccupato. Va avanti piano piano. Mi pare che anche la sinistra ci stia dando una mano». «Dovevamo finire ieri. Il problema non è un giorno in più o in meno». E pensare che poche ore prima sembrava disteso: «Credo ci sia la possibilità di un voto bipartisan» sul primo dei decreti attuativi, quello sul demanio. Persino il leader di Idv Antonio Di Pietro collabora e spiega: il federalismo è uno strumento che «può essere usato in bene o in male. Noi vogliamo sia utilizzato per il bene. È come il coltello: se serve per affettarci il pane va bene, ma se serve per ammazzarci la moglie... va male». I problemi verranno dopo, perché le coperture finanziarie saranno più problematiche e ci sarà da ballare. Il ministro Renato Brunetta allude: «Se non fosse a costo zero, allora meglio non farlo». I finiani stanno col fucile spianato per non fare regali alla Lega. «Non verrà meno la mia attenzione affinché il federalismo sia equo e solidale», promette il presidente della Camera, Gianfranco Fini: «Un federalismo che deve essere consapevole dei ritardi del Meridione. Il fondo perequativo dovrà servire ad un riequilibrio generale, altrimenti viene a mancare la coesione». A turbare il clima bipartisan le richieste leghiste su alcuni «beni» che non dovrebbero andare alle Regioni, per cui il capogruppo del Pd nella commissione chiede al ministro Roberto Calderoli di «tenere ferma la sua posizione sul fatto che i fiumi e i laghi interregionali restano allo Stato». In sostanza alcuni esponenti della maggioranza in commissione hanno posto la questione dell'esclusione dai trasferimenti alle regioni del demanio idrico-marittimo sovra-regionale (e dunque di fiumi come il Tevere o il Po o laghi come il Garda) nel federalismo demaniale. Secondo quanto riferiscono altri commissari sarebbe stata in particolare la Lega ad aver posto la questione del Lago di Garda sulla quale l'altro giorno Daniele Molgora, presidente della provincia di Brescia e sottosegretario all'Economia leghista, aveva detto che il mantenerlo a livello statale «sarebbe un duro colpo per la nostra provincia»
Roma. Arriva oggi al voto il primo decreto attuativo sul federalismo demaniale
Oggi arriva al voto il primo decreto attuativo sul federalismo demaniale. Il decreto prevede il trasferimento di fiumi e laghi alle Regioni, ma mantiene la competenza dello Stato sullo stoccaggio del gas, le concessioni idroelettriche e le piattaforme petrolifere. Il leader leghista Umberto Bossi è preoccupato per la mancanza di volontà politica e per i soldi che non ci sono, ma il capogruppo del Pdl Maurizio Gasparri lo ha rassicurato che il federalismo reale avanza e che Bossi non ha motivo di essere preoccupato. La sinistra sembra dare una mano al processo, con il leader di Idv Antonio Di Pietro che spiega che il federalismo può essere utilizzato per il bene o per il male.
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