L'arch. Marabello: porto e Falce sono la vera piazza di Messina L'inceneritore posto sotto vincolo? «È una cosa ridicola», la liquida così, come una "boutade", il sovrintendente ai Beni culturali Rocco Scimone. E l'assessore Pippo Isgrò non ha dubbi: «È la più colossale delle sciocchezze che abbia sentito». Ma anche tra i professionisti, architetti e ingegneri, c'è chi non riesce a capire il senso dell'iniziativa di alcune associazioni (tra cui Italia Nostra, Gli Amici del Museo, Machine Works): «La richiesta di vincolo sull'inceneritore dismesso di San Raineri commenta l'arch. Luciano Marabello appare come uno dei cortocircuiti possibili del nostro tempo a Messina. Un cortocircuito tra presente, passato e futuro, tra memoria, istantaneità e attesa. Un cortocircuito tra scelte urbane ampie e richieste particolari su oggetti sparsi sul territorio». Scimone ha già la pratica sul tavolo. «Non vorrei neppure parlarne spiega ma dovrò dare una motivazione ufficiale, vista l'istanza pervenuta». Che l'ecomostro diventato simbolo delle scellerate politiche urbanistiche in riva allo Stretto possa essere "preservato" come esempio di architettura industriale o, peggio, come "monito" per le future generazioni, è semplicemente assurdo. Il pensiero di Scimone è noto da tempo: tutte quelle aree che ruotano attorno ai resti dell'imponente fortezza secentesca "firmata" da Carlos de Grunembergh devono essere bonificate, liberate da ogni sovrastruttura e messe al servizio del progetto di recupero e di valorizzazione della Real Cittadella. «Andremo avanti su questa strada», ribadisce Scimone che il prossimo 25 maggio incontrerà all'Isolabella di Taormina l'assessore regionale ai Beni culturali Gaetano Armao. Sarà l'occasione per ricordare all'esponente del governo Lombardo il duplice impegno assunto circa la demolizione dell'inceneritore e il rifinanziamento del progetto relativo al Centro di documentazione e produzione delle arti contemporanee da ricavare all'interno della Real Cittadella. L'assessore Isgrò, da parte sua, esprime il netto giudizio dell'amministrazione comunale: «Dalla Falce a Maregrosso si dovrà realizzare un unico splendido affaccio a mare. Al di là delle competenze sulle aree, le scelte sono state fatte: tutto ciò che è incompatibile va demolito oppure trasferito e delocalizzato. Lo stiamo facendo con il campo rom e le imprese artigianali di Maregrosso, l'inceneritore è solo una bruttura, che potrebbe essere rasa al suolo in poco tempo, se si utilizzassero i nuovi sistemi tecnologici». L'architetto Marabello fa una considerazione che apre interessante spunti di riflessione: «La penisola di San Raineri è al tempo stesso la parte più caratterizzante dell'identità della città per la sintesi della forma falcata del porto ma anche la più estranea all'uso urbano da parte della comunità nel corso dei secoli. L'opportunità è di ripensare alla città partendo dalla lingua di terra che sta a protezione del più grande spazio pubblico della città. L'unica vera piazza simbolica e piena di attività umane e tecniche, il bacino del porto, vera grande piazza su cui ricostruire il cuore di Messina innovando l'immagine forte che proviene dalla storia e affermando l'idea di futuro. Il Piano regolatore portuale ha posto, seppure non risolvendoli, alcuni temi, ha tracciato linee di convivenza tra attività cantieristiche, servizi turistici, attività per il tempo libero e ricettività alberghiera, recependo le spinte al riuso in termini culturali dei brani storici della Cittadella e del Forte San Salvatore. Quello stesso Piano ha anche fatto scelte sconsiderate sul valore della Falce e sulle altezze degli alberghi immaginando Torri verticali che negano la forma consolidata orizzontale e piatta del braccio della Falce, segnata soltanto da alcuni elementi come la Stele della Madonnina e la Lanterna del Montorsoli, e da altri elementi mutevoli del paesaggio portuale». Nel merito della proposta di tutela dell'inceneritore (inteso come bene da riadattare secondo una certa architettura "futurista"), l'architetto Marabello lancia una serie di interrogativi. «Si conserva per la qualità del manufatto? Si conserva per la trasformabilità dello spazio e per la potenzialità d'uso? Si conserva per la valenza simbolica dell'oggetto e per i valori immateriali espressi dal manifatto in relazione con la città? Si conserva per il valore della memoria? Si conserva per convenienza economica e ambientale?». Le risposte sono immediate: «1) L'oggetto di cui parliamo non possiede valenza e qualità specifiche. 2) Molti edifici industriali hanno grande potenza d'uso per le caratteristiche spaziali e per la duttilità dei loro contenitori, l'inceneritore ha forti limiti che derivano dalla sua stessa tipologia. 3) Non c'è valenza simbolica nell'atto impositivo che ha posto la macchina-mostro dentro la Real Cittadella. 4) La memoria di per sè non è sempre positiva, richiede selezione, l'afflusso indiscriminato di tutti i ricordi e tutte le tracce del passato nega la scelta e diventa patologia della memoria. 5) La demolizione appartiene al normale processo di rinnovo del corpo della città; di fronte allo stato di obsolescenza e di cattiva costruzione di molti manufatti l'atto demolitorio appare come l'unico strumento economicamente ed ecologicamente sostenibile». Risposte assolutamente ineccepibili. Quello che va tutelato e salvato è il rapporto di Messina con il suo mare, non gli obbrobri e le scelte scellerate del passato.
SICILIA - No al vincolo sull'inceneritore Scimone: sarebbe ridicolo L'ecomostro va demolito.
L'architetto Luciano Marabello sostiene che il porto e Falce di Messina sono la vera piazza della città. L'inceneritore di San Raineri, invece, è una "bruttura" che potrebbe essere demolito. L'assessore Pippo Isgrò sostiene che la demolizione dell'inceneritore è necessaria per realizzare un unico affaccio a mare. L'architetto Marabello critica la proposta di vincolo sull'inceneritore, considerandola assurda e incompatibile con le scelte urbane ampie della città. L'assessore Scimone ha già iniziato a lavorare sulla pratica per la demolizione dell'inceneritore, che considera un "monito" per le future generazioni.
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