Sopralluogo della commissione cultura all'Arsenale, dove sono stati collocati i manufatti del Paleolitico. Interviene anche la Soprintendenza È giallo sulle selci diventate blu. Ed è allarme rosso sul possibile danno economico creato da quando le pietre preistoriche del Paleolitico, conservate fino al 2007 a Castel San Pietro e nell'ex seconda sede del museo di Storia naturale, palazzo Gobetti (venduto), sono state trasportate e depositate all'ex Arsenale. Ma è anche scambio di accuse: di chi è la colpa? O meglio: c'è una colpa? Un dato certo è che la Soprintendenza ai beni archeologici guidata da Luciano Salzani, titolare di parte dei reperti danneggiati di proprietà dello Stato ma in corpo al museo civico, ha assegnato a due laboratori specializzati l'analisi dei pezzi danneggiati. Si deve scoprire la causa di quello che tecnicamente si chiama «viraggio cromatico», cioè un cambio di colore. Non, quindi, una patina scalfibile. Solo dopo si potrà capire se è possibile far tornare le selci alla tonalità originale. [FIRMA]PING PONG. Ma si sarebbe potuto evitare il danno? E la sede dell'ex deposito di armi degli austriaci, costruito a metà '800, era ed è il luogo più idoneo per conservare materiale, oltre che per lavorarci? Domande emerse in una movimentata seduta della commissione Cultura del Consiglio comunale, presieduta da Lucia Cametti presenti l'assessore alla Cultura Erminia Perbellini, i direttori del museo Giuseppe Minciotti e Angelo Brugnoli, con alcuni studiosi in visita all'ex Arsenale proprio per verificare lo stato di conservazione dell'eccezionale patrimonio di reperti di preistoria, botanica e zoologia. A mettere benzina sul fuoco della commissione, che ha visitato i locali al piano terra e al primo dove sono conservati i reperti, è stata Laura Longo, conservatrice del museo sezione preistoria, secondo cui «il problema del colore blu assunto dalle selci e da altri manufatti trasportati qui riguarda sia quelli di competenza della Soprintendenza, quindi dello Stato, sia quelli di competenza comunale», spiega, mostrando alcune selci conservate in armadietti di metallo con bassi cassetti scorrevoli dentro cui le pietre sono posate, avvolte in sacchetti di nylon, appoggiate su tappetini di gomma e su cartone. Secondo la Conservatrice si sarebbe dovuto studiare bene, prima. il sito scelto per ospitare il materiale, «anche se la responsabilità di quanto accaduto non è dell'amministrazione comunale», precisa la Longo. Lasciando intendere che qualche responsabilità l'avrebbe avuta il Museo. VERIFICHE. Nella sala «incriminata», un po' umida e in cui si diffonde un lieve odore di gomma, davanti ai reperti il direttore del Museo Minciotti, insieme al responsabile per la sezione geologia e paleontologia Roberto Zorzin e con l'assessore Perbellini, spiega però che l'ufficio del Datore del lavoro del Comune ha svolto un'indagine per la legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, non rilevando elementi tali da impedire la presenza di persone. In ogni caso, viste le indagini in corso della Soprintendenza, si è ritenuto di evitare che il personale si avvicinasse alle selci. Riassumendo i tempi: i reperti del museo sono giunti all'ex Arsenale da Castel San Pietro tre anni fa (da qualche mese quelli di palazzo Gobetti e alcuni di palazzo Pompei). Fino al giugno dell'anno scorso il locale con le selci è stato accessibile. Dal luglio scorso fino al febbraio di quest'anno i pezzi sono stati sigillati. Rilevato il problema del colore, il Museo ha verificato con un contatore Geiger (un apparecchio che misura radiazioni) non rilevando alcuna radioattività. Il 17 febbraio, effettuati alcuni sopralluoghi, la Soprintendenza ha prevelato alcune selci blu per farle analizzare da due laboratori esterni. VERDETTO. Intanto, l'8 marzo il Museo ha fatto analizzare un campione di selci dall'Arpav, per valutare rischi di radioattività: risultato negativo. «Al momento», spiega Minciotti, «qualsiasi ipotesi su questo evento eccezionale, per noi senza precedenti, è destituita di fondamento». Vale a dire, «aspettiamo l'esito delle analisi e dopo valuteremo il da farsi», dice l'assessore Perbellini, mostrando i locali al primo piano della palazzina di Comando dell'Arsenale, dove speciali impianti di aerazione e deumidificazione consentono di conservare il materiale. Il presidente della commissione, Cametti, però non si ferma. «Presenterò una mozione in Consiglio comunale chiedendo informazioni precise sullo stato dei reperti e sul danno economico. E chi lo pagherà? Qui si rischia il danno erariale».
LE COLLEZIONI ROVINATE. Scambio di accuse sui reperti danneggiati
Il problema del colore blu assunto dalle selci e da altri manufatti trasportati all'ex Arsenale è stato risolto con l'analisi dei pezzi danneggiati da due laboratori specializzati. L'analisi ha rilevato un cambio di colore, tecnicamente noto come viraggio cromatico, che non è una patina scalfibile. La causa del problema è ancora da scoprire. Il Museo ha verificato con un contatore Geiger non rilevando alcuna radioattività. L'analisi di un campione di selci dall'Arpav ha anche risultato negativo. L'assessore Perbellini ha affermato che qualsiasi ipotesi su questo evento eccezionale è destituita di fondamento.
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