Cento reperti per raccontare la storia millenaria nascosta nel ventre di Napoli. E per ripercorrere un secolo di ritrovamenti archeologici fatti tra piazza Nicola Amore e piazza Bovio, ovvero piazza Borsa, dal risanamento agli scavi per il metrò, attraverso la mostra «Napoli, la città e il Mare» che apre sabato nell'atrio del Museo archeologico nazionale, e resterà visitabile sino al 20 settembre. Tuttavia, l'elemento caratterizzante dell'esposizione, al di la dei pezzi esposti, è dato dalla messa a fuoco di un periodo storico della città: quella bizantino, mai troppo indagato e sicuramente non conosciuto come il greco e il romano. L'occasione per iniziare a parlare dell'aspetto urbanistico, architettonico e sociale della città (caratterizzata da un considerevole processo di trasformazione urbanistica del fronte a mare) compreso tra il IV-V secolo dopo Cristo e l'VIII secolo dopo Cristo è stato il rinvenimento di resti della fortificazione bizantina nel «pozzo» della stazione di piazza Bovio. Testimonianza nelle testimonianze, una torre, quadrangolare, costruita riutilizzando i marmi antichi e gli elementi architettonici appartenuti a un arco onorario che gli archeologi guidati da Daniela Giampaola, curatrice della mostra e responsabile per la Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei per l'area cittadina, hanno stimato risalente all'epoca della dinastia dei Severi, dal 146 al 245 dopo Cristo. L'arco, che doveva trovarsi sul litorale antistante il porto antico antica e poco lontano dal luogo di rinvenimento della torre, tra il VI e il VII secolo dopo Cristo venne letteralmente spogliato dai bassorilievi che lo decoravano al fine di recuperare pietra di buona qualità da mettere in opera nelle nuove strutture difensive. Appunto la torre, parzialmente ricostruita al centro dell'atrio del Museo, sarà il punto focale dal quale partire per muoversi lungo la storia degli altri reperti. La costruzione della torre e la creazione di un nuovo ingresso in città, secondo gli archeologi, s'inseriscono in un più ampio processo di urbanizzazione dell'area litoranea che prevede la realizzazione di strade e di un grande complesso edilizio, in cui sono stati riconosciuti dei magazzini, prossimi al palazzo ducale (localizzato tra l'Università e San Marcellino) e alla zona degli arsenali, posizionati sulla spiaggia antistante, nell'area del complesso di San Pietro Martire. Altri straordinari rinvenimenti sono dati da un blocco con rilievi raffiguranti un trofeo di guerra, da un lato, e la prua di una nave, dall'altro, e due lastre marmoree di epoca imperiale (II secolo) con sopra figurati legionari e togati. Ben diverse le modalità del recupero delle decorazioni architettoniche, rinvenute nel 1883, nel fondaco Marramarra, poco lontano da piazza Bovio, a valle del Rettifilo, anch'esse riutilizzate nella fondazione di un edificio più recente. I materiali, secondo gli esperti, appartengono a diverse strutture di età imperiale, e tra queste, quasi certamente, a un arco del periodo di Domiziano. L'esposizione (catalogo Electa) che è sostenuta dalla Soprintendenza archeologica speciale di Napoli e Pompei, dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli, è completata da un video che, racconta Valeria Sampaolo, responsabile del Museo nazionale, «ripercorre tutte le fasi dello scavo archeologico, dal ritrovamento della fortificazione con la torre, al recupero dei marmi, fino al loro restauro»