Di Marco: l'uomo dà alla natura le armi per distruggere la nostra storia «La mareggiata di questi giorni ha ricoperto di sedimenti parte del sito archeologico presente nell'area del costruendo porto, come mai aveva fatto per secoli». Gli ambientalisti ritornano così alla carica e lanciano un preoccupato allarme per il destino dei reperti archeologici che rischiano di essere definitivamente seppelliti dal mare e dall'incuria degli uomini. «Quanto da noi previsto - ha dichiarato Mauro Di Marco del Coordinamento regionale del Forum ambientalista - si è alla fine avverato. Dopo secoli in cui il mare aveva accarezzato e a volte flagellato la costa ma, nonostante ciò, aveva preservato i reperti sui fondali, l'uomo, ha fornito alla natura armi di distruzione per compiere un reato, la probabile distruzione di quei reperti». Un risultato devastante, questo, che a giudizio degli ambientalisti ha precisi responsabili che definisce «predatori di territorio». Secondo gli ambientalisti infatti «è presente nell'area un sito archeologico rilevato dal ministero competente ma ignorato dai loro rappresentanti e dai funzionari che gestiscono il territorio». La tesi sostenuta da anni dagli ambientalisti, inoltre, è che in seguito alla concessione demaniale data dagli Uffici comunali alla società di gestione "Ati Icad Diamante blu", l'amministrazione comunale non avrebbe esercitato i controlli previsti sull'esito dello Studio di impatto ambientale, nonostante la segnalazione e la formale diffida presentate dal Forum ambientalista e da Rifondazione comunista. Il mare, "killer innocente" secondo il Forum, avrebbe annientato l'area con le «armi fornite da più colpevoli»: la ditta che ha iniziato l'opera, a ritmi accelerati per prevenire il blocco dei lavori, e riversare nei fondali materiale di cava come base dei moli di riva e di sopraflutto; i tecnici che hanno redatto lo Studio di impatto ambientale (Sia) a tavolino senza aver mai visto il nostro mare». Comportamenti irresponsabili, secondo il Forum, anche da parte delle amministrazioni pubbliche: «Il Comune che non ha fornito né indicato alla Soprintendenza dove reperire il progetto del porto. La Regione che lo ha fatto con ritardi "incomprensibili", due amministrazioni comunali che negano l'esistenza dei reperti (l'ex sindaco) o non intervengono dopo le nostre segnalazioni (l'attuale Amministrazione), le decisioni di dare avvio al cantiere prese nei Dipartimenti regionali ambiente e lavori pubblici, senza tener conto delle nostre diffide». La battaglia che il movimento ambientalista porta avanti da vent'anni intende «contrastare una politica di sviluppo basata sulla cementificazione delle coste e sulla distruzione di bellezze naturali uniche, protette da specifiche leggi dello Stato. Il porto è deleterio per Diamante dal punto di vista sociale, economico ed ambientale», sostengono gli ambientalisti". La costruzione della struttura portuale viene considerata, invece, dall'amministrazione comunale un tassello indispensabile per lo sviluppo economico e turistico del territorio.