Brunetta: se costa è meglio non farlo. Giallo sulle cifre Oggi il primo ok in commissione bicamerale. Fiumi ed energia allo Stato Lago di Garda forse alle Regioni ROMA. La Lega è al primo traguardo volante del federalismo fiscale ma Bossi non è tranquillo. «Non è che sono preoccupato e che va avanti piano piano, però mi pare che anche la sinistra ci stia dando una mano». In altri tempi si registrava ben altro entusiasmo. Oggi la Lega è consapevole dell'austerity che si annuncia nel nostro paese: a regime, il federalismo fiscale farà risparmiare lo Stato ma nella prima fase, invece, tutte le stime segnalano che i costi lieviteranno. Se tira aria di tagli, insomma diventa tutto più complicato e il ministro Brunetta è esplicito: «Se costa è meglio non farlo». «Il Sud non deve temerlo - dice invece il presidente della Camera Fini - e servirà a far capire che è un'imbecillità dire che le classi dirigenti del meridione non sono responsabili». Così oggi la bicamerale creata per esaminare i decreti attuativi licenzierà il primo, quello che riguarda il trasferimento dei beni demaniali. La valutazione raggiunge circa 3,2 miliardi di euro, escludendo le spiagge e il demanio marittimo. Al centro del confronto tra maggioranza e opposizione anche la competenza sui fiumi e laghi sovra-regionali. Sui grandi bacini come il Lago di Garda la Lega ha insistito perché vada alle Regioni a fronte di un'intesa interregionale. In serata arriva un'altra importante notizia: il settore energetico rimane allo stato, e cioè la competenza sullo stoccaggio del gas, le concessioni idroelettriche e le piattaforme petrolifere. Sarebbe questa una delle specificazioni che entrerebbe nel decreto sul federalismo demaniale. L'altro nodo riguardava le alienazioni del patrimonio che andranno all'abbattimento del debito pubblico nazionale. La percentuale individuata è quella del 25 per cento, mentre il 75 per cento andrà al ripianamento del debito degli enti locali. Ci sono poi i beni appartenenti al Ministero della Difesa già trasferiti alla nuova creatura "Difesa spa" nata proprio per valorizzare caserme, fari e altri immobili di pregio. L'invito è a indicare in tempi certi quali beni del patrimonio militare s'intende alienare, in modo che il resto possa essere trasferito in un secondo momento. Su queste ultime limature del parere della "bicameralina" si gioca il voto delle opposizioni. Allo stato dell'arte è possibile prevedere il sì dell'Italia dei Valori, l'astensione del Pd e il voto contrario invece dell'Udc. Per Vitali, capogruppo in bicamerale del Partito democratico, «nonostante il testo sia migliorato» rispetto a quello portato inizialmente all'esame dal ministro Calderoli, resta il timore per gli immobili del patrimonio statale riferibili ai beni culturali. Un punto sul quale è nato nelle ultime ore un piccolo giallo riguarda il legame del primo decreto attuativo del federalismo fiscale alla prossima manovra finanziaria la cui parziale copertura passa attraverso la dismissione del patrimonio. Ma le cifre non tornano: il Tesoro avrebbe stimato in 3,5 miliardi di euro le entrate mentre la valutazione complessiva dei trasferimenti ne vale solo 3,2.
Federalismo a rilento, Bossi allarmato
La Lega ha raggiunto il primo traguardo nel federalismo fiscale, ma il ministro Brunetta è preoccupato per i costi che potrebbero aumentare. La bicamerale ha approvato il primo decreto attuativo, che riguarda il trasferimento dei beni demaniali, con una valutazione di 3,2 miliardi di euro. La competenza sui fiumi e laghi sovra-regionali è stata discututa, e il settore energetico rimane allo stato. La percentuale di alienazioni del patrimonio è stata individuata al 25%, mentre il 75% andrà al ripianamento del debito degli enti locali.
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