Gli imprenditori italiani hanno investito in un anno ben 17 milioni di euro, pari a 33 miliardi di vecchie lire, per sostenere manifestazioni culturali, spettacoli e progetti di difesa del patrimonio artistico nel nostro Paese. In base ai dati dei ministero dei Beni Culturali le erogazioni liberali, oggi quantificabili dopo l'approvazione della Legge 342 sulla deducibilità dal reddito di impresa, voluta dal ministro Urbani, nel 2003 sono ammontate per l'esattezza a 16,933.693 euro con un aumento di 2 milioni di euro rispetto, ai 14.044.601 registrati nell'anno precedente. E non è tutto perché a questi ingenti stanziamenti vanno aggiunti investimenti e donazioni dall'estero che non sono tuttavia quantificabili con precisione in quanto non essendo soggetti a benefici di natura fiscale non trovano un punto di riscontro certificato. Ma si possono valutare sull'ordine di oltre 15 milioni di euro. Fra i munifici appassionati del 'Bel Paese, la Packard, la Daimler-Chrysler, magnati inglesi, giapponesi e tedeschi, e perfino l'attore Mel Gibson che ha messo mano al suo portafogli per pagare di persona il restauro di una "Madonna in trono con santi" collocata nella Galleria dell'Accademia di Firenze dove è ospitato il Davide di Michelangelo. La parte del icone dei finanziamenti italiani, anche perché più immediatamente redditizia dal punto di vista del ritorno dell'immagine, l'ha fatta il settore dello spettacolo che ha assorbito il 61 delle erogazioni. A beneficiarne soprattutto le Fondazioni musicali e gli Enti lirici e sinfonici: il Teatro alla Scala, l'Arena di Verona, l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia. li rimanente 39 percento è andato ai beni culturali, a finanziare la loro conservazione o al loro restauro. In testa il F.A.I., con il suo immenso patrimonio di dimore storiche, parchi e castelli sparsi in tutta Italia, la Fondazione Cini di Venezia impegnata nel recupero dell'Isola di San Giorgio, la fondazione Feltrinelli, l'Associazione Amici di Brera e dei Museimilanesi. Scelgono invece preferibilmente i nostri beni artìstici, architettonici storici i consistenti finanziamenti che arrivano da multinazionali e da privati esteri, ora facilitati dal nuovo Codice dei beni culturali e del paesaggio entrato in vigore nel maggio di quest'anno. Fra i progetti più onerosi , ultimi in ordine di tempo, vanno citati quello della Packard Humanities Institute (2.900.000 euro) implicata negli interventi di conservazione e di valorizzazione del Sito archeologico di Ercolano; della Fondazione americana Kacyra, che ha finanziato il restauro di pitture murarie a Pompei e della Daimler-Chrysler Italia che da 3 anni, in collaborazione con la Fondazione Pro Musica e Arte Sacra organizza concerti con grandi orchestre mondiali ed interpreti internazionali per finanziare restauri del patrimonio religioso italiano. Proprio quest'anno, grazie a un loro sostanzioso contributo, tornerà all'antico splendore il ciclo di affreschi di Ludovico Seitz nella Cappella Tedesca del santuario Mariano di Loreto, dove a settembre è atteso Giovanni Paolo II. In questo caso lì restauro dell'opera assume il valore di una vera e propria scoperta di una preziosa testimonianza della storia dell'arte. La Cappella tedesca così chiamata perché realizzata grazie ad una raccolta di fondi di tutti i cattolici di lingua e stirpe tedesca, quindi non solo della Germania, ma anche dell'Austria, rappresenta infatti il momento più alto di sintesi pittorica che l'artista riuscì a formulare affondando le radici da una parte nella matrice tedesca, con citazioni dal Durer, dal Grunewald e dall'Altdorfer dall'altra in quella gotico-veneziana del Vivarini, di Gentile da Fabriano, dei Salimbeni. Capolavoro di Seitz, il ciclo della cappella Tedesca, a lungo nascosto ai più, resta un esempio unico ed inimitato di linguaggio dal forte sentimento religioso da far esclamare a Papa Leone XIII che ci si trovava di fronte ad "una vera e propria epopea mariana". Ma non c'è solo il caso di Loreto a testimoniare l'attenzione del grande capitale estero verso i tesori d'arte d'Italia.. Si possono ancora citare altri esempi di mecenatismo a tutti i livelli, come quello del magnate giapponese Tetsuya Kuroda che ha contribuito, con 1.500.000 euro al finanziamento del restauro del ciclo degli affreschi trecenteschi di Agnolo Gaddi nella cappella maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze. E si può proseguire ancora con i reali del Belgio, re Alberto II e la regina Paola Ruffe di Calabria, che hanno donato, a proprie spese, la pavimentazione della restaurata Chiesa di Santa Marina a Salina, meta ricorrente per le loro vacanze in Italia. Da citare ancora Reinhold Wurth, presidente del colosso tedesco, leader mondiale dei sistemi di fissaggio che ha contribuito con un assegno da 2,5 milioni di euro al restauro della Cappella Palatina, preziosa testimonianza architettonica dell'anno 1132, all'interno del palazzo dei Normanni, a Palermo; e, ancora, Dominic Martini, produttore di vini irlandese che vive in America e che ha voluto finanziare l'apertura di un museo joyciano a Trieste in coincidenza con le celebrazioni dei 100 anni dell'arrivo di Joyce in quella città. E si può proseguire con i 100.000 dollari dell'American Express destinati, tramite il World momuments Found al recupero del Ponte delle catene a Bagni di Lucca: ai 150.000 euro che la fondazione olandese "Ars Longa" ha destinato al restauro del David di Michelangelo; alla multinazionale dei cosmetici Estee Lauder che ha finanziato un delicato e costoso restauro della tela di "Venere e Amore" del Ghirlandaio, o infine alla stravagante iniziativa di un gigante della gioielleria mondiale, Henry Winston che tempo addietro organizzò una festa da favola a Venezia a Palazzo Giustinian Recanati, facendo trasportare pietre preziose per 2,500 carati del valore di milioni e milioni di euro per raccogliere fondi da destinare al restauro di opere e monumenti. Ma cosa spinge un imprenditore a investire nel patrimonio culturale italiano? Secondo un inchiesta condotta da Civita fra le imprese italiane, l'86,6 per cento delle aziende intervistate ha risposto di ritenere che "la cultura, tradizionalmente intesa rappresenta un valore per il mondo dell'impresa".