Dopo la sfuriata ad Alemanno, létoile-assessore si sfoga: con questa classe politica non cè dialogo sulla cultura "Io presente solo 7 volte in giunta? Non mi spoglio mai dalle vesti istituzionali" Dopo la sfuriata con Alemanno, ieri il telefono della casa romana di Carla Fracci non ha mai smesso di squillare. «Mi dicono che sono stata una barricadera, o che mi sono concentrata solo sui miei interessi - racconta létoile e assessore alla cultura della Provincia - Tutta questa attenzione mi intimidisce. Io non sono una persona aggressiva, non so da dove ho tirato fuori quellenergia, quella disperazione che, fino ad oggi, avevo solo sperimentato sul palcoscenico, nella pazzia di Giselle». Il gruppo Pdl in Provincia ha chiesto le sue dimissioni dopo lepisodio romano dettato da "motivi esclusivamente personali e di ordine professionale". «Hanno anche detto che non avrei dovuto essere presente da assessore alla manifestazione contro il decreto Bondi. Cerano il vicesindaco, lassessore regionale alla cultura Scaletti, perché abdicare al mio ruolo? Con il riferimento ad un incontro mai concesso da Alemanno ho voluto stigmatizzare lassenza di dialogo con questa classe politica quando si parla di cultura. E se il sindaco mi avesse ricevuto, non avrei discusso del mancato rinnovo del contratto allOpera di Roma, ma sul futuro dei ballerini romani, simbolo dellincertezza in cui versa tutta la danza in Italia. E poi quella frase "largo ai giovani", pronunciata dal sindaco di Roma. Io ho sempre pensato ai giovani: come protagonisti e destinatari degli spettacoli. Mi pare unoffesa a chi giovane non lo è più, ma ha il dovere di trasmettere tutta la propria esperienza a chi sarà adulto domani. Se non ci fossimo noi a testimoniare leccellenza della cultura italiana, chi potrebbe aprire la strada ai nostri ragazzi?». Lei è stata presente a sole 7 su oltre trenta sedute della giunta. «Appena Barducci mi convocò, chiarii che fino a luglio sarei stata impegnata a Roma, allOpera. Poi, sarei stata più presente. Così sarà. Non sono lunica ad aver accumulato assenze in giunta. E poi, vorrei sottolineare che non mi spoglio mai dalle vesti di assessore: neanche quando mi invitano ad eventi di rappresentanza o ad incontri speciali come quello con il Papa». Carla Fracci costa troppo alla Provincia, dice il centrodestra, in rapporto alle sue presenze. Uno stipendio che supera i 4 mila euro, lassunzione a termine di una sua collaboratrice... «Cè un lavoro quotidiano che mando avanti da qua, per questo ho bisogno di una persona che mi aiuti e sia presente a Firenze. E poi, mi spetta, come a qualunque assessore. Anzi, di collaboratori dovrei averne due: una esterna, e una interna alla Provincia. Che ancora non mi è stata assegnata». Le compagnie toscane si aspettano da lei un contributo serio, organico. E altrettanta vis battagliera. A cominciare da Maggiodanza. «Mi impegnerò su questo fronte, con i ballerini del Maggio ne ho già parlato. Da anni voglio realizzare una compagnia nazionale in cui accogliere quei giovani italiani di talento che rischiano di fuggire allestero perché senza lavoro. Mi piacerebbe farlo in Toscana, mia terra dadozione. Ma ci vogliono tanti soldi. Pubblici e privati». Perché ha accettato lincarico fiorentino? «Non per ragioni politiche. So che si dice che ho fatto carte false. E una bugia: quando il presidente Barducci mi ha chiamata, sono caduta dalle nuvole. Poi ho pensato che la Provincia ha un ruolo cruciale nella diffusione della cultura: lo so bene io che, pur essendo étoile alla Scala, convinsi lallora soprintendente Badini ad una massiccia opera di decentramento ovunque in Lombardia. E inutile vantarsi delleccellenza di un capoluogo se, intorno, cè il vuoto».