"Vorrei mettere in contatto arte ed economia, due mondi che si parlano poco" Regista dellacquisto del Pignone da parte di Ge, vive a Fiesole «NON so cosa verrà deciso. Ma se me lo chiedono io sono disponibile. Sono innamorato di Firenze, entusiasta di essere utile alla città e amico del sindaco Renzi». Parla Paolo Fresco, lavvocato che, quando era il numero due di General Electric, fu il regista dellacquisto del Pignone da parte del gigante Usa. Prima di diventare, una volta in pensione da Ge, presidente della Fiat. Dal 1998 il settantacinquenne Fresco e la moglie vivono a Fiesole. Si sta parlando di lui come sempre più probabile membro del nuovo cda del Teatro del Maggio su cui ormai è fibrillazione: la scadenza del vecchio è venerdì, se non saranno stati nominati almeno cinque su sette dei nuovi consiglieri, il nuovo non potrà farsi e Francesca Colombo non potrà venire ufficialmente nominata sovrintendente. Ormai praticamente certi i nomi dei due rappresentanti dei privati, Giovanna Folonari (ex assessore provinciale) e Gabriello Mancini (Mps), mancano le nomine ministeriale (un rappresentante) e regionale (due). Quanto a Palazzo Vecchio, ha diritto a due consiglieri: uno è Renzi che è il presidente, laltro venerdì ci sarà. Il nome è pronto ma potrebbe venire sbaragliato da Fresco, che il sindaco vuole assolutamente e che pare punti a far nominare dal ministero. Bondi però ancora ieri non se ne era occupato. Se rifiuterà perché pare voglia nominare luomo del coordinatore del Pdl Verdini, Antonio Marotti che già era nel cda, il manager dovrebbe passare in quota Comune. «Sono nato a Milano, ho origini liguri, ho studiato a Genova, ho vissuto a lungo in Usa, ma, appena andato in pensione, ho scelto di vivere a Firenze, anzi a Fiesole. Da presidente della Fiat ho fatto il pendolare, anche in elicottero. Poi dal 2003 vivo qui stabilmente». Fresco non è di quelli che dicono uffa Firenze. «Mi ha sedotto la cultura che Firenze rappresenta. Il Rinascimento ha influito su tutta la cultura dellOccidente». Glorie passate. «Non creda tanto. Firenze è città intelligente e ha capacità creative elevate, assai più dei quanto si creda. Gli artigiani, le piccole imprese: anche quello è creare, larte con la A maiuscola la si riconosce dopo molti anni. Ma lallarme è giustificato. E bene che Firenze si dia una sveglia e che aggiunga al patrimonio il rinnovamento. Larte non è conservazione ma creazione. In nome del rinnovamento io, da vecchio saggio, cerco di darmi da fare. Nella Fondazione Strozzi, con lEnte Cassa, con il presidente di Confindustria Gentile». E ora potrebbe essere con il teatro. «Non sono un melomane, ho più esperienza con le arti figurative. Ma so che il Maggio è il pezzo forte di Firenze e il suo rinnovamento mi interessa. Se me lo chiedono sarò lieto di rendermi utile». Fresco è prudente, ma glielo ha chiesto Renzi, laltro giorno hanno pranzato insieme e il sindaco ha incassato il sì del manager che sa di avere davanti un compito non facile. «Ripetuto che di musica so il giusto, di business me ne intendo. Per esperienza so come far quadrare un bilancio, anche se è più facile in unazienda che in unistituzione culturale. Però anche lì si tratta di costi e ricavi, di limitare i primi e far crescere i secondi. In Italia i cda contano poco ma se ci sono le persone giuste qualcosa si può fare». Cè poi il problema degli scarsi contributi privati al Maggio. «Lostacolo principale è che in Italia le donazioni non sono deducibili dalle tasse. Io per esempio ho donato un quadro agli Uffizi e lho dedotto dalle mie tasse Usa. Altri americani potrebbero fare così». Dunque potrebbero contribuire al Maggio più facilmente degli italiani. «Sì. Ma andiamoci piano. Preferiscono restaurare un Michelangelo o unarchitettura, operazioni più tangibili e riconoscibili che incrementare le rappresentazioni di un teatro». Lunica speranza è che «il festival del Maggio è uniniziativa di grande prestigio internazionale». Dunque qualcosa anche qui si può fare. «Ma non credo proprio - Fresco mette le mani avanti - che il principale obiettivo per cui io sarei chiamato sarebbe raccogliere fondi». Lo interessa piuttosto mettere in contato cultura e economia, arte e, perché no, guadagno. «Esiste ancora un dissidio tra chi si occupa darte e chi di economia. Troppo spesso i primi vogliono solo conservare e i secondi fanno cose brutte. Ma si può conciliare il bello e leconomia. Il bello al Maggio cè già, si tratta di mettere in moto il resto. La crisi cè a Firenze ma non più che altrove. Ci scordiamo che ha la grande industria, basta il Pignone che è leader mondiale nelle turbine e i compressori, esporta il 95 dei suoi prodotti e molte città ci invidiano. Ma non si fa impresa solo con le grandi macchine. Firenze può valorizzare il suo patrimonio culturale a fini economici. Non è vendendo i biglietti che si guadagna, ma il Maggio, come la Fondazione Strozzi e tutto il resto, può avere ricadute forti e convincere i turisti a rimanere una settimana e scordare il mordi e fuggi».