Dal Pozzolo: ma la politica scelga le priorità "Per evitare doppioni ci si può ispirare a quanto sperimentato durante i Giochi" In tempi di scarsità di risorse, come e dove risparmiare senza abbassare il livello dellofferta culturale? «Dipende dagli obiettivi politici ovviamente, ma se guardiamo fuori dallItalia, scopriamo che qualche cambiamento si può fare e risparmiare risorse». Lo dice Luca Dal Pozzolo, direttore dellOsservatorio culturale del Piemonte, che ogni anno presenta i suoi dati. Il punto di vista di un osservatore tecnico in giorni in cui il Salone del libro chiude i battenti con un nuovo record e il mondo della cultura piemontese è in fibrillazione per gli annunci di tagli del neo assessore forzista Michele Coppola. Il quale studia i bilanci, parla di scelte da fare, e si concede le prime, caute, osservazioni: i finanziamenti di Traffic, i costi del Circolo dei lettori, lurgenza di vedere il bilancio del Fondo per il cinema. Dal Pozzolo, vogliamo ricordare quali sono i parametri di valutazione del sistema culturale di una regione? «I dati sullattività, cosa e quanto si produce, il pubblico, le risorse economiche (contributi pubblici o sponsor privati, introiti provenienti dai biglietti venduti), il personale e quanto viene retribuito. Insomma le principali grandezze economiche dellattività. Sono questi i dati che chiediamo a tutte le associazioni e che poi presentiamo nellOsservatorio. I diversi settori presentano caratteristiche diverse e ci sono differenze, ma sono questi gli indicatori generali per le tre grandi famiglie della cultura: spettacoli dal vivo; musei e beni culturali; editoria, radio e tv, produzioni discografiche e nuovi media». Se lei dovesse stabilire priorità, quale indicatore metterebbe al primo posto? «Non si può stabilire un ordine se prima non si stabiliscono degli obiettivi, che sia potenziare un territorio in difficoltà o incentivare larte contemporanea per fare solo due esempi. Ma se partiamo dal presupposto che si deve ottimizzare non facendo scelte di esclusione o di potenziamento allora ci sono interventi possibili». Lei suggeriva di guardare a quanto si fa allestero. Ci fa un esempio concreto? «In Inghilterra si è deciso che i musei devono essere gratuiti. Una scelta possibile e condivisibile. In cambio però, in alcuni musei se un visitatore lascia il cappotto gli si chiede 5 sterline, e altre realtà sono molti attive nel recuperare contributi volontari». Ci sono condizioni sostenibili e altre che lei ritiene non più sostenibili in un momento di scarsità di risorse? «Non ci sono scelte insostenibili di per sé. Dipende appunto dalla politica culturale che si vuole fare, ma in un clima di risorse limitate anche la cultura è toccata e bisogna farci i conti». Ritiene possibile che ci siano manifestazioni free, concerti totalmente gratuiti ad esempio? «Le faccio io una domanda. Se ad entrare senza pagare fosse una classe di studenti che studia musica? Io credo che se si crede in un progetto educativo, questo sia accettabile. In altri casi, di questi tempi mi pare una scelta difficile e comunque da motivare. Molti festival culturali in Italia sono a partecipazione libera ma svolgono un grande ruolo di promozione dalla città». Altro esempio diretto. Cosa ne pensa di un museo come il Mao che è costato molto ma vende pochi biglietti? «Personalmente il Mao è un museo che mi piace, ma questa è unopinione solo mia, da fruitore. Se parlo invece da persona che analizza i costi-benefici, non ritengo che 85mila visitatori allanno siano pochi per un Museo aperto da poco». Non crede che si possano recuperate risorse evitando doppioni fra un assessorato allaltro, soprattutto fra cultura e turismo? «Assolutamente, ne sono convinto. Cè stato un periodo, durante la pax olimpica, in cui cè stato un terreno di sperimentazione importante. Migliorare si può anche su questo fronte». Le associazioni culturali dovrebbero pubblicare i loro bilanci? «Lho detto in più occasioni. Finanziamenti ricevuti, attività svolta. Un servizio utile e auspicabile per tutti».