«Bisogna restare uniti per battere il decreto Bondi» scandisce il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, in un teatro dellopera di Roma stracolmo. Loccasione è quella di protestare contro il provvedimento legislativo che porta la firma del ministro dei Beni culturali, varato dal consiglio dei ministri, firmato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano e che ora dovrà essere convertito il legge dal parlamento. A Roma si sono dati appuntamento i sindaci le cui città sono sede di teatri lirici, i lavoratori dei teatri, parlamentari e politici. Cera anche una cinquantina di dipendenti del Carlo Felice, che contro il decreto hanno già attuato un paio di scioperi e una serie di manifestazioni, destinate peraltro a continuare. Restare uniti, ammonisce la Vincenzi. Uniti come è accaduto a Genova, dove in nome della battaglia contro il decreto Bondi si è ricostituita ununità di intenti - tra Comune e sindacati, tra sigle sindacali, addirittura tra le diverse figure professionali allinterno del teatro dellopera - che si era persa in anni di liti, scioperi, conflittualità. Uniti come hanno dimostrato, sempre a Genova, non solo i lavoratori e i loro sindacalisti, ma anche i politici. Come in consiglio comunale, dove venerdì è stato approvato «un documento unitario votato da tutti, destra e sinistra insieme».