In una assemblea strapiena, partecipata e surriscaldata al Teatro dellOpera di Roma, dove pareva di essere tornati al Sessantotto, tra urla tenorili e striscioni politici i lavoratori e tutti i sindacati (di destra e di sinistra) chiedono che il decreto Bondi sulla riforma delle fondazioni liriche venga ritirato punto e basta, anche una ferrea, pacata signora come Carla Fracci perde la testa e sinfuria: «Buffone!», «Vergogna!, vergogna», urla con lindice puntato sul sindaco capitolino Gianni Alemanno, impietrito nella sua poltrona mentre gli oltre mille lavoratori in sala inneggiano «Fracci, Fracci...». La baraonda, imprevista, fuori programma, si scatena nella prima assemblea pubblica sulla riforma delle fondazioni liriche, un attimo dopo la conclusione, tra fischi e applausi, dellintervento del sindaco capitolino, che bocciando anchegli, e a sorpresa, il decreto del suo collega di partito, si propone come «mediatore per fare modifiche, perché non devono essere i lavoratori a pagare il prezzo della riforma», dice Alemanno dal palco. Tornato in platea, létoile della danza italiana gli si avvicina ma lui reagisce con un evidente gesto di stizza. A quel punto, rossa in volto, gonfia di rabbia, la Fracci è incontenibile: «Sono due anni che chiedo un appuntamento. Nemmeno una risposta. Vergogna! Buffone!». La trascinano via, ma lei urla: «Lui e Muti non si permettano di dire che lOpera di Roma è un teatro traballante, qui ho dato dieci anni della mia vita. Vergogna». Più tardi létoile dirà pubblicamente: «Gli interventi violenti non sono nel mio stile ma mi sono sentita offesa. Sono solidale con voi lavoratori, sono unoperaia dellarte». Alemanno, lasciando la sala, liquiderà la faccenda: «Sì, Carla Fracci mi chiede da tempo un incontro, ora glielo darò, ma lei vuole il rinnovo del contratto che dura ormai da troppi anni e per il Teatro dellOpera è giusto cercare forze più fresche con tutto il rispetto per lei». Lantipatico siparietto è stata una parentesi nella unanime bocciatura del decreto Bondi ieri al Teatro dellOpera, zeppo di delegazioni dei lavoratori delle 14 Fondazioni liriche, di politici e sindaci (sono i presidenti delle Fondazioni) tra cui fa notizia, appunto, Alemanno che si è dichiarato "contro Bondi". «Mi auguro che da questa assemblea vengano fuori controproposte - ha detto - da presentare al governo per cambiare la riforma». «Per noi questo decreto va ritirato e basta», dice Silvano Conti della Slc-Cgil allunisono con la sala dei lavoratori che ha acclamato come un leader il sindaco di Bari Michele Emiliano quando asserisce: «È tutto da rifare». Lo dicono anche i politici, dallItalia dei Valori allUdc. Il senatore Pd Vincenzo Vita lancia lidea di «una manifestazione in difesa della cultura come quella di piazza del Popolo per la libertà di stampa». Intanto, in Senato prosegue lostruzionismo al decreto che il 9 giugno arriva in aula, con scarso margine prima della scadenza, il 28. «Bondi farebbe prima a ritirarlo e a dare disponibilità per un disegno di legge di riforma condiviso», dicono nel Pd. E i sindacati: «Noi siamo pronti a occupare i teatri». Dal clima di ieri, cè da crederci.
ROMA - Lassemblea allOpera boccia la riforma Bondi. Carla Fracci contro Alemanno "Vergogna, mi ha snobbato"
I lavoratori delle 14 Fondazioni liriche hanno tenuto un'assemblea pubblica al Teatro dellOpera di Roma, dove hanno bocciato il decreto Bondi sulla riforma delle fondazioni liriche. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è presentato come mediatore per fare modifiche, ma la danzatrice Carla Fracci lo ha criticato duramente, urlando "Vergogna!" e "Buffone!". La Fracci è stata trascinata via dalla sala, ma ha detto pubblicamente che si sentiva offesa. Alemanno ha poi affermato di essere disposto a incontrare Fracci per discutere del rinnovo del suo contratto.
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