I ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia di Genova hanno occupato simbolicamente le strutture dell'ente, con striscioni di protesta contro il previsto accorpamento del loro istituto con il Cnr. In tutta Italia si raccolgono firme per sospendere ogni attività di ricerca per un anno, una «serrata della scienza» che non avrebbe precedenti. E mercoledì, mentre il governo discuterà la riforma Moratti degli enti pubblici di ricerca, molti scienziati, tra cui Levi Montalcini, Bernardini, Buiatti, Pacini e Parisi, manifesteranno di fronte alla Camera in una sorta di «girotondo per la scienza» in cui simbolicamente restituiranno al governo provette e microscopi, gli strumenti di un lavoro divenuto impossibile, tra riforme minacciate e cronica mancanza di fondi. Ma sono anche altre storie, apparentemente minori, che danno la misura della situazione disastrosa in cui si trova la ricerca italiana. Come quella della Scuola di fisica Enrico Fermi a Varenna (Lecco). Un'istituzione prestigiosa, nata 50 anni fa, nel luogo dove il fisico italiano tenne la sua ultima lezione, nell'estate del 1954. Una scuola che ogni estate organizza cicli di lezioni con professori di tutto il mondo anche Nobel come Chandrasekhar, Taylor e Giacconi. E che hanno portato alla pubblicazione di circa 130 volumi considerati un modello internazionale per contenuto scientifico e cura editoriale. Ma ora questo autorevole esempio di ricerca italiana rischia di chiudere per mancanza di fondi. Ne abbiamo parlato con Franco Bassani, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e oggi presidente della Società Italiana di Fisica, direttore della Scuola di Varenna. Professor Bassani, che succede alla Scuola Enrico Fermi? Proprio quest'anno, quando celebreremo il cinquantenario, rischiamo di dover chiudere le attività. Mancano 40mila euro per il 2003. In passato il Cnr garantiva questi fondi, ma a dicembre ci hanno comunicato che la voce di bilancio relativa al finanziamento delle scuole è stata soppressa. L'Unione Europea aveva già approvato il cofinanziamento della scuola, ma una parte della cifra necessaria deve essere messa a disposizione dall'istituto stesso. E lo stato finanziario del Cnr non consente più questi investimenti. Eppure la scuola di Varenna dovrebbe essere un vanto nazionale. In passato è stata diretta anche dal Nobel Giacconi... Si. Ho sentito dire che Giacconi è italiano solo di nascita. Sono storie. I suoi lavori li ha fatti in Italia. È stato allievo diretto di Giuseppe Occhialini e Bruno Rossi. È andato negli Usa negli anni 70, quando la sua preparazione scientifica e professionale era già formata. Un esempio illustre di fuga dal nostro paese... Ma con una differenza: una volta chi andava negli Usa poi tornava, oggi invece chi parte non torna più. La metà dei miei allievi della Scuola Normale di Pisa oggi lavora all'estero. Qualcuno afferma però che siamo anche di fronte a un cambiamento culturale nella visione della scienza e della ricerca viste ormai come strumenti più che come obiettivi. E' d'accordo? La scarsa considerazione dei problemi della cultura e della ricerca scientifica a cui si assiste oggi è impressionante. Non ho mai visto una cosa simile in passato, neanche quando eravamo poverissimi. Oggi siamo abbastanza ricchi eppure non abbiamo il coraggio, l'entusiasmo e la fiducia per guardare al futuro. La ricerca, l'educazione e la scuola sono investimenti fondamentali, ma ho l'impressione che non ci sia più sensibilità verso queste cose. La congiuntura economica è stagnante, ma è proprio in questi momenti che bisogna essere lungimiranti. Il governo ha proposto una riforma complessiva del sistema degli enti pubblici di ricerca... La fisica italiana è ben considerata in tutto il mondo. Se non ci sono soldi è inutile trastullarsi nelle riforme o ritoccare qua e là. La realtà è che i fondi per la ricerca diminuiscono. Le riforme, nell'immediato, non fanno aumentare i mezzi finanziari ma li fanno diminuire. La razionalizzazione del Cnr, per esempio, è già stata fatta pochi anni fa e oggi gli istituti del Consiglio sono di primissima qualità quanto a produzione scientifica. Secondo la proposta di riforma, l'Istituto nazionale di fisica della materia confluirà nel Cnr. Le sembra una scelta appropriata? Ho scritto recentemente al ministro Moratti proprio su questa questione. L'Infm è stato creato solo nove anni fa per coordinare le ricerche in un campo della fisica molto interessante. In Italia l'unica azienda competitiva con il resto del mondo è la ST Microelectronics, la terza società mondiale nel campo dei semiconduttori. Tutta la ricerca in questo settore cruciale è stata coordinata molto bene dall'Infm, e potenziata con mezzi relativamente modesti. Se si analizza il loro lavoro si dovrebbe premiare queste persone, invece accade il contrario: l'ente viene cancellato e inglobato nel Cnr, che a sua volta si trova in una crisi finanziaria gravissima. Riesce difficile capire il senso di una tale decisione. Galileo - Giornale di scienza e problemiglobali, www.galileonet.it
Enrico Fermi, l'ultima lezione - La prestigiosa scuola di fisica di Varenna rischia la chiusura. Parla Franco Bassani
I ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica della Materia di Genova hanno occupato le strutture dell'ente per protestare contro l'accorpamento con il Cnr. In tutta Italia si raccolgono firme per sospendere ogni attività di ricerca per un anno. Molti scienziati, tra cui Levi Montalcini, manifesteranno di fronte alla Camera per simbolicamente restituire al governo provette e microscopi. La Scuola di fisica Enrico Fermi a Varenna (Lecco) rischia di chiudere per mancanza di fondi. La scuola, nata 50 anni fa, organizza cicli di lezioni con professori Nobel e ha pubblicato circa 130 volumi considerati un modello internazionale.
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