Il capolavoro di Michelucci alla prova dello shopping centre Questa stazione è uno scrigno: marmi, travertino, pietra forte, rame brunito per gli infissi, i dipinti di Ottone Rosai e persino una «cascata di vetro» (ma non un vetro qualsiasi, bensì Termolux infarcito di fibre di metallo e capace di regalare una luce unica). Un bellissimo vaso di Pandora di gusto razionalista che era piaciuto tanto persino al Duce che l'aveva paragonata ad un «fascio littorio visto dall'alto» (ma anche Margherita Sarfatti era una sua grande estimatrice). Proprio come accade a chi si avvicina a quel mitico vaso colmo di pericoli, chi tocca la Stazione di Santa Maria Novella a Firenze (per restaurarla, per arricchirla, per rinnovarla) corre però da sempre il rischio di essere subito inghiottito dalle polemiche. Ne sa qualcosa l'architetto Cristiano Toraldo di Francia che nel 1990, per i Mondiali, aveva progettato una pensilina sul Lato Nord: immediatamente travolta da così tante accuse («Stravolge la prospettiva»; «Inutile esibizione di citazioni colte») da farne ipotizzare l'abbattimento (con tanto di raccolta di firme e di dibattito sui modi dell'operazione), anche se per ora il famigerato palazzetto post-moderno resta in piedi con tutto il suo contorno di degrado, piccola malavita, senza tetto. Molto meglio era invece andata all'ingresso alla Stazione dalla Fortezza da Basso, disegnato da Gae Aulenti e subito «promosso» persino dagli stessi fiorentini. Giovanni Michelucci (alla guida di quel Gruppo Toscano composto da Pier Niccolò Berardi, Nello Baroni, Italo Gamberini, Sarre Guarnieri, Leonardo Lusanna che si divide con il maestro la paternità di un progetto diventato realtà nel 1935) continua a seguire il destino del suo gioiello «razionalista ma non troppo» dalla fontana della contigua Palazzina Reale, realizzata a fianco del corpo centrale per accogliere «i Re di passaggio a Firenze», dove lo scultore Italo Griselli l'aveva ritratto con la moglie Eloisa Pacini. «La mia stazione ha le spalle grosse» aveva detto il progettista (scomparso quasi centenario nel 1990) davanti alla contestatissima pensilina. E certo passerà anche questa nuova bufera da tempo annunciata, quella che vede Santa Maria Novella inserita nel progetto delle Grandi Stazioni, lo stesso che ha portato al rinnovo di Termini a Roma, di Porta Nuova a Torino e della Centrale a Milano. Inizialmente affidato all'architetto romano Marco Tamino, il progetto prevede un grande lavoro di ripulitura e restauro con l'intenzione di rendere «redditizie» le stazioni («Ormai l'unico vero spazio di aggregazione cittadina» secondo le Ferrovie). A preoccupare molti è però l'ombra di una scalinata che dovrebbe collegare il piano d'arrivo con i nuovi spazi commerciali e i parcheggi sotterranei: prima (con Tamino) doveva essere collocata nello spazio che oggi accoglie l'edicola nell'atrio biglietteria, poi era stato «minacciato» il suo spostamento nel centro della «galleria di testa» (quella da cui abitualmente si passa), poi ancora in «testa binario» mentre ora pare sia tornata in auge la collocazione pensata da Tamino (attualmente «escluso» dal progetto, secondo molti, per il «controverso risultato» raggiunto a Milano). La stessa incertezza è sintomo dei pericoli che il restauro di Santa Maria Novella comporta. Claudia Conforti, docente di storia dell'architettura alla facoltà di Ingegneria di Roma Tor Vergata e tra l'altro autrice (per Electa) di un catalogo delle opere di Michelucci, sottolinea la necessità «prima di tutto di un restauro» dei materiali («Tutti egualmente preziosi»), un restauro persino politico: «La stazione è il simbolo della stessa Unità d'Italia, con i marmi che arrivano da tutte le regioni, con i materiali della nostra tradizione»: il bianco apuano, il rosso Amiata, il giallo Siena, il verde Alpi, il serpentino perlaceo affiancati al travertino di Rapolano, al lamierino di rame e a quello patinato (oltre naturalmente alla «grande scatola» di pietra forte). Nuovi interventi? «Meglio di no. Cominciamo con il pulire tutto». E in questo tutto c'è davvero un'anteprima di industrial design Made in Italy: le panchine appoggia bagagli, i salvaurti, gli sportelli delle biglietterie in cristallo, le scritte in bronzo, fino agli orologi elettrici progettati da Nello Baroni e ai pannelli con le fotografie con le città d'Italia («Molte spiega Conforti le aveva fatte proprio Michelucci»). Certo, se fosse «soltanto» un museo sarebbe tutto più facile. Ma questa è prima di tutto una stazione, la quarta grande stazione d'Italia («La più bella» secondo Conforti). Dove per restaurare, progettare e recuperare bisogna sempre tener conto dei 59 milioni di passanti-utenti all'anno, dei 170mila al giorno: «Un vero e proprio Paese devastante e distratto spiega Susanna Bernardini, direttore tecnico del progetto Grandi Stazioni . Con le sue valigie sempre più grandi, con i suoi trolley dalle ruote piccolissime capaci però di danneggiare in profondità marmi e pavimenti». Per salvarla dal degrado, per trasformarla in un luogo dove si voglia stare e non solo passare «è necessario dice l'architetto Bernardini farla diventare un luogo di aggregazione. Al posto di McDonald's, ad esempio, faremo presto un caffè con biblioteca». Le Ferrovie, d'altra parte, puntano molto sull'idea di trasformare le Grandi Stazioni in veri e propri centri commerciali dove si possa anche spendere (già succede a Termini). A testimoniare l'inizio dei lavori per ora ci sono, in apparenza, solo due grandi cartelloni bianchi e azzurri con i dati tecnici del progetto (il cantiere è visibile da Piazza Adua, solo lungo il binario 16, e all'ingresso dell'atrio biglietteria, ma i locali sono sbarrati). La pulitura? «È già cominciata, anche se per ora riguarda i passaggi sotterranei, quelli effettivamente più degradati. Poi abbiamo rimesso in sesto quelle bellissime ferro-finestre lungo i binari e sanato una parte dell'atrio biglietteria dove dormivano i clochard». Nuovi, e ben inseriti, sono anche i tabelloni (luminosi) che hanno in parte sostituito, nell'uso quotidiano, quelli originali (meno riuscito invece il connubio vecchio-nuovo nella sala d'attesa e ancora tutta da trovare una collocazione meno deturpante per i carrelli delle «Delizie di Toscana»). Tempi e costi previsti? «Abbiamo incominciato lo scorso ottobre, finiremo nella primavera 2012. Tutto per 19 milioni di euro». Ma tiene a precisare ancora Bernardini: «Ogni intervento viene sempre studiato con la Soprintendenza». Santa Maria Novella di Firenze (protagonista della memorabile scena degli schiaffi in Amici miei e più normalmente dell'omonima canzone di Pupo) è, insomma, davvero un po' speciale. Stazione di testa (dove il treno arriva, si ferma, riparte in senso inverso) fa da sempre parte della quotidianità cittadina. Da quell'atrio centrale («Ispirato alle nostre piazze»), sotto la grandiosa cascata di Termolux alta dodici metri della biglietteria modellata sulle Cappelle Medicee è insomma passata, almeno una volta, tutta Firenze. E tanti stranieri con zaino, cappello e look quasi sempre un po' da campagna (non siamo in Toscana?). Certo sono «devastanti e distratti» o forse più semplicemente non sanno (al pari di tanti italiani): ad esempio che Santa Maria Novella è un progetto fatto da giovani (il più anziano era Michelucci poco più che quarantenne ma già professore alla facoltà di Architettura di Firenze, Gamberini era il suo assistente, gli altri non erano ancora nemmeno laureati). O che nella Palazzina Reale c'è un piccolo giardino con le palme che voleva rappresentare «il nostro sogno dell'Impero». O che, ancora, il vano binari è praticamente sospeso, senza sostegni. Così bella, questa stazione, che verrebbe quasi voglia di farne un museo, o almeno «un bell'oggetto» tutto da scoprire e da visitare: c'è il delizioso binario 1A con tanto di piantine e chiesetta, c'è il binario 8 con una targa che ricorda il treno che, durante la seconda guerra mondiale, partì da qui carico di deportati ebrei destinati ai campi di concentramento. Nell'attesa di celebrarne l'estetica, bisogna solo sperare che la moda dei trolley passi e che quella nuova scala finisca davvero nel posto migliore
Corriere della Sera
16 Maggio 2010
FIRENZE - Se Santa Maria Novella diventa stazione commerciale
ST
Stefano Bucci
Corriere della Sera
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Bene culturale
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