Monumentale, archeologica, barocca: in una parola, eterna. Anche per questo forse pigra e sonnacchiosa in un immaginario ancora assai diffuso. Eppur si muove, da qualche tempo. E da fine maggio, con l'apertura dopo un decennio di lavori e ritardi accumulati di due importanti opere di architettura, Roma si candida a diventare capitale anche del contemporaneo. Le due opere pronte per essere inaugurate sono due nuovi musei, entrambi dedicati all'arte d'oggi. Uno, il Maxxi, di competenza statale, è firmato da Zaha Hadid, architetto angloirachena e Pritzker Prize (massimo riconoscimento per la disciplina). L'altro, il Macro, museo del Comune di Roma, è stato invece ampliato dalla francese Odile Decq, che ha progettato una nuova ala dotata di grande tetto-terrazza sue due livelli, in aggiunta alle sale ricavate negli anni Novanta dal recupero dell'ex complesso industriale della birra Peroni. Il nuovo Macro, che aprirà definitivamente in autunno, il 29 e il 30 prossimi, in coincidenza con l'inaugurazione del Maxxi, si potrà visitare in anteprima prenotando sul sito www.macroeventi.org. Zaha e Odile, due donne, due musei. In aggiunta al recente e ormai collaudatissimo Auditorium firmato da Renzo Piano (www.parcodellamusica.it) che dal Maxxi è raggiungibile con cinque minuti di cammino e alla contestata teca dell'Ara Pacis, opera di un'altra cosiddetta archi star, l'americano Richard Meier (www.arapacis.it). Entrambi edifici che attirano, anche a prescindere dalle attività proposte, centinaia di migliaia di visitatori ogni anno. Nell'attesa di una Roma che verrà (se e quando, finanziamenti e burocrazia permettendo: al lavoro nella capitale ci sono, tra gli altri, Santiago Calatrava per un complesso sportivo a Tor Vergata, Rem Koolhaas per il recupero degli ex Mercati Generali all'Ostiense, Massimiliano Fuksas per il nuovo Centro Congressi all'Eur e ancora Renzo Piano, sempre all'Eur, per uno scenografico edificio vetrato con serra affacciato sul laghetto) questo è oggi il quadrilatero della nuova architettura d'autore in città: Maxxi, Macro, Auditorium e Ara Pacis. Con un solo edificio, quello di Meier, collocato nel centro storico (l'architetto è anche autore della meno conosciuta chiesa Dives Misericordiae, costruita nella lontana periferia di Tor Tre Teste per il Giubileo 2000, giocata su volumi bianchi e trasparenze, da molti considerata un capolavoro dell'architettura sacra odierna, www.diopadremisericordioso.it). Il Maxxi, opera d'arte in sé a prescindere dalle collezioni (300 opere per ora) o dalle mostre che ospiterà, apre al pubblico il 30 maggio, dopo una serie di anteprime su prenotazione che nel corso degli ultimi mesi hanno fatto registrare una vera febbre da tutto esaurito. Anche gli ingressi all'opening del 29 maggio sono andati subito esauriti sul sito del museo (www.fondazionemaxxi.it), con 14mila prenotazioni in pochi giorni (il 27 e 28 ci saranno due aperture a inviti). Sorto dove un tempo erano vecchie caserme in parte integrate nel nuovo progetto, nel borghese e semi-centrale quartiere del Flaminio, il Maxxi si inaugura con quattro mostre: «Spazio» (opere dalle collezioni permanenti), un'antologica su Gino De Dominicis, video-lavori del turco Kutlug Ataman e mostra omaggio all'architetto Luigi Moretti. Ma a far da traino è a tutt'oggi soprattutto l'edificio. Tanto sobrio nei materiali (cemento, vetro, acciaio) quanto spettacolare nelle forme fluide, culminanti nel corpo aggettante alto 23 metri, con sala panoramica attraversata da un'asola trasparente nel pavimento. Da segnalare ancora, sempre negli stessi giorni (26-30 maggio) la fiera d'arte «The Road to contemporary Art», nell'area dell'ex Mattatoio di Testaccio, rione ex popolare da anni sempre più di tendenza. La fiera 67 stand di gallerie italiane e internazionali e ricchissimo corredo di iniziative collaterali in città: www.romacontemporaìy.it occuperà tre padiglioni del complesso di fine Ottocento, compresa "la Pelanda» dove un tempo venivano macellati i suini. Lo spazio, 5.000 metri quadrati con ancora vasche e ganci usati per il bestiame, è stato da poco trasformato in suggestivo contenitore per mostre ed eventi. Un'operazione simile a quella condotta per le «Officine Farneto», ex magazzini del Foro Mussolini (oggi Foro Italico) progettati nel 1931 da Del Debbio e recuperati come spazio culturale (www.officinefarneto.it).