Il consulente che diede l'ok all'insediamento è stato arrestato nell'inchiesta sulla «cricca» Dalla linea dell'intransigenza a quella della trattativa: il cambio di amministrazione a Mantova è coinciso con una cambio di rotta su una delle questioni più spinose sul tavolo politico, la lottizzazione Lagocastello, vale a dire la costruzione di 200 villette in riva al Lago Inferiore in un'area sottoposta a vincolo da parte della Soprintendenza ai beni culturali. I lavori sono fermi, per bloccare le ruspe si sono mobilitati intellettuali, politici e ambientalisti a livello nazionale, ma il titolare dell'impresa minaccia fuoco e fiamme (e una richiesta di danni a sette zeri), forte della concessione edilizia rilasciatagli nel 2005. Fino a ieri l'ex sindaco Fiorenza Brioni (Pd) aveva tentato in tutti imodi di scongiurare l'insediamento della Lagocastello, ereditato dalla giunta precedente. Il nuovo primo cittadino Nicola Sodano (Pdl) ha però abbandonato l'atteggiamento della fermezza: «I nostri legali contatteranno quelli delle ditte costruttrici ha dichiarato per verificare la possibilità di una ricomposizione bonaria della vicenda». Verrà chiesta una modifica del progetto? Verrà offerto un indennizzo? «Sono aspetti da verificare replica Sodano ma di sicuro vogliamo evitare un bagno di sangue alle casse del Comune, salvaguardando l'ambiente». Ruspe ferme L'area dove l'immobiliare Lagocastello doveva costruire 200 villette «Io ho già realizzato l'80 delle opere di urbanizzazione dice chiaro e tondo Antonio Muto, titolare della Lagocastello, che ha minacciato di chiedere 80 milioni di danni al Comune ho speso 5 milioni e ho già venduto parte degli immobili. Chiediamo di portare a termine l'intervento o che ci sia assegnata una nuova area. Ci fa piacere che il Comune accetti il dialogo, negli ultimi cinque anni non era mai successo». Ogni trattativa tra pubblico e privato è però fortemente condizionata dalle due cause pendenti sull'affare Lagocastello. Il Tar di Brescia dovrà decidere se è legittimo il vincolo di inedificabilità che la Soprintendenza ha posto sull'area nel 2008, tre anni dopo, cioè, il rilascio della concessione edilizia. Se il Tar confermerà la restrizione, difficilmente sorgeranno le villette di fronte ai palazzi voluti dai Gonzaga. La decisione è attesa entro la fine dell'anno. Il Consiglio di Stato invece deve decidere se, indipendentemente dal vincolo, per costruire davanti alla skyline rinascimentale di Mantova occorra o meno una valutazione di impatto ambientale. Una prima consulenza ha stabilito sorpresa! che quel passaggio non serve. Ma sorpresa bis! la consulenza porta la firma di Fabio De Santis, il provveditore alle opere pubbliche della Toscana arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla «cricca» dei lavori pubblici. I legali del Comune di Mantova chiedono, alla luce di questi avvenimenti, che la consulenza De Santis venga cestinata e lasciano trapelare uno scenario poco auspicabile: se le 200 villette prenderanno forma, la città rischia di vedersi revocato il titolo dell'Unesco di «patrimonio dell'umanità». Un'onta che fino a oggi non era toccata a nessuno.