Insorge l'opposizione: operazioni discutibili mentre diverse aste vanno deserte e il gettito è minimo giovanna galliano Acqui Terme. In principio si è cercato di vendere l'ex area Merlo in via Romita. Poi è toccato al vecchio palazzo del tribunale. Poi, ancora, è stata la volta di alcuni locali e terreni e dell'ex caserma Rosati. Troppo secondo l'opposizione che proprio non sembra approvare la volontà del Comune di vendere i cosiddetti "gioielli di famiglia". Soprattutto oggi che l'idea è quella di vendere anche altri due immobili in Pisterna, ossia nel cuore del centro storico. Qualche settimana fa l'amministrazione comunale ha deciso di vendere due unità immobiliari di palazzo Olmi, tra via Manzoni e via Scatilazzi. «Si tratta del prestigioso ristorante "Pisterna", al piano nobile del palazzo e della birreria "Il corvo" al piano terra - spiegano i consiglieri Gianfranco Ferraris, Ezio Cavallero, Emilia Garbarino e Domenico Borgatta - il valore è di 492.000 euro, perciò i funzionari del Comune hanno iniziato in questi giorni le relative procedure di alienazione». Una scelta non condivisa dai consiglieri d'opposizione. Tanto che gli stessi hanno messo nero su bianco una dura critica. «Nonostante gli sforzi dell'amministrazione di Danilo Rapetti - dicono i consiglieri del Pd - in questi anni, le vendite del patrimonio acquese hanno prodotto un gettito minimo rispetto alle previsioni. Le ultime vendite sono state un pezzo di caserma Rosati e un'ape (da 50 centimetri cubi), mentre le aste (per la vendita dell'ex Tribunale e dell'area ex Merlo, per esempio) continuano ad andare deserte». La prossima asta, per quanto riguarda il vecchio tribunale è in programma il 29 giugno, ed è stata resa più appetibile dividendo l'immobile in lotti del valore di circa 700 mila euro ciascuno. «Prendendo spunto dalla filosofia di Tremonti - aggiungono i consiglieri del Partito Democratico - hanno utilizzato l'artificio delle cartolarizzazioni. Hanno predisposto il piano delle alienazioni immobiliari, hanno dato un maggior valore ad un'area (la ex Merlo), trasformandola da area destinata ad ospitare servizi ad area per l'edificazione di alloggi, probabilmente, anche sopravalutandola». Sempre secondo i consiglieri Borgatta, Ferraris, Cavallero e Garbarino, l'amministrazione comunale avrebbe proceduto a creare una società, l'Avim (azienda di valorizzazione degli immobili) con il compito di acquisire tale area dal Comune per il valore stabilito, farsi prestare i soldi (dandola in garanzia) da una banca e riversare alle casse del Comune l'importo ricevuto (dopo aver trattenuto gli interessi che la stessa società dovrà pagare alla banca finché non riuscirà a vendere il bene immobile)». Un'operazione che per il Pd non avrebbe portato ai risultati sperati in quanto oggi il Comune «non possiede più il bene, ha ricevuto una cifra inferiore al valore che ha stabilito e da ora in poi dovrà anche continuare a versare gli interessi . E ovviamente, se non si riuscirà a vendere l'area, gli interessi si mangeranno nel tempo quanto incassato». Insomma, la polemica monta.