La replica del sindaco ds Chiamparino alla denuncia di Cossiga sulla ristrutturazione in un hotel Luciano Canfora: «Ma la memoria storica si preserva anche trasformando un'abitazione in museo» Curzi: «Ha ragione l'ex capo dello Stato, è uno scempio» MILANO Sarà pure «un anziano e discusso personaggio democristiano», come lo descrive Alessandro Curzi nel suo fondo di ieri, però questa volta ha scritto «parole sacrosante». E quindi, in prima pagina su Liberazione, l'ex capo dello Stato si merita un perentorio: «Onore a Cossiga». D'altronde, scrive sempre Curzi, «c'è voluto lui per portare in prima pagina sull'Unità lo scempio», ovvero la trasformazione della casa torinese di Gramsci in un hotel a cinque stelle. Una barbarie, sintomo «di un deterioramento profondo del nostro tessuto istituzionale politico e informativo». E il direttore del quotidiano comunista la stigmatizza in prima pagina, sferzando «gli indifferenti», cioè «il segretario o il presidente dell'ex Pci e il sindaco ex Pci» che non difendono, o non difenderebbero, a dovere la memoria di Antonio Gramsci. La notizia, al principio, non aveva destato particolare scalpore: una catena alberghiera tedesca aveva fatto sapere di avere l'intenzione di acquistare uno stabile in rovina trasformandolo in hotel di lusso, con il placet dell'amministrazione diessina. Il punto è, come spiega una targa logora di fronte al palazzo, che nella casa di piazza Carlina ha abitato per due anni Antonio Gramsci, in quegli anni indaffarato a combattere «contro l'incombente reazione» e «a forgiare il partito comunista». Di qui l'indignazione dell'ex capo dello Stato, estimatore del fondatore del Pci, «un marxista leninista rigoroso, mai stalinista». Cossiga lamenta che, con operazioni di questo tipo, «questo Paese sta perdendo il senso dei valori più profondi ed attuali della sua identità nazionale». Ma, proprio mentre pubblica la lettera di Cossiga, Furio Colombo direttore del quotidiano fondato proprio da Gramsci fa spallucce alle agenzie: «La vendita della casa? Non mi sembra una cosa terribile. Si difende la memoria delle idee non delle cose». Paradossi estivi per una polemica che Sergio Chiamparino, il sindaco di Torino, prova a spegnere sul nascere: «Cossiga non sa di cosa parla. Quella è una casa pericolante e degradata da anni. A parte la targa, peraltro malconcia, non c'è proprio nulla là dentro. Si può dire tutto tranne che rappresenti qualcosa nella memoria di Torino». Il fatto che il sardo Gramsci ci abbia vissuto due anni non lo colpisce più di tanto: «Quello è un edificio storico, ex ospizio dei poveri, poi donato alla comunità ebraica. Ce ne sarebbero molte di memorie da conservare. Ma interventi del genere costano e tanto. Il gruppo alberghiero peraltro non esclude di realizzare un museo o qualcosa di simile nella camera di Gramsci. Vedremo. Nel frattempo invito Cossiga a venirci a trovare». E se Chiamparino dà ragione a Colombo, lo studioso di sinistra Luciano Canfora spalleggia Cossiga, «uomo estroso che in questo caso coglie bene il problema. Perché la memoria storica si salva anche così. La casa natale di Stalin a Gori, in Geòrgia, per esempio, è stata trasformata in museo. E così la casa di Mussolini, a Predappio, con l'aiuto tra l'altro di un sindaco di sinistra. La memoria è fatta anche di simboli».
La casa di Gramsci? A Torino non rappresenta nulla
Il presidente della Repubblica Sergio Chiamparino ha espresso la sua disapprovazione per la trasformazione della casa natale di Antonio Gramsci in un hotel a cinque stelle. Il presidente della Repubblica ha scritto una lettera in cui ha criticato l'operazione, che considera uno scempio della memoria storica. L'ex capo dello Stato ha anche criticato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che non ha difeso la memoria di Gramsci. Il direttore del quotidiano comunista, Furio Colombo, ha difeso la decisione del gruppo alberghiero, affermando che la memoria storica si salva anche se non si tratta di un edificio storico.
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