Anche il centrodestra vota il documento sulla modifica del decreto del governo Approvato un testo che impegna lente lirico a realizzare un progetto di rilancio Alla fine lapplauso è stato lungo e convinto. E il voto con il quale il consiglio comunale ha approvato lordine del giorno sulla situazione del Carlo Felice ha avuto un risultato "bulgaro", secondo la scherzosa definizione di un consigliere: 34 sì su 34 votanti. Ununanimità raggiunta su un documento che «impegna il sindaco e la giunta a operare affinché il decreto Bondi sia modificato nei punti necessari per tenere conto delle specificità di ogni singolo teatro e territorio, e affinché venga superata lamministrazione straordinaria del nostro teatro; ad adoperarsi presso lente affinché presenti, col fattivo supporto del Comune, della Provincia di Genova e della Regione Liguria, un progetto di rilancio e di qualità del Carlo Felice». Nella tribuna del pubblico sono accorsi i dipendenti e i sindacalisti del teatro dellopera genovese, che nelle ultime settimane hanno raggiunto, tra di loro e con il sindaco Marta Vincenzi, una posizione comune e condivisa sul futuro del Carlo Felice e del mondo lirico italiano. Una posizione che dice sostanzialmente: no al decreto Bondi, basta con il commissariamento del teatro genovese. E ieri in consiglio comunale non cè stata una sola voce che si sia levata con convinzione in difesa delloperato del ministro dei Beni culturali. Qualcuno del Pdl ha difeso le motivazioni che hanno mosso Bondi, ma sui contenuti del decreto e sulla forma del provvedimento durgenza tutti hanno espresso un giudizio negativo. «Il teatro dellopera - ha detto la Vincenzi - è un problema centrale e strategico non solo per la cultura, ma per lintera città, per il suo rilancio. E il decreto Bondi interviene su questa realtà e sui teatri lirici italiani unendo la politica dei tagli a quella della centralizzazione. Ma uno dei fattori più gravi contenuti in questo decreto è che non si sono certezze di alcun genere sullammontare dei contributi statali Fus e sulla suddivisione. E questo suona come un chiaro controllo politico sul mondo lirico-sinfonico. Il decreto Bondi crea una situazione di instabilità che aggrava la situazione già precaria. I privati, per intervenire nel finanziamento e nella gestione del teatro, chiedono prima di tutto certezze sotto laspetto finanziario ed economico». Quanto al Carlo Felice, il sindaco ha ribadito la necessità di arrivare alla fine del commissariamento: «Non si può trascinare un teatro con un commissariamento così lungo - ha affermato nel suo intervento conclusivo - E non si devono accampare presunti problemi economici per giustificare un prolungamento del commissariamento. In realtà non ci sono mai stati particolari problemi finanziari ed economici cui far fronte al Carlo Felice, se non quelli comuni agli altri teatri lirici. Quello che aveva richiesto la presenza di un commissario era la situazione di conflittualità sindacale che era diventata ingovernabile. Cessata quella, come ormai da tempo è avvenuto, non ci sono più ragioni per protrarre la presenza di un commissario straordinario». «Oggi abbiamo assistito a un avvenimento politico che sa dantico, in senso positivo - ha commentato il consigliere Alberto Gagliardi (Pdl) - che ricorda quando nei momenti demergenza i genovesi si univano sotto unidea e uniniziativa comune e da lì ripartivano in nome di un bene comune».
LIGURIA - Carlo Felice, tutti daccordo contro Bondi
Il centrodestra ha votato a favore del documento sulla modifica del decreto del governo che impegna il sindaco e la giunta a operare per il rilancio del teatro Carlo Felice. Il voto è stato unanime con 34 sì su 34 votanti. Il documento richiede la modifica del decreto Bondi per tenere conto delle specificità di ogni teatro e territorio e per superare l'amministrazione straordinaria del teatro. I sindacalisti del teatro hanno espresso una posizione comune e condivisa sul futuro del Carlo Felice e del mondo lirico italiano, chiedendo di no al decreto Bondi e di basta con il commissariamento del teatro genovese.
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