Quasi sette milioni di euro per rifare due sale. Nel 2009 le ruspe entrano nello storico cortile Leggendo il "capitolato dappalto" per i lavori a Palazzo Venezia le ditte partecipanti alla gara del 2003 devono aver immaginato lesistenza di un passaggio segreto sotterraneo fino al Senato. Allarticolo 53, pagina 179, si descrive infatti la "movimentazione di volumi allinterno della biblioteca con possibilità di collegamento ad altre postazioni ubicate allinterno di palazzo Madama". Ma il concorso indetto dallex provveditore Angelo Balducci e dallallora soprintendente Roberto Di Paola riguarda il museo di Palazzo Venezia, non la lontanissima biblioteca del Senato. Niente tunnel sotterranei, quindi. Solo un banale "copia e incolla". Servito a gonfiare - con le carte di un altro progetto (probabilmente quello aggiudicato nel 2004 a unimpresa di Diego Anemone con Angelo Zampolini direttore dei lavori) - un concorso dallimporto assai gonfio: 6milioni e 622mila euro (4 e 844mila dopo il ribasso) per musealizzare due sale piene dacqua poste sotto il livello della strada, via del Plebiscito. Molte sono le anomalie che emergono dalle carte del provveditorato alle Opere pubbliche del Lazio. Ad esempio, Zampolini. Larchitetto che ha ammesso di aver consegnato assegni circolari in nero serviti allacquisto, nel 2004, dellappartamento dellex ministro Scajola in via Fagutale, nel progetto definitivo per palazzo Venezia redatto dalla stazione appaltante (il provveditorato allora di Balducci) ricopre il ruolo di "consulente della progettazione architettonica e della sicurezza". Ma in calce al progetto esecutivo del 2008 prodotto dalla M.B.F spa, lazienda che si è aggiudicata lappalto, Zampolini diventa autore del progetto vero e proprio, al fianco stavolta di Mauro Della Giovampaola, altro protagonista (scarcerato lo scorso 9 maggio) del giro di imprenditori e politici al centro dellinchiesta sugli appalti del G8. Laffare "Palazzo Venezia" ha inizio nel 2003 con il progetto definitivo (firmato da Cosimo Damiano Maragno e Fabio Fiocchetti; Zampolini consulente) "per il restauro e il recupero funzionale di ambienti da destinarsi a museo". Un museo che ha bisogno urgente di spazi per esporre la raccolta, e di depositi per conservare al meglio le opere. Balducci e il soprintendente Di Paola li individuano nelle vecchie cucine del quattrocentesco palazzo papale: due grandi sale e alcuni piccoli locali annessi. La "relazione descrittiva" del progetto precisa (p. 27): "I locali sono interessati dalla presenza di acqua, derivante da una falda sotterranea alimentata sia dal drenaggio delle colline circostanti e sia dalle perdite delle condotte pubbliche. Il livello piezometrico della falda rispetto al piano di campagna è pari a m - 5,50". I progettisti spiegano: "Lunico modo per tenere lacqua lontano dagli spazi espositivi e non creare problemi agli edifici circostanti, è quello di realizzare un solaio al di sopra della quota piezometrica, a m - 5,20 dal piano di campagna". Infine la soluzione: "Tale piano di calpestio viene messo al riparo da eventuali allagamenti per mezzo di un sistema di monitoraggio collegato ad una serie di pompe che, nel caso la falda subisse delle oscillazioni, entrerebbero in azione riportando la quota piezometrica al livello normale". Per conservare dipinti, stoffe, sculture lignee, in locali sospesi sopra lacqua, ci vuole un sistema di areazione invadente e costoso (anche per chi paga la bolletta elettrica). Il gioco non sembra valere la candela. E 6 milioni sono unenormità: basti pensare che i 7 cantieri in corso attualmente sul Colosseo prevedono una spesa di due milioni e 600mila e che quello per liberare il Lapis Niger dallacqua di falda e della cloaca ammonta a 200mila euro circa. La gara di Palazzo Venezia se la aggiudica nel 2004 la M.B.F. di Arezzo grazie a un ribasso di circa due milioni. Poi la mancanza di fondi blocca tutto. Nel 2007 il Cipe però sblocca i finanziamenti. La macchina degli appalti e degli appetiti si rimette in moto. La società aretina di Lamberto Favilli, Giovanni Cappietti e Piero Mancini (questi ultimi due arrestati nel 2008, e poco dopo scarcerati, nellambito di uninchiesta ancora non conclusa per truffa informatica e telefonica) presenta il progetto esecutivo. Davanti però al nuovo piano, redatto stavolta da Zampolini e da Della Giovampaola, il Comitato tecnico amministrativo dello stesso provveditorato alle Opere pubbliche, nel dicembre 2008 annota: "Le condizioni ambientali delle sale, caratterizzate da un elevato tasso di umidità, e dalla presenza in parte di esse di un velo dacqua, hanno richiesto lindividuazione di soluzioni impiantistiche che, pur nella loro specificità, in ogni caso non potranno garantire il raggiungimento di valori igrometrici ottimali, comportando delle limitazioni al materiale da esporre". Nonostante le critiche, il progetto nellestate 2009 diventa cantiere. Finiti i lavori ("18 mesi"), e spesi tutti i milioni a disposizione, in quelle sale di palazzo Venezia non si potrà però esporre né conservare quasi nulla.
ROMA - Palazzo Venezia, lavori col trucco. Un museo nelle vecchie cucine: così Zampolini ottenne lappalto da Balducci
Nel 2003, il provveditorato alle Opere pubbliche del Lazio indetta un concorso per il restauro e il recupero funzionale di ambienti da destinarsi a museo nel Palazzo Venezia. La gara è vinta dalla M.B.F. di Arezzo, ma il progetto esecutivo è bloccato a causa della mancanza di fondi. Nel 2007, il Cipe sblocca i finanziamenti, e la società aretina presenta il progetto esecutivo. Tuttavia, il Comitato tecnico amministrativo del provveditorato annota che le condizioni ambientali delle sale sono critiche e che non è possibile garantire il raggiungimento di valori igrometrici ottimali.
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