"È lora di tornare alla normalità. Ma occorrono tanti soldi" "La mia relazione al ministro? Più che da quella il futuro dipende dallarrivo dei privati" Commissario Giuseppe Ferrazza, oggi in consiglio comunale si parlerà solo del Carlo Felice e del suo futuro. Il suo mandato scade esattamente fra quindici giorni: secondo lei si tornerà alla normalità? «Guardi, me lo auguro davvero. Anzi posso dire che ci spero», risponde luomo che da quasi due anni guida le sorti del teatro dellopera genovese. Ferrazza è arrivato a Genova a luglio del 2008 quando si era capito che una normale gestione avrebbe precipitato il Carlo Felice nel baratro. Scioperi uno dietro laltro, una situazione di ingovernabilità, lallora sovrintendente Gennaro Di Benedetto "commissariato" di fatto dal sindaco Marta Vincenzi, presidente di diritto della Fondazione che regge il teatro dellopera genovese. In questi due anni Ferrazza ha garantito loperatività, garantito la pace sociale, contribuito a risolvere il problema - forse il più delicato sul tavolo - del fondo integrativo pensioni. E, soprattutto, riportato il bilancio in utile. Dunque lei ritiene che si possa tornare alla normalità, con la fine del commissariamento, la nomina di un consiglio damministrazione e di un sovrintendente? «Ripeto: lo spero. Anche perché se non si arriva a questo, il Carlo Felice rischia di chiudere». Lei ha pronta una relazione per il ministro dei Beni Culturali, Sandro Bondi, sullo stato del Carlo Felice: cè scritta una condanna o unassoluzione? «La decisione del ministro non dipende da questa relazione, che riguarda piuttosto questi miei due anni dattività». Da cosa dipende la sentenza di Bondi? «Da quanto gli manderanno a dire il sindaco Vincenzi e il Comune. Dipenderà dallintenzione dei privati a intervenire nel finanziamento del teatro. Dipenderà dalla possibilità del Carlo Felice di reggersi sulle proprie gambe». Il sindaco Vincenzi reclama a gran voce il ritorno alla normalità. I sindacati urlano: Bondi, restituisci il Carlo Felice al territorio... «Già lo scorso settembre il sindaco aveva chiesto il ritorno alla normalità, senza però mettere sul piatto un progetto finanziario. E il ministro decise che non cerano le condizioni per interrompere il commissariamento». Ora le sembra che queste condizioni ci siano? «Naturalmente non conosco il contenuto degli accordi tra il Comune e i privati, ma mi sembra che si respiri unatmosfera di ottimismo». Si parla esplicitamente di rilancio del teatro dellopera... «Mi permetta di esprimere i miei dubbi su questa possibilità. Già solo per consentire la normale operatività, e con una gestione oculata, serve una trentina di milioni ogni anno. Per garantire il rilancio ne servirebbero molti, molti di più». Si sente anche parlare di "ricetta tedesca": più spettacoli, una compagnia stabile, opere di repertorio. Lei ci crede? «Credo che lItalia non sia la Germania. E poi, anche se funzionasse la ricetta, sa quanti altri investimenti occorrerebbero? Inoltre cè il problema del pubblico». Quale problema? «Ci sono spettatori sufficienti a coprire 150 o 200 recite allanno? Oggi direi proprio di no. Certo, bisognerebbe far conoscere il teatro e i suoi spettacoli. Ma allora occorrerebbe una struttura di marketing che ora non cè. E che costerebbe altro fior di investimenti». Dunque bisogna limitarsi al tran tran per non morire? «Il fatto è che non cè solo un problema Carlo Felice, ma un problema più generale del teatro dellopera italiano. Non può più reggere un sistema in cui tutti i teatri dellopera mantengano lo stesso modello gestionale e i piccoli si comportino come se fossero una Scala a dimensioni ridotte. Dirò di più: cè un problema ancora più generale, quello di finanziare davvero la cultura e non ogni spettacolo prodotto, che magari con la cultura ha poco a che fare». Torniamo a Genova: per il Carlo Felice si stanno cercando un sovrintendente e un direttore artistico allaltezza delle nuove sfide. Si sentono in giro diversi candidati, lei ha qualche preferenza? «Naturalmente non spetta a me decidere né dare consigli. Trovare un sovrintendente valido non sarà facile, anche perché non è che guadagnino una fortuna. Poi personalmente non credo ai direttori artistici. Perché di solito tendono a far prevalere la parte artistica su quella del bilancio. E invece i due piani devono essere compatibili tra loro per avere successo». Niente direttore artistico, dunque? E un direttore stabile? «Quello sì, è una necessità. Il Carlo Felice ha unottima orchestra, che suona benissimo con direttori che "sente" e meno bene se cè un direttore più lontano». Per concludere: se la sente di tirare un bilancio dei suoi due anni a Genova? «Direi un bilancio soddisfacente. Ho cercato di fare un po il commissario e un po il sovrintendente, mi pare con risultati positivi. Ho avuto un buon rapporto con i lavoratori, che mi hanno sempre dimostrato il loro affetto e la loro fiducia. E questo per me conta molto».