Non arriverà prima di giugno e comunque solo dopo aver incassato il via libera definitivo sul federalismo demaniale. Che, a meno di colpi di scena dell'ultim'ora, scatterà nei tempi previsti. Ovvero la prossima settimana, visto che al riguardo il ministro Calderoli è stato irremovibile. Poi il superministro dell'economia Giulio Tremonti, lo stesso che qualche mese fa aveva detto chiaramente che non ci sono i soldi per il federalismo fiscale, dovrà mettere mano alla manovra biennale 2011-2012. Una correzione pari all'1,6 del Pil che inevitabilmente avrà un impatto già sui conti di quest'anno, nonostante le smentite. E, questo, per più di un motivo. A cominciare dal fatto che, con la stretta della Commissione europea sui bilanci comunitari e l'attenzione particolare riservata al rientro del debito, l'Italia nonostante la tenuta dei conti in tempo di crisi diventerà un sorvegliato speciale. Senza contare che da tempo il differenziale tra titoli di stato a lungo termine italiani e i Bund tedeschi registra aumenti, seppure leggeri, e i rendimenti sui titoli di stato all'ultima asta sono aumentati. Segno che il costo del debito, tanto più a fronte di una prospettiva di aumento dell'inflazione, è destinato ad aumentare. Dunque, Tremonti sarà costretto a intervenire in corso d'anno anche se ha già sperimentato nelle ultime due estati come confezionare decreti a matrioska, capaci di rinviare l'uno all'altro misure e tagli di spesa. Che il superministro sarà il dominus dei prossimi mesi non c'è dubbio, che abbia iniziato già da tempo le prove generali anche. Ieri ha tenuto banco in consiglio dei ministri per parlare della situazione economica del paese alla luce della Ruef appena presentata. Assente Berlusconi rimasto a palazzo Grazioli per un lieve malore, il ministro avrebbe chiesto ai colleghi di stringere la cinghia anche se poi Umberto Bossi ha tenuto a precisare che non ci sono problemi di copertura per l'attuazione della delega sul federalismo fiscale: «Fa guadagnare soldi allo stato, non li fa spendere. Ora vedo che la sinistra vuole allungare un po' i tempi ma con Tremonti è tutto a posto». Se Bossi ha volutamente giocato sull'equivoco tra federalismo fiscale e demaniale, non c'è dubbio che la retorica leghista si accontenterebbe di portare a casa quest'ultimo. Ieri Calderoli ha tentato il tutto per tutto e, alla fine, ha strappato il voto finale della bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale sul parere al decreto attuativo sul federalismo demaniale per mercoledì prossimo, in tempo per il varo definitivo del provvedimento al prossimo consiglio dei ministri. Contrario il Pd che, pur apprezzando i molti passi avanti compiuti rispetto al testo del governo, aveva chiesto uno slittamento dei tempi sul parere per affrontare alcuni temi chiave. Se Marco Stradiotto ha smentito volontà ostruzionistiche del Pd sottolineando tuttavia la necessità di aver maggior tempo per chiarire alcuni passaggi chiave, per Walter Vitali c'è apprezzamento nel Pd per il lavoro svolto fin qui dai relatori che migliora in molte parti il testo. Anche se occorre sciogliere almeno quattro nodi: garanzie sul debito, assenza di oneri occulti per regioni ed enti locali, inclusione del demanio militare nel patrimonio da trasferire (visto che stando in capo di Difesa Spa ne è escluso restringendo di fatto la torta da distribuire), valorizzazione dei beni del patrimonio culturale. A questo punto occorrerà capire fin dove la Lega intende spingersi pur di portare a casa una riforma condivisa. Martedì Calderoli risponderà in commissione su questi punti e dalla sua disponibilità dipenderà il voto del Pd. Allo stato attuale, se non ci fossero modifiche, non c'è dubbio che sarebbe contrario; ma le opzioni sono aperte: i democratici potrebbero anche presentare un altro parere o convenire su un unico parere. Se, dunque, Calderoli si giocherà la partita federalista nei prossimi giorni, Tremonti è già al lavoro per la manovra da 25 miliardi che reperirà con tagli di spesa e nuovi condoni. A proposito di tagli, ieri l'amministratore delegato Consip (la società del ministero dell'economia attiva nel settore degli acquisti della publica amministrazione), Danilo Broggi, ha parlato di spazi enormi per interventi sulla spesa pubblica a cominciare dalla sanità e dalla spesa di beni e servizi: «Credo che il ministero dell'economia stia valutando qualcosa». Se tuttavia la verifica della tenuta delle misure assunte è per i mercati più importante degli stessi provvedimenti è certo che il ministro non potrà far affidamento solo su tagli che comunque sono sempre aleatori. Di qui, da più parti si sostiene che al tesoro starebbero lavorando non solo a un condono previdenziale ma anche a un nuovo condono sugli immobili a cui potrebbe aggiungersi anche un inserimento nelle poste di bilancio di un aumento della lotta all'evasione. Un contrasto tanto più stridente quanto più si tiene conto che le entrate tributarie nei primi tre mesi dell'anno sono in calo a fronte di una lieve ripresa del Pil. Raffaella Cascioli
FEDERALISMO DEMANIALE - Da Tremonti prove di manovra. E la Lega spinge sul demanio
Il federalismo demaniale, un provvedimento che prevede la cessione di beni demaniali al private sector, potrebbe essere approvato entro giugno, a condizione che il governo ottenga il via libera definitivo. Il ministro Calderoli ha affermato che il provvedimento sarà approvato entro la prossima settimana, mentre il superministro Tremonti ha detto che il governo dovrà intervenire in corso d'anno per affrontare la situazione economica del paese. Il federalismo demaniale è stato oggetto di dibattito tra i partiti, con il Pd che ha chiesto uno slittamento dei tempi per affrontare alcuni temi chiave.
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